Venuto riparte dal Due Torri: “Una seconda famiglia. Il Messina? Mi sarebbe piaciuto”

Antonio VenutoAntonio Venuto per due anni è mezzo ha guidato a Gliaca di Piraino il Due Torri dei miracoli

Alla fine ha prevalso la voglia di non dirsi addio, perché Antonio Venuto ha ancora molto da dare al Due Torri. La compagine biancorossa continuerà ad avere gli occhi della tigre, vero e proprio marchio di fabbrica del tecnico messinese che quest’anno festeggerà le mille panchine in carriera. Un traguardo importante di cui pochi si possono fregiare, ma soprattutto c’è un legame indissolubile con una società che l’allenatore ha portato ai massimi livelli, ad un passo dalla qualificazione per i playoff.

Cassaro del Due Torri a rete e festeggiato dai suoi compagni

Il Due Torri celebra una rete di Cassaro

La sua permanenza è stata in forte dubbio, ma Venuto ha poi scelto con il cuore. Dopo due annate straordinarie adesso si riparte, c’è una squadra da rinnovare con i soliti pronostici della vigilia non proprio favorevoli, quei pronostici che Venuto ha ormai preso gusto a sovvertire: “Sono felicissimo di essere rimasto, a questa società sono molto legato e sarei andato via solo per tentare l’avventura in Lega Pro. Il Due Torri lo ritengo una seconda famiglia: dopo due stagioni molto positive si riparte quasi da zero con il solito entusiasmo e la voglia di stupire. Sono andati via giocatori importanti come Calafiore, Pitarresi, Giacobbe e altri giovani che qui hanno trovato il loro habitat, mentre sono rimasti altri elementi fondamentali come MatinellaIngrassia e D’Amico“.

Sul mercato sarà necessario rinnovare sensibilmente l’organico: “Sono convinto che riusciremo a trovare gli elementi utili per la nostra causa, senza dimenticare che il Due Torri vive di risorse limitate, quindi ogni spesa dovrà essere valutata con oculatezza. Non dobbiamo dimenticare che noi comunque offriamo una vetrina importante come la Serie D, chi sposa il progetto del Due Torri lo deve fare con la consapevolezza che qui si lavora sodo. Cerchiamo giocatori che hanno voglia di emergere o di rimettersi in gioco, le motivazioni vengono prima di ogni cosa”.

Antonio Venuto

Un’esultanza di Antonio Venuto (foto Carmelo Lenzo)

Venuto per molte settimane è stato tra i candidati alla panchina del Messina, squadra della sua città, sogno che non è stato definitivamente riposto in un cassetto: “Già dallo scorso mese di febbraio qualche dirigente del Messina ha iniziato a telefonarmi – ha spiegato Venuto – sinceramente non mi sono mai illuso, dopo 28 anni di carriera so come vanno certe cose. Sono stato vicino, questo è vero, però poi la società ha optato per altre soluzioni. Avrei voluto mettermi in gioco nella squadra della mia città, a cui auguro il meglio, ma al rammarico per questa chance non andata in porto fa da contraltare la felicità nel continuare il rapporto con una società che mi permette di fare calcio come dico io, dove tutto il progetto è nelle mani dell’allenatore. Detto questo mi auguro che con il Messina si sia trattato soltanto di un appuntamento mancato, perché sedersi sulla panchina della squadra della mia città è e rimane sempre la mia massima aspirazione.

Bando al rammarico, il lavoro che aspetta Venuto non è dei più semplici ma le sfide non fanno certo paura: “Sono un combattente di natura, mi piace misurarmi con me stesso e le sfide apparentemente difficili mi hanno sempre stuzzicato – ha continuato – quest’anno poi l’idea di ripartire da zero mi ha stuzzicato in modo particolare. Io vengo dall’atletica leggera, so bene che esistono sfide difficili ma non impossibili, sono consapevole che non sarà facile, ma allo stesso tempo sono molto motivato e  convinto che faremo bene, pur iniziando la stagione con l’handicap dei due punti di penalizzazione“.

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