Il Totò che nessuno conosce, raccontato dagli occhi della figlia. Nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, nella città che lo ha calcisticamente consacrato, Jessica Schilaci ha presentato il suo libro dedicato ai ricordi di un “papà campione”. Lo ha scritto da una prospettiva unica, andando oltre il terreno di gioco e le Notti Magiche, tra aneddoti, curiosità e aspetti di vita privata. A fare gli onori di casa, con la conduzione affidata ai giornalisti Letizia Lucca e Pietro Mazzù, alla presenza dell’ex terzino giallorosso Alessandro Parisi, in un evento organizzato insieme a Casa di Giulia, libri e Altrecose, è stato l’assessore allo sport Massimo Finocchiaro: “Il libro non parla solo di Schillaci da sportivo ma anche come uomo che viveva i suoi momenti con la famiglia nonostante fosse così impegnato per la sua carriera e tanto popolare. Quando poteva godersela, purtroppo, è arrivata la malattia. Si tratta di un bellissimo libro, ospitarne la presentazione a Messina è altrettanto importante. Nel periodo degli scorsi Europei sono stato insieme a Totò al Giardino Corallo e ho avuto la fortuna di passare con lui qualche sera, lo ricordo con immenso piacere”.

Un diario a cui Jessica, 37 anni, ha cominciato a pensare negli ultimi giorni di vita del papà, scomparso nel settembre di un anno fa. Da infermiera (lavora a Verona) ha vissuto nella doppia veste la malattia di Totò. “Solo io posso scrivere di te” (Cairo editore), il titolo scelto per il libro, è ben presto spiegato: “Volevo raccontare quello che non tutti conoscono, il Totò campione nella vita, il papà, quello che è stato per me, per i miei fratelli e tutta la mia famiglia. Ho dunque raccolto 19 racconti inediti. Mi sono sentita un po’ la portavoce della famiglia, perché solo io potevo descrivere i suoi ultimi giorni e per farlo mi sono ispirata a Oriana Fallaci. Avevo letto tanti articoli su mio padre, a opera pure di giornalisti famosi, però mancava qualcosa che solo noi Schillaci avremmo potuto raccontare. In quei giorni tristi e dolorosi in ospedale ho cominciato a scrivere ed è diventato il mio libro, l’unico modo di raccontare il papà non soltanto per quanto vissuto sul campo, ma anche perché amava la sua fantastica famiglia. Ci ha ribadito il suo amore nei nostri confronti anche quando, a causa della malattia, non riusciva più a parlare e ce lo scriveva in dei fogliettini”.

Da Messina, gol dopo gol (ben 23 nel 1988/89 sotto la gestione Zeman che gli valsero il trono dei bomber in cadetteria), ha compiuto il grande salto verso la maglia della Juventus e della Nazionale azzurra, che lo vide assoluto protagonista ai Mondiali di Italia ’90. In quell’estate indimenticabile fece sognare un intero popolo, con gli occhi spiritati e le sue straordinarie prodezze: “Papà ha parlato sempre benissimo di Messina, la sua seconda casa dopo Palermo, una città meravigliosa. I miei genitori mi hanno concepito qui, questo è il posto del cuore, dove lui è cresciuto come campione e dove per la prima volta è diventato veramente famoso. Sin dai primi gol tutti lo riconoscevano. Personalmente mi piace l’atmosfera dei tifosi, come vivono il calcio e i loro idoli, più che vederlo in tv. Non sono mai stata una grande appassionata, ma da molto piccola, quando seguivo in tribuna le partite di Italia ’90, urlando a sguarciagola “Totò gol”, facevo girare i tifosi a guardarmi”.

Schillaci si era sposato due volte: la prima nel 1987 con Rita, da cui si era separato nel 1995, e la seconda nel 2012 con Barbara Lombardo. Oltre a Jessica, ha avuto Mattia, nato durante il Mondiale 1990 e Nicole. “I miei primi ricordi – dice Jessica – sono a Torino, ma c’è una foto riccorrente dove io e lui giochiamo col pallone in casa a Messina. Io e Mattia, in particolare, siamo nati negli anni in cui mio padre era famosissimo ed era passato alla Juventus. Abbiamo una famiglia allargata e le dinamiche non sono mai semplici. Come possiamo sbagliare noi figli, però, anche papà si era reso conto delle cose in cui lui aveva sbagliato e lo aveva sempre riconosciuto, questa non era una cosa da poco. Era un istintivo sul campo di calcio come nella vita”.
Un uomo semplice, con le sue fragilità. Totò è stato Schillaci per tutti, i tifosi che lo hanno osannato e la gente comune, ma per lei era e rimarrà solo papà. Tanta la commozione di Jessica, ma anche l’orgoglio nel ricordarlo: “La sua è una grande un’eredità – spiega – mi ha fatto capire negli ultimi giorni che avrei dovuto mettere tutto nero su bianco, così ho potuto realizzare il sogno di scrivere che avevo sin da bambina. Spesso non mi sono sentita alla sua altezza per tutto quello che ha fatto, invece stando accanto a lui ho rivissuto la sua vita e mi è venuta la pelle d’oca. Da un grande dolore, dovuto alla perdita di una persona importantissima, è venuto fuori un grande amore, sia tra noi familiari che tra i tifosi che ci hanno circondato di affetto. Tutto questo doveva essere raccontato”.





