Messina, la curatela invoca riservatezza per non turbare l’asta fallimentare

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Le certezze sul debito sportivo, pari a circa 650mila euro, consentono di procedere a passo spedito verso l’eventuale aggiudicazione del titolo sportivo dell’Acr Messina appena liquidato. Si è già scatenata la ridda di indiscrezioni social sulla paternità dei potenziali acquirenti ma la curatela è stata chiarissima con tutti gli interessati, auspicando massima riservatezza.

Fravola
L’esultanza di Fravola ad Acireale (foto Paolo Furrer)

La curatrice fallimentare Maria Di Renzo preferirebbe infatti che a mezzo stampa non filtrasse alcun nome, per non “bruciare” i gruppi alla finestra. La procedura fallimentare suggerisce infatti adeguata prudenza, per garantire l’evidenza pubblica e scongiurare il rischio di eventuali condizionamenti, con la piazza che potrebbe preferire un’offerta rispetto alle altre. Per il Tribunale potrebbe perfino profilarsi un reato, una vera e propria turbativa d’asta, che porterebbe all’esclusione del soggetto interessato.

La curatela, il consulente del lavoro Domenico Amagliani e il revisore dei conti Corrado Taormina, componente della Covisoc, stanno anche studiando casi simili in vista dell’asta. A inizio giugno per l’Alessandria, appena retrocessa in serie D proprio come il Messina, era stata immaginata una base di partenza da 50mila euro ma alla fine il prezzo è raddoppiato.

Alessandria
L’Alessandria è stata appena acquistata all’asta per 110mila euro

A spuntarla è stata infatti la FC Forza e Coraggio Alessandria, che al primo rilancio rispetto a un’offerta di 105mila euro si è aggiudicata il ramo d’azienda sportivo dell’Us Calcio per la somma di 110mila euro. Nel caso del Messina pesano i 650mila euro di debiti sportivi da garantire, che di fatto alzeranno di molto l’asticella.

Già il 20 settembre al Comune la Di Renzo chiarì che lo scopo era arrivare a un’offerta irrevocabile d’acquisto. La prima è stata formalizzata in nottata e prevede anche il versamento di una cauzione. L’offerta potrebbe essere pubblicizzata con un avviso pubblico nazionale, senza indicare il nome dell’investitore, e rappresentare la base per un’asta finalizzata a raccogliere eventuali offerte migliorative.

La procedura prevista dal Codice della Crisi d’impresa, considerata l’urgenza, sarà abbreviata notevolmente: quindici giorni invece di sessanta, come ipotizzò la Di Renzo ai microfoni di Tcf. Nel 2009 fu necessaria una seconda asta per l’aggiudicazione ma la presenza di una prima offerta allontana questo scenario.

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