La tappa a Bouwman. Carapaz a braccetto con Hindley, il Giro resta in bilico

Giro d'ItaliaKoen Bouwman celebra il successo in Friuli (foto Ansa)

Il Giro d’Italia non decolla, anzi si trascina verso la resa dei conti dell’ultima tappa in linea e la cronometro conclusiva di domenica a Verona, che torna a essere palcoscenico finale dopo tre anni. La montagna del tappone affrontato in Friuli – con il condimento di una suggestiva ‘divagazione’ in Slovenia – ha partorito il topolino dell’ennesima sfida a distanza fra chi puntava alla vittoria di tappa e chi, invece, duellava per conservare la maglia rosa.

Giro d'Italia

Il leader Richard Carapaz e lo sfidante Jai Hindley in scia (foto Ansa)

La prima corsa è stata appannaggio dell’olandese Koen Bouwman (maglia azzurra di principe degli scalatori), che ha regolato allo sprint nell’ordine lo svizzero Mauro Schmid, Alessandro Tonelli e l’ungherese Attila Valter, dopo che Andrea Vendrame – il più veloce nel drappello dei fuggitivi – è uscito di strada, rimanendo però in piedi oltre le transenne in una curva a gomito presso il traguardo. Il veneto ha prima tentato di sparare nel mucchio, addossando colpe inesistenti agli avversari, poi si è arreso all’evidenza di un errore personale grosso come il Santuario di Castelmonte, ai piedi del quale si è conclusa la tappa.

Nell’altra corsa, quella che coinvolge ai corridori dei vertici della classifica generale, solo negli ultimi due chilometri il duello si è acceso, svelando le ambizioni di Mikel Landa – che ha allungato – e confermando la sostanza di questo Giro finora senza padroni: e cioè che, alla fine, saranno Carapaz e Hindley a giocarsi la maglia rosa. E non solo perché i due rivali sono separati solo da 3″, ma per via dello stato di forma di entrambi i contendenti che, dopo oltre 80 ore di corsa e 3.000 mila chilometri, non sono ancora riusciti a staccarsi. C’è chi lo chiama equilibrio, ma forse è solo una forma di livellamento verso il basso, come conferma il dato che, spesso, in questa edizione della corsa rosa, le fughe sono arrivate fin sotto lo striscione dell’arrivo.

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L’ecuadoriano Richard Carapaz si gode l’abbraccio della famiglia (foto Ansa)

Sabato è in programma la tappa regina, da Belluno alla Marmolada (Passo Fedaia): fra Veneto e Trentino ci sarà (si spera) battaglia a colpi di pedale, fra ambizioni sospese in quota e rimasugli di energie. I corridori saranno chiamati a scalare il Passo San Pellegrino, fino a quota 1.918 metri (la salita misura 18,5 chilometri, porta i corridori a inerpicarsi per 1.145 metri, con una pendenza media del 6,2%, massima del 9%); la seconda vetta di giornata è la ‘Cima Coppi’ (la più alta del Giro 2022), ossia il Passo Pordoi, con i suoi 2.229 metri di quota: l’ascesa misura 11,8 chilometri, porterà i corridori a una scalata di 799 metri, con un pendenza media del 6,8%, massima del 7%.

Infine, toccherà al Passo Fedaia, a quota 2.057 metri: una salita lunga 14 chilometri, di 1.062 metri, con una pendenza media del 7,6%, massima dell’11,8%. A quel punto, i giochi saranno fatti e a Carapaz converrà chiuderli oltre i 2mila, altrimenti rischia di azzardare nella cronometro di Verona che domenica assegnerà il successo. Hindley, secondo a soli 3″, infatti, nelle sfide contro il tempo non va sottovalutato. Intanto, l’ecuadoriano in maglia rosa ha perso un altro ‘pezzo’ della Ineos, dopo il ritiro di Richie Porte per problemi intestinali.

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