Il Messina ha toccato il fondo, sprofondando in un’inattesa crisi di gioco e risultati

Lasagna e Bucolo contendono un possesso ad un avversario (foto Luca Maricchiolo)
Lasagna e Bucolo contendono un possesso ad un avversario (foto Luca Maricchiolo)

Lasagna e Bucolo contendono un possesso ad un avversario (foto Luca Maricchiolo)

Che il Messina abbia toccato il fondo lo hanno ammesso, senza mezzi termini, gli stessi protagonisti. Il tecnico Gaetano Catalano ed uno dei senatori del gruppo, il centrale difensivo Giovanni Ignoffo, in sala stampa non hanno utilizzato giri di parole, condannando la mancata reazione del gruppo, sprofondato in un’inattesa crisi di gioco e risultati. Soltanto un punto all’attivo nelle ultime quattro gare, inframezzate anche dall’eliminazione in Coppa Italia per mano della Salernitana. Le risposte confortanti arrivate all’Arechi e ad Aversa sono state cancellate dal Foggia, che con un rotondo 3-0 che non ammette repliche ha interrotto una lunghissima striscia positiva che al San Filippo durava da quasi due anni e precisamente dal 6 novembre 2011, quando in riva allo Stretto si impose il Marsala.

Parachì contrasta il capitano del Foggia Agnelli  (foto Luca Maricchiolo)

Parachì contrasta il capitano del Foggia Agnelli (foto Luca Maricchiolo)

Da allora di fronte ai propri tifosi i peloritani avevano quasi sempre vinto, concedendo soltanto di rado qualche misero punticino agli avversari. Le numerose assenze (erano indisponibili i vari Lagomarsini, Maiorano, Chiaria e Costa Ferreira) non bastano a giustificare una debacle che non ha precedenti nel corso della gestione Lo Monaco. Ed è stato lo stesso Catalano a chiarire che non è un problema di uomini o di moduli ma semplicemente di testa. Il Messina autoritario che un anno fa era riuscito a lasciarsi alle spalle i balbettii iniziali ha lasciato il posto ad una squadra priva di verve, determinazione e rabbia, che si affida sovente ai lanci lunghi in attesa di un’invenzione di Corona, che aveva già tolto le castagne dal fuoco contro l’Arzanese e l’Aprilia ma che è stato quasi ingabbiato dalla puntuale retroguardia pugliese. Neppure l’immediata e forse prematura promozione tra i titolari dell’argentino Piovi, fresco di tesseramento, ha restituito fluidità ad una manovra che non decolla e che è la prima causa dei malumori della tifoseria, che ha incitato la squadra anche dopo lo svantaggio ma ha poi manifestato dopo il fischio finale tutta la propria insofferenza per il terribile inizio di stagione.

Guerriera e l'argentino Piovi in azione al San Filippo  (foto Luca Maricchiolo)

Guerriera e l’argentino Piovi in azione al San Filippo (foto Luca Maricchiolo)

L’attacco ha prodotto la miseria di quattro reti in sette giornate: hanno fatto peggio soltanto l’Arzanese ed il quotato Ischia, evidentemente condizionato dalle problematiche societarie. La retroguardia ha già incassato ben nove gol, otto dei quali nelle ultime quattro uscite. Quella con il Foggia rappresenta peraltro la terza battuta d’arresto stagionale: tante quante il Messina ne ha collezionate l’anno scorso nell’arco dell’intero torneo di serie D (chiuso a quota 76 punti, frutto di 23 vittorie, 8 pareggi ed appunto appena 3 sconfitte). Sul banco degli imputati è finito ovviamente il tecnico Gaetano Catalano, che ha tentato invano di raddrizzare un pomeriggio da incubo inserendo Guadalupi, comunque incisivo nonostante la condizione ancora precaria, e modificando a gara in corso modulo ed assetti. Un Messina più spregiudicato non è stato però aiutato neppure dalla fortuna ed è stato anzi punito ulteriormente da un Foggia cinico e ben messo in campo. Padalino ha avuto il coraggio di proporre tre punte in un impianto nel quale in tanti optano per le barricate, in attesa di pungere in contropiede.

L'attaccante Daniele Buongiorno, inserito da Catalano nel finale per tentare una disperata rimonta  (foto Luca Maricchiolo)

L’attaccante Daniele Buongiorno, inserito da Catalano nel finale per tentare una disperata rimonta (foto Luca Maricchiolo)

A fine gara, dopo una lunga attesa, ha sorpreso anche il silenzio della dirigenza, riunita in queste ore in frenetiche riunioni che dovranno scogliere le riserve sulla posizione traballante del tecnico e del suo staff. Lo Monaco e Ferrigno hanno a più riprese confermato la fiducia in Catalano, la cui posizione però non è più solidissima. Secondo indiscrezioni, in caso di stravolgimenti, si potrebbe anche propendere per una soluzione interna, promuovendo il vice Antonello Altamura. Ma più che il manico l’impressione è che debba essere la squadra a ritrovare motivazioni e consapevolezza nei propri mezzi. La rosa che ha vinto l’ultimo campionato di serie D è stata puntellata per puntare al vertice anche tra i professionisti e l’attuale terzultimo posto è una punizione troppo severa sia per la piazza, ambiziosa ed impaziente, che per gli stessi protagonisti, che non immaginavano un avvio di stagione così ruvido ad avaro di soddisfazioni.

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