Ricordi, intitolazioni e enorme commozione nelle città che lo hanno visto grande protagonista in carriera. Sono stati giorni dolorosissimi per la famiglia di Igor Protti, l’ex attaccante del Messina scomparso dopo una lunga malattia, che ha voluto scrivere una lettera di ringraziamento: “Desideriamo esprimere la nostra più profonda e sincera gratitudine a chiunque, in ogni forma e modo, abbia voluto stringersi intorno a noi per onorare la memoria di Igor. In un momento così straziante, il vostro affetto è stato la nostra forza e il nostro orgoglio più grande. Un pensiero speciale, colmo di riconoscenza, va a chi si è preso cura di lui fino all’ultimo istante con straordinaria umanità. Un riconoscimento sentito si estende alle istituzioni e alle autorità dei Comuni di Livorno, Rimini, Bari e Cecina per la straordinaria sensibilità e la vicinanza dimostrate nel gestire con cura ogni momento di questo doloroso passaggio”.

Dalla Curva Nord dello stadio “San Nicola” di Bari al “Largo Igor Protti” di Livorno, dove si sono svolti due toccanti eventi, di fronte a straordinarie cornici di pubblico, tante le iniziative immediatamente messe in atto per celebrarlo. “Abbracciamo i colleghi e gli amici di una vita, presenti per l’ultimo saluto e tutti coloro che si sono prodigati per realizzare e allestire i momenti di commemorazione. Grazie a Livorno per il sentimento e la partecipazione che ci ha intimamente toccato. Grazie a Rimini per l’affetto con cui l’ha voluto ricordare. E grazie a Bari, che ci ha accolto con grande calore facendoci sentire a casa. A quanti hanno lavorato con impegno, coordinando ogni aspetto di questi saluti, va tutta la nostra riconoscenza. Livorno, Rimini e Bari hanno avvolto Igor in un amore che non dimenticheremo. Vogliamo stringere idealmente in un unico, eterno abbraccio tutti i presenti, dal primo all’ultimo, proprio come avrebbe fatto lui. Vedere gli spalti pieni di sciarpe e bandiere, con cori e striscioni dedicati a Igor, ci ha riempito il cuore di un orgoglio indescrivibile. Lo avete salutato con la stessa passione e la stessa dignità che lui metteva in campo e aveva nella vita”.

La chiosa finale è struggente: “Grazie per averlo reso immortale. Igor continuerà a vivere in ognuno di noi, ogni volta che negli stadi canterete il suo nome, e in ogni bambino che, nei parchi, nei campi di periferia, davanti al mare o sui gradoni di uno stadio, indosserà con gioia e fierezza la sua maglia numero 10”.





