Musacci: “Siamo in ansia, confidiamo in una soluzione. Ho già vissuto due fallimenti”

calcioMusacci opera una rimessa laterale (foto Vincenzo Nicita Mauro)

Incredulità, rabbia, speranza. Sono i sentimenti avvertiti, pure a distanza, dai protagonisti dell’ultima salvezza del Messina, che vive adesso un momento di grande incertezza. A parlare è il capitano Gianluca Musacci: “In questi giorni sento spesso i miei compagni, quasi ogni ora. Da lontano non riusciamo a capire bene cosa sta accadendo. Dopo un’annata così, in cui ci siamo fatti in quattro per centrare la permanenza, fa davvero male sentire che ci sono problemi e addirittura la possibilità di non iscriversi. Sarebbe un disastro, la viviamo con grande ansia”.

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Ferri e Musacci recuperano il pallone dopo avere accorciato le distanze (foto Vincenzo Nicita Mauro)

Il centrocampista viareggino non riesce a darsi pace: “Confido in Proto e nella dirigenza, che vuole tenere in vita la società, e auspichiamo l’aiuto del pubblico e dell’imprenditoria. Tutti devono dare un contributo per non lasciarci morire. Non esiste più il calcio di una volta, in cui bastava un presidente che investiva tutte le sue risorse, ora è cambiato tutto. Speriamo in una schiarita, anche il presidente Gravina si era esposto per noi”.

Il 30enne ex Empoli è peraltro uno dei sei calciatori legati all’ACR da un contratto pluriennale, insieme a De Vito, Rea, Berardi, Akrapovic e Madonia: “Credo che questo paradossalmente sia positivo per la società. Con così pochi contratti, non sono già esposti in vista dell’anno prossimo e potranno quindi decidere il nuovo budget senza vincoli particolari. Se proprio non si riuscirà ad alzare l’asticella, si potrà confermare il precedente. Lucarelli? Ci siamo sentiti, anche lui è in stand-by e incontrerà nuovamente la società. Il clima di incertezza non aiuta, ma confida in una svolta”.

Gianluca Musacci

Il capitano del Messina Gianluca Musacci ospite di MessinaSportiva

Musacci non nasconde il proprio, legittimo, disappunto: “Spero di non restare spiazzato e per questo seguo con interesse quanto sta accadendo. Non ho parole, prego che tutto vada per il meglio, anche perché sarebbe il terzo fallimento in carriera dopo Parma e Padova. So cosa significa perdere il posto di lavoro, i calciatori non sono più dei privilegiati. Ormai un contratto pluriennale non conta più, soprattutto in Lega Pro. Ho una famiglia da mantenere e se la situazione dovesse precipitare avrò perso sei stipendi, considerando anche quello di giugno, e portato a casa solo quattro mensilità su dieci”.

Il centrocampista riconosce gli sforzi della sua società: “Senza Proto avremmo già chiuso a gennaio. La precedente proprietà stava smobilitando e io stavo per ritrovarmi a Taranto, dove mi sarebbe andata ancora peggio. In futuro auspico comunque controlli più severi in fase di iscrizione. Se si sa già che i club non rispetteranno gli accordi non bisogna chiudere un occhio. Meglio un torneo a cinquanta squadre, con società solide, che uno a sessanta, con difficoltà che emergono in corso d’opera”.

Musacci e Da Silva

Musacci e Da Silva in marcatura (foto Emanuele Taccardi)

Il 30enne toscano ritiene che anche a Firenze vadano adottate determinate contromisure: “Il Parma aveva trecento giocatori sotto contratto prima di fare quella fine. Adesso tocca al Latina, per non parlare di Ancona e Maceratese. Le squadre devono dare in estate a Lega e Covisoc adeguate garanzie bancarie e di budget. I calciatori vanno pagati ogni mese, non solo in prossimità delle scadenze”. Proprio come sostenne ai nostri microfoni il presidente dell’Aic Damiano Tommasi.

Musacci sta seguendo anche i play-off, che stanno riservando sorprese: “Difficile dire chi arriverà in fondo. Avrei puntato sul Matera ma sono andate avanti Lucchese e Cosenza. Parma, Lecce e Alessandria erano le mie favorite. Il nostro è il girone più difficile e anche l’anno prossimo sarà il più competitivo, con il Trapani altra potenziale big. Sarà anche il più seguito dai tifosi, il che dà grandi stimoli. Al sud il tasso tecnico è superiore, non come al centro o al nord. A questo punto speriamo di poterlo giocare…”.

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