Il Messina vince la causa con Oberto Petricca. Robberto: “Risparmiati 89mila euro”

Tribunale Civile di RomaLa sede del Tribunale Civile di Roma

Dopo cinque anni si scrive finalmente la parola fine su un’interminabile querelle e il Messina, per una volta, può tirare un sospiro di sollievo. Dal 2013 si trascinava infatti il contenzioso con il procuratore Oberto Petricca, che stipulò nella stagione 2009/2010 un contratto per lo sfruttamento dei diritti d’immagine di Arturo Di Napoli con l’allora vicepresidente esecutivo giallorosso Andrea Pecorelli. In virtù di quell’accordo l’agente sportivo chiese poi all’ACR il riconoscimento di una parcella da ben 89.000 euro.

Arturo Di Napoli

L’esultanza di Arturo Di Napoli per una delle sue 20 reti nell’annata di D

Si conclude quindi nel migliore dei modi il mandato dell’avvocato messinese Alessio Robberto, che fu già legale del club tra il novembre 2012 e l’estate del 2015 ed era stato reincaricato di seguire la vicenda giudiziaria prima dell’avvento dell’attuale patron, Franco Proto: “Siamo soddisfatti perché l’importo richiesto era davvero consistente. In un momento societario così delicato questo è un successo che mi inorgoglisce prima ancora come tifoso che come professionista”.

In occasione del ritorno di “Re Artù” al Messina, nell’estate del 2009, Petricca predispose un contratto multi-prestazionale ed affermò di avere curato anche i tesseramenti dell’altro attaccante Roberto Magliocco, che chiuse poi la carriera professionistica l’anno dopo alla Paganese, e del centrocampista Davide Petagine, tutt’ora in attività.

Acr Messina

L’avvocato messinese Alessio Robberto

Alessio illustra la linea difensiva, accolta dal Tribunale Civile di Roma, che nel novembre scorso ascoltò in merito anche l’ormai ex presidente Natale Stracuzzi. “Ci siamo opposti, evidenziando che in serie D non era prevista la cessione di diritti d’immagine e quindi il contratto era da ritenersi nullo. Per i calciatori poi, tra i Dilettanti, sono previsti soltanto dei rimborsi spese e quindi non era affatto necessaria l’assistenza di Petricca – rimarca Robberto -. Il procuratore dichiarò che l’incarico gli era stato affidato dall’allora direttore generale Andrea Pecorelli, ma abbiamo dimostrato che il contratto siglato dal dirigente con il presidente Alfredo Di Lullo prevedeva che tutti gli accordi economici dovevano essere autorizzati dal consiglio di amministrazione della società”.

Sembra assurdo pensare che un simile contenzioso, otto estati dopo, avrebbe potuto originare altre spese per l’ACR. Va ricordato infine che la notifica del decreto ingiuntivo di Petricca fece andare su tutte le furie un altro presidente, Pietro Lo Monaco. Eppure, nell’estate 2015, all’atto della cessione della società, questa passività non venne contemplata tra quelle ereditate da Stracuzzi e i suoi soci, che fecero affidamento sulle rassicurazioni dell’attuale massimo dirigente del Catania, per il quale i debiti erano circoscritti a quota 712.000 €. I bilanci depositati presso la Camera di Commercio certificarono che in realtà il “rosso” era praticamente pari al doppio. Oggi il passivo è ancora più consistente e non a caso mette a rischio la prosecuzione stessa dell’attività.

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