Nibali non cede alla commozione ma ammette: “A Parigi avrò la pelle d’oca”

Ressa attorno alla maglia gialla

Sui Campi Elisi l’ultimo sforzo che precederà la festa del podio ed il trionfo del ciclismo italiano, che grazie a Nibali torna a vincere la Grande Boucle, a 16 anni di distanza dal trionfo di Marco Pantani nel 1998. Ai microfoni della Rai lo “squalo” non ha comunque perso il tradizionale aplomb, evitando trionfalismi che comunque a questo punto gli spettano: “Più che l’emozione si è sentito lo sforzo. La cronometro era veramente lunga e difficile da affrontare. Lunghi rettilinei e tanti falsi piani, pochi tratti in salita: non era facile davvero. All’ammiraglia che alla fine mi seguiva a stretto contatto ho detto che non vedevo l’ora che finisse”.

Nibali alla partenza della crono

Nibali alla partenza della crono

L’attesa è tutta per la festa nel cuore della Francia, che coinvolgerà però tutta Italia ed ovviamente Messina oltre a Mastromarco, dove è cresciuto agonisticamente e dove è presente il Fans Club dei “CanNibali”: “Adesso dobbiamo soltanto aspettare domani, perché sarà il momento più bello. Avrò la pelle d’oca, ci sarà tanta gente e Parigi è una città fantastica. Ancora non sono entrato nell’ottica di tutto questo, devo realizzarlo appieno e mi ci abituerò pian piano. Avere indossato la maglia dall’inizio alla fine è stato logorante. Non vedo l’ora di gustarmi questo trionfo con tutti gli amici”.

Inevitabile il parallelo con Marco Pantani anche se Nibali lo utilizza perfino per fare educazione stradale: “Dopo il Tour porterò la maglia gialla alla mamma di Marco, per ricambiare il suo dono, ovvero quella con cui vince 16 anni fa. In quei giorni nasceva mia figlia Emma e per me quella del “pirata” l’ha ritirata Michele Scarponi. Questa volta ci incontreremo di persona. Nel 1998 lo seguivo, indossavo per lui la bandana ma quando salivo sulla bici indossavo il casco, perchè dico sempre ai giovani che bisogna metterlo per motivi di sicurezza”.

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