Fu l’uomo simbolo della promozione in A del 2004, un sogno diventato realtà per una città desiderosa di riscatto. Oggi sembra passata una vita da quei fantastici momenti e la piazza vive l’ennesima estate tormentata. Arturo Di Napoli era stato a Messina lo scorso 1 dicembre per la festa sui 125 anni del calcio cittadino.

Quella sera nessuno avrebbe probabilmente immaginato di vedere il Messina sprofondare in Eccellenza, il punto più basso della storia giallorossa. “Mi spiace davvero e spero sinceramente che si possa riprendere il prima possibile. La società deve affidarsi a chi vuole il bene del club e non chi antepone interessi personali. A livello personale ho sofferto per qualche attacco social subito negli anni ma Messina resta una città a cui voglio bene e le auguro di cuore ogni fortuna”.
“Re Artù” analizza a distanza un epilogo inatteso e forse impronosticabile dopo il cambio di proprietà: “È una retrocessione che deve fare riflettere. Bisogna programmare per rilanciarsi, Messina lo merita. Davis e Pagniello si stanno muovendo creando eventi, investendo nel femminile, guardando al futuro. Sono mosse interessanti tante energie vanno dirottate sulla prima squadra. I risultati sono fondamentali e se arrivano amplificano anche l’interesse per tutto il resto”.

La breve parentesi da allenatore del suo amico Parisi è stata avara di soddisfazioni anche se dopo il suo addio il Messina non ha più vinto in trasferta e Feola ha viaggiato a ritmi paradossalmente inferiori: “Alessandro lo sento spesso e volentieri. È legato a Messina e vorrebbe continuare un percorso di crescita con una maglia che si sente cucita addosso. Ha avuto altre offerte ma non vuole lasciare un percorso a metà. Incontrerà la proprietà e dovrebbe guidare ancora l’Under 19. Ha idee giuste e sta facendo il percorso giusto con le giovanili. Spera di affacciarsi nel calcio dei grandi e deve guardare avanti con immutato entusiasmo”.
Il Di Napoli procuratore è pronto a dialogare anche con il nuovo direttore sportivo Maurizio Pellegrino: “Con alcuni amici gestisco un’agenzia di scouting, la “Legal Management Sport Players”, con cui assistiamo anche il figlio di Alessandro Parisi. Sono a disposizione, gestisco alcuni giovani interessanti, di prospettiva e valore. Per me conta il bagaglio tecnico ma anche caratteriale. Indipendentemente dalla categoria, prima di inviare un tesserato in una squadra analizzo il contesto e la storia del club e Messina ovviamente la conosco già”.

Il Messina allenato da Arturo Di Napoli nel 2015/16 è stato il migliore dal 2008 ad oggi ma un’inchiesta gli impose di lasciare in anticipo: “Purtroppo è una ferita ancora aperta, che fatico a digerire. Mi sono dovuto difendere per tanti anni. Ci sono le carte che parlano, non devo più neanche urlare al mondo la mia innocenza. Non ho mai tradito il popolo ma nel calcio e nella vita a volte emergono equivoci. Sono finito nella bufera ma lo stesso pm che mi aveva indagato poi ha chiesto l’assoluzione”.
Eppure la carriera da tecnico è ormai alle spalle: “In panchina ho fatto qualcosa di buono. Quell’anno a Messina abbiamo riportato 20mila persone allo stadio e il complimento più bello è stato dei tifosi che mi hanno detto che si stavano davvero divertendo. Si era creato entusiasmo ma poi è andata diversamente. È stato un marchio che ha condizionato la mia carriera. Ho dato priorità alla famiglia”.

Il legame con il calcio resta comunque intatto: “Oggi faccio altro. Ho la società di scouting e nei weekend seguo sempre i campionati giovanili. Mi sono occupato di impiantistica sportiva con “Gabetti sport”. Un centro sportivo deve essere vivo tutta la settimana e non soltanto quando si gioca. Roberto Busso mi ha dato una visione a 360 gradi sul management”.
Il “Giovanni Celeste” è pronto a riaccogliere il pubblico e per Di Napoli è un fattore che pesa: “Il Franco Scoglio” è bello per la serie A ma è dispersivo. In via Oreto ho mille ricordi. Quello stadio è un valore aggiunto, spero possa diventare interamente agibile ma anche con soltanto due settori aperti può fare rinascere l’Acr”.

Re Artù ha esordito in serie A sfidando Igor Protti, incrociato tante volte da avversario e anche negli eventi promossi da “Operazione Nostalgia”. “La mia prima partita in A è stato un Bari-Napoli terminato 1-1 con i gol di Cruz e Protti, che quell’anno si laureò capocannoniere. Era una persona che non aveva bisogno di parlare, con gli atteggiamenti e i comportamenti si è meritato il rispetto di tutti. Poi calcisticamente è eccezionale ma quello era sotto gli occhi di tutti. È stata una grande fortuna conoscerlo”.
L’Italia per la terza volta non si è qualificata ai mondiali. Le imprese di vent’anni fa sembrano distanti anni luce: “Mio papà è morto prima mentre a mia mamma ho detto scherzosamente che avrebbe dovuto farmi nascere qualche anno dopo. Oggi forse avrei potuto pensare di lottare per la maglia della Nazionale maggiore, anche perché ho cambiato testa. Nella mia epoca invece avevo davanti Totti, Del Piero, Montella, Vieri e Inzaghi, soltanto per citarne qualcuno…”.





