Sindoni: “Arduo ripartire a settembre. Una squadra su tre potrebbe chiudere”

Capo-SassariGiuseppe Sindoni ha lasciato dopo tanti anni l'Orlandina (foto Denaro)

Il dirigente Giuseppe Sindoni è stato ospite all’interno della programmazione di Radio Doc. Il suo intervento è partito dalle conseguenze inevitabili che la pandemia generata dal Coronavirus avrà di riflesso nei prossimi mesi sul movimento cestistico nazionale: “Sono proiettato sul futuro. A livello di singoli stiamo riconquistando alcune libertà che nel recente passato davamo per scontate. Non dobbiamo farci trovare impreparati quando le attività potranno ricominciare. La decisione di fermare lo sport è stata corretta, bisogna distinguere tra due macrocategorie: chi vive di diritti tv e chi no. Gli unici sport che stanno aspettando ancora una ripresa sono quelli che vivono di introiti televisivi e che possono restare in piedi anche adottando le porte chiuse, penso alla serie A di calcio che ad ogni modo sta trovando tanti paletti da parte del Governo”.

PalaFantozzi

Una visione d’insieme del PalaFantozzi

Decisamente differente la situazione relativa al basket: “Non c’erano altre vie d’uscita. Inoltre noto che si dà troppo per scontato che la prossima stagione riparta normalmente a settembre, mi sembra attualmente una cosa impossibile. Nel nostro sport è il giorno della partita è decisivo: ricaviamo l’80% degli introiti tra sponsor e botteghino, ciò fa capire che a livelli medi siamo mossi principalmente dalla passione, non è certo un business. Non poter godere di quelle emozioni che il tifo concede fa crollare il senso stesso del concetto di pallacanestro. Dovremo fare un passo indietro e chiederci perché partire se le condizioni non lo permettono? È un punto arduo da affrontare ma da mettere sul tavolo come questione basilare”.

Giuseppe Sindoni

Un primo piano di Giuseppe Sindoni

Secondo l’ex ds paladino bisognerà avere il coraggio di riscrivere le norme dell’ordinamento sportivo ed accettare la riduzione del numero di squadre e di molte figure professionali: “Siamo di fronte ad uno scenario mutevole, o lo accettiamo passivamente compresa la situazione che molte squadre potranno scomparire, anche  fino al 40%. Altrimenti possiamo affrontare di petto la questione e riscrivere tutte le regole del sistema, chiediamoci perché facciamo sport, non diamolo per scontato e muoviamo da questa riflessione. Partiamo dalla formazione di giocatori, allenatori, dirigenti, è certo che scompariranno molti professionisti nella seconda e terza serie nazionale. Pensiamo a come ripartire dopo e affrontare i problemi adesso acuiti da questa crisi ma che il nostro basket già proponeva”.

Capo-Sassari

La mascotte dell’Orlandina in un pre-gara (foto Roberta Fazio)

Il messaggio è che solo restando uniti sarà possibile superare questo momento epocale per la totalità dello sport. Alle divisioni e agli egoismi deve essere anteposto il senso di collettività:  “Ogni singolo se opera bene suscita lo spirito di emulazione degli altri. Ho sempre immaginato un mondo ideale in cui se io faccio bene i miei vicini di casa vogliano emularmi. Il momento attuale impone però necessariamente di pensare come sistema, le istituzioni del nostro sport sono classici burocrati molto lenti ed il processo che ne conseguirà credo che ne risentirà. Servono riflessioni profonde sull’argomento, da non mandare in archivio frettolosamente”.

Laganà e Sindoni

Laganà e Sindoni

Il lavoro dovrà essere giocoforza dedicato ai giovani, che rappresentano il futuro di ogni società. Un proposito che da anni in casa Orlandina è sempre stato alla base del progetto tecnico: “L’attività di base come dice il termine stesso rappresenta le fondamenta di uno sport senior. Per esperienza personale sono conscio dell’importanza dei settori giovanili ma anche delle difficoltà di sviluppo. Un vivaio ben articolato ha i suoi ritorni non soltanto dal punto di vista sportivo, che coincidono con la valorizzazione di giocatori, ma anche a livello sociale, per creare una base di appassionati e sostenitori che ti ritrovi per il futuro. Le poche risorse che avremo devono essere dirottate qui, i budget saranno inevitabilmente meno corposi. Consideriamo poi che la Sicilia è una regione molto vasta, è difficile sia il reclutamento di atleti forti che il reperimento di squadre del tuo stesso livello. Si è costretti a cambiare regione, al Nord Italia invece la situazione è completamente differente con una distribuzione geografica inversa e con tante realtà di pari livello divise da pochi chilometri. Certamente sarà imprescindibile essere mossi da tanta passione, senza quella molte realtà messe di fronte alle difficoltà capiranno che probabilmente questo non è più il loro posto”.

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