Il Ds Sindoni scommette sulla nuova Orlandina. “Sarà un mercato flessibile. La A? Non un sogno ma premio ai sacrifici”

Un vulcano di idee, sempre in movimento, finalizzate alla costruzione del nuovo mosaico dell’Upea Orlandina che, come tutti i tifosi si augurano, conoscerà in questo caldo mese di luglio se ritroverà dopo sette anni quella massima serie in cui ha brillato per tre stagioni, arrivando a conquistare la massima considerazione tra gli addetti ai lavori e risultati invidiabili come un sesto posto in classifica, i quarti di finale playoff promozione e il primo turno di Coppa Italia. L’Olimpo dei canestri è stato poi perso per questioni extrasportive, indipendenti dal contesto agonistico ed ancora oggi quell’amarezza non si può cancellare. Ritornando all’attualità chi non conosce ferie è il direttore sportivo Giuseppe Sindoni, insignito dalla Lega Pallacanestro come miglior Gm del campionato, che non ha fatto il tempo di archiviare una stagione da applausi e da album dei ricordi che ha già posto le prime significative basi per la nuova in attesa, come detto, di conoscere il proprio campionato d’appartenenza. La certezza è che, indipendentemente dalla categoria, la dirigenza paladina non ha paura di prendere le proprie scelte che rispecchieranno l’identità di una squadra, come da tradizione, pronta ad entusiasmare i propri sostenitori. Certa la conduzione tecnica che dopo un anno e mezzo è passata da Gianmarco Pozzecco, volato in A alla Cimberio Varese, al senese Giulio Griccioli che dopo il biennio a Casale Monferrato ha già fatto breccia nei cuori degli appassionati orlandini per competenza, rigore e dichiarazioni ad effetto. Altro paletto posto è l’accordo nello spot di guardia col primo dei due extracomunitari, l’ex Forlì Austin Freeeman che con le sue doti fisiche fuori dal comune promette già di infiammare il PalaFantozzi e diventare la prima scelta offensiva del team biancoazzurro.

Il direttore sportivo Giuseppe Sindoni e il nuovo allenatore Giulio Griccioli

Il direttore sportivo Giuseppe Sindoni e il nuovo allenatore Giulio Griccioli (foto Lenzo)

Scelte chiare, legate ad un unico comun denominatore, ovvero le ambizioni che nella città del Capo non sono mai mancate e che anche nel prossimo futuro accompagneranno gli atleti del roster paladino. Col giovane dirigente biancoazzurro tracciamo l’identikit del nuovo allenatore, che non vuole vivere come peso ingombrante l’eredità lasciata da Pozzecco ma che punta a costruirsi la propria credibilità in un ambiente esigente al punto giusto.
“Griccioli è stata sin da subito la scelta più opportuna e lo posso confermare ora che ci ho lavorato a fianco in queste prime due settimane. Lo ritenevo molto qualificato per averlo visto a Casale e quest’idea l’avvaloro adesso. La gente lo ha percepito, al sua famiglia si è già integrata in un ambiente completamente nuovo per il professionista. Ho buone sensazioni, spero che si dia avvio ad un rapporto lungo e fortunato reciprocamente”.
Il primo colpo è stato assestato con l’ingaggio del giocatore proveniente dal Maryland che ha messo subito d’accordo il gm e l’allenatore.
“E’ un acquisto importante che arriva, come spesso ci accade, in una fase storica determinante per la sua carriera. Augustin ha già vissuto un’esperienza carica di significato in Italia. Poi ha dovuto convivere con qualche noia fisica prima dell’approdo in Israele dove è stato decisivo per il suo club (il Maccabi Ashdod, ndc). Quest’anno è dovuto andare via quasi subito per problemi di natura extra sportiva e per precise scelte delle dirigenza israeliana ed ha chiuso l’annata in D-League, lega di sviluppo dell’NBA che non era il massimo per le ambizioni del ragazzo. Ha 25 anni ed ha dimostrato tutte le qualità per imporsi ad un livello di gioco superiore, il suo nome ha trovato subito d’accorso me e il coach. Rappresenta un’addizione valida sia per la Gold che la A”.

Il patron Enzo Sindoni e Giuseppe

Il patron Enzo Sindoni e il figlio Giuseppe

Sindoni non si nasconde e parla del rapporto coi giocatori non da addetto ai lavori ma praticamente da loro coetaneo, analizzando tutte le dinamiche possibili che si celando dietro ad una trattativa di mercato.
“Manca l’ufficialità ma posso dire che il nostro rapporto con Marco Portannese s’interrompe qui. Lui giustamente cerca nuove motivazioni ed ha esercitato la clausola d’uscita dal contratto. Rispetto ad un anno fa la situazione è per certi versi analoga ma differente. Lui dodici mesi fa preferì uscire dall’accordo facendo forse il passo più lungo della gamba, poi tornò sui suoi passi dietro adeguamento economico. Oggi ritengo che sia giusto quello che sta facendo, è stato molto categorico con noi . Non è retorica gli auguro tutto il bene possibile dopo quello cha ha saputo fare in due anni con noi. Si libera lo spot di guardia e il fatto che Freeman abbia accettato al volo ne è la testimonianza”.
Sul mercato pesa chiaramente l’incognita della categoria ma l’Orlandina non si farà trovare impreparata in ogni caso. L’ex ds di Brindisi analizza tutte le questioni in sospeso dimostrando un’ottima lucidità.
“Stiamo sviluppando tutte le trattative su due fronti, in primis le conferme del vecchio roster, in seguito l’attenzione è rivolta agli atleti stranieri mentre in ultima analisi approfondiremo il discorso ai giocatori italiani, quelli maggiormenti conosciuti e che costituiscono la parte preponderante in caso di conferma in DNA Gold. Siamo molto flessibili in tal senso, vogliamo tenerci liberi contrattualmente. Ad oggi sono in quattro ad avere una posizione definita, Archie rappresenta un nostro patrimonio da salvaguardare, il ragazzo ha chiesto d’essere ceduto e valuteremo le migliori offerte sul tavolo, Laquintana ha un triennale, Basile e Freeman. Soragna è libero noi vorremmo trattenerlo in qualsiasi categoria ma chiaramente le dinamiche e il minutaggio cambiano a seconda del livello di gioco. Benevelli è diventato free agent e vorrebbe confermarsi ad alti livelli in Gold. Nicevic infine non ha un contratto, vorremmo trattenerlo, la sensazione è che se proseguirà a giocare lo farà con noi”.
Infine sguardo al futuro, nessun proclama sbandierato ai quattro venti ma la certezza che la squadra che verrà costruita saprà farsi amare dai propri tifosi e costituire come nel recente passato un rapporto viscerale coi propri fans.
“Sarà un anno particolare non ci nascondiamo. Se ne va un’icona come Pozzecco che catalizzava l’attenzione del pubblico, quello magari meno integralista e che ci supporterebbe a priori. E’ un duro colpo ma adesso la pallacanestro ritornerà al centro del progetto. Credo che dobbiamo la massima considerazione ai nostri tifosi, la scena di veder festeggiare la promozione di Trento in A1 con 3500 tifosi sugli spalti testimonia, qualora ce ne fosse bisogno, grande maturità. La serie A sarebbe un giusto traguardo e non un ripescaggio, non scordiamoci che siamo arrivati in finale e che dietro di noi Verona e Torino vorrebbero cogliere al volo quest’opportunità. Il PalaFantozzi avrebbe un ruolo determinate in tal senso, deve costituire la nostra fortezza contro i colossi della pallacanestro italiana”. Parole che risuonano come musica per le orecchie dei propri appassionati sostenitori.

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