La salvezza è sfumata proprio contro la sua ex squadra. Un’autentica beffa. Non si dà pace il capitano giallorosso Sergio Garufi che affida a Instagram la riflessione successiva al playout di Ragusa che ha condannato il Messina alla retrocessione in Eccellenza: “Ho ritenuto opportuno prendermi qualche giorno per riflettere e comunicare, non tanto per esprimere amarezza e dispiacere, sentimenti comprensibili in queste situazioni, quanto per trasmettere un messaggio chiaro e deciso. Fin dal mio arrivo a Messina ho avuto un solo obiettivo: provare a salvare una squadra, una maglia e una città che meritano molto più di quello che hanno vissuto quest’anno. Sapevamo tutti da dove partivamo. Quel -14 non era solo una penalizzazione in classifica, era un peso enorme sulle spalle di ogni singolo componente di questo gruppo. Eppure non ci siamo mai nascosti”.

Il rammarico è tanto per non essere riusciti a sottrarsi al verdetto più amaro nonostante lo straordinario rendimento del girone d’andata sotto la gestione Romano. Dall’inizio ad handicap, quando la prosecuzione dell’attività era a rischio, fino all’avvento della nuova proprietà che pareva il preludio ad un finale di stagione esaltante. Così, invece, non è stato: “Abbiamo lottato ogni settimana – sottolinea il centrocampista – contro tutto e tutti. Abbiamo affrontato difficoltà che spesso andavano oltre il campo, pagando errori che non appartenevano a noi, ma senza mai perdere dignità, orgoglio e senso di appartenenza. E nei momenti peggiori, quando sembrava tutto finito, questo gruppo ha tirato fuori qualcosa che va oltre il calcio: cuore, carattere, uomini veri. Perché prima ancora di essere calciatori, siamo stati una famiglia”.

Con i punti ottenuti sul campo il Messina avrebbe raggiunto la salvezza in anticipo, senza passare dai playout. La realtà è però impietosa: “Io nella vita – chiude Garufi – ho sempre creduto che parlino i fatti. E i fatti dicono che questa squadra sul campo ha conquistato 46 punti. Con sacrificio, sudore e amore per questi colori. Per questo porterò sempre dentro di me l’orgoglio di essere stato il Capitano di un gruppo straordinario e di aver rappresentato una piazza che vive il calcio con passione vera, quella che ti entra dentro e non ti lascia più. Il tempo, come sempre, metterà ogni cosa e persona al proprio posto nell’ordine giusto. Ma una cosa nessuno potrà togliercela: la dignità con cui abbiamo combattuto fino alla fine”.





