La battaglia di Protti: “Devo rimontare da 3-0. Mai avrei immaginato questo affetto”

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Igor Protti sta affrontando la sua battaglia più difficile. Dall’annuncio via social della malattia, nello scorso giugno, è stato inondato da un affetto smisurato. Messina, Bari, Livorno, le piazze che lo hanno amato di più nella sua carriera da bomber, gol dopo gol, ma non solo. Il tifo per lo Zar è arrivato universalmente da ogni parte d’Italia.

Protti e Lucarelli insieme a Livorno

Intervistato dal quotidiano Il Tirreno, Protti ha parlato delle sue condizioni: “Ormai da due mesi convivo coi miei problemi. Operato di stomia per la deviazione dell’intestino e con la chemioterapia in corso. Navigo a vista, giorno dopo giorno. Alcuni sono più facili, altri molto più difficili. Esco poco, gran parte della giornata la trascorro in casa. Faccio delle passeggiate ma devo gestire le energie che ho. Da giugno il mio mondo è stravolto. Il momento più duro? Quando guardo le persone a cui voglio bene, la mia famiglia, e vedo nei loro occhi la sofferenza. Ecco, sapere che posso far soffrire queste persone è il mio cruccio maggiore”.

Lucarelli mostra la maglia di Protti

Igor confessa la sua paura: “Ho paura e non ho nessun problema ad ammetterlo, è un sentimento naturale, ti aiuta nella sopravvivenza. Magari da fuori mi hanno sempre visto come un guerriero indistruttibile, ma sono un uomo e ho sempre avuto le mie debolezze. Anche quando ero calciatore: perché c’era il timore di non riuscire a soddisfare le aspettative. Questa però è una paura diversa, paura di guardare al futuro. Mi sentivo immortale. Ho passato giornate intere pensando al futuro, senza godermi il presente. Poi un giorno ti dicono che sei malato e d’improvviso questo futuro cosa diventa? Niente. Perché non sai se ci sarà e eventualmente non sai per quanto ci sarà”.

Protti e Lucarelli in campo

Dopo la diagnosi, aveva provato a farsi coraggio così: “ok Igor, hai un problema, ma hai la possibilità di combattere”. E pensavo alle persone vittime di incidenti che non hanno neanche avuto questa possibilità. Poi pian piano sono iniziati gli accertamenti, le cure, l’intervento, e lì è arrivato un po’ di buio. Questa è una partita infame. Io giocavo partite che iniziavano 0-0 e potevo guardare in faccia il mio avversario. Con lealtà, ma lo guardavo. Qui non lo posso vedere e sono entrato in campo in ritardo, sul 3-0 per lui. Le rimonte esistono. Sono qui e ora provo a recuperare questo 3-0″.

Striscioni, incitamenti e un’infinità di messaggi. “Mai e poi mai avrei immaginato tutto questo. È stata una delle emozioni più belle della mia vita e voglio ringraziare tutti, uno a uno, chiunque ha avuto una parola o un pensiero per me, tenendo conto anche della varietà delle zone da cui arrivava. Senza saperlo, mi sono reso conto che il Protti uomo è riconosciuto con stima non solo nelle piazze dove ho giocato”.

Protti e Lucarelli per Livorno-Ternana

A Livorno, in occasione del debutto degli amaranto in campionato contro la Ternana, ha effettuato un toccante giro di campo: “Ci tenevo, sono arrivato con la chemioterapia attaccata, ma volevo esserci per ringraziare tutti. I ragazzi che sono venuti con gli striscioni all’ospedale e a casa, i tanti che mi hanno fatto sentire il loro affetto. E sono venuto con la famiglia, che è la mia grande forza. La mia compagna Daniela, i miei figli Nicholas e Noemi, i nipotini Flavio e Gregorio Armando, il compagno di mia figlia Giacomo, mancava la compagna di mio figlio Samantha ma è come se fosse stata lì con me”.

Igor Protti continua la sua battaglia

Ad accompagnarlo nella serata del “Picchi” c’era Cristiano Lucarelli. Un binomio indissolubile. In tandem riportarono il Livorno in A nel 2004. “Il mio compagno di tante battaglie. Doveva essere lui a dare il calcio d’inizio alla partita, ma sai cosa mi ha detto? “Igor, scordatelo, te vieni in mezzo al campo con me sennò la partita non inizia”. Era giusto che la scena fosse per lui, ma Cristiano è un generoso. Gli voglio bene. Ho i brividi e ho pianto tanto. Sono state lacrime di affetto, lacrime di nostalgia ma anche lacrime pensando al futuro. Perché mi sono detto “e se questa fosse l’ultima volta che entro nel mio stadio? Ce la metto tutta ogni giorno e lotterò, come mi hanno scritto nello striscione i ragazzi della curva. Magari anche come esempio per i tanti che stanno combattendo una battaglia simile alla mia”.

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