Il Messina degli equivoci ripiomba nella crisi: quanto pesa l’età media

Le due formazioni prima del calcio d'inizio (foto Paolo Furrer)
Le due formazioni prima del calcio d'inizio (foto Paolo Furrer)

Le due formazioni prima del calcio d’inizio (foto Paolo Furrer)

Il pesante 1-4 subito al San Filippo per mano della Vigor Lamezia, nel match che ne avrebbe dovuto sancire il definitivo rilancio, costringe il Messina ad una salutare pausa di riflessione e probabilmente anche ad un bagno d’umiltà. Il girone di andata volge al termine ed il terzultimo posto in classifica, frutto di ben otto pareggi ed appena due successi, maturati peraltro contro Gavorrano ed Arzanese, le ultime due forze del torneo, non rispecchia certo le aspettative della piazza e della dirigenza. Nonostante la sconfitta con i lametini sia stata preceduta da sei risultati utili consecutivi, a finire sul banco degli imputati è l’intero gruppo, in balia di un avversario che era pur privo di quattro importanti pedine. Sotto osservazione il rendimento della retroguardia, che ha incassato ben 18 reti, due terzi delle quali proprio al San Filippo. È riuscita a fare peggio soltanto l’Arzanese fanalino di coda, che in casa ne ha subite 13 a fronte delle 12 dei peloritani. Il reparto che l’anno scorso era stato il fiore all’occhiello del Messina che ha ottenuto il ritorno tra i Professionisti sembra avere perso di colpo la sua solidità e contro i lametini ha sbandato a più riprese, concedendo autentiche praterie a Zampaglione ed all’ex milazzese D’Amico, che hanno sfruttato fino in fondo le lacune del quotato avversario.

Il fantasista Mirko Guadalupi in azione (foto Paolo Furrer)

Il fantasista Mirko Guadalupi in azione (foto Paolo Furrer)

Bisogna risalire all’ormai lontanissimo 19 novembre 2006 per fare i conti con una simile débâcle: allora ad imporsi per 4-1 al San Filippo fu la Lazio e basta il nome dell’avversario per evidenziare che si trattava davvero di un’altra epoca. Contro la Vigor comunque ha sofferto anche il centrocampo, con Bucolo e soci apparsi spesso in inferiorità numerica negli scontri decisivi. Neppure i meccanismi offensivi hanno funzionato a regime, con Corona che spesso è arretrato alla ricerca di palloni giocabili mentre Chiaria è stato perlomeno tra gli ultimi ad arrendersi. Non basta certo il rientro di Maiorano, a settanta giorni dall’infortunio al ginocchio, per fare tornare il sorriso ad un ambiente sull’orlo di una crisi di nervi. In fase di bilancio, l’impressione è che a pesare siano prima di tutto degli equivoci. Società e dirigenti hanno ripetuto a più riprese che la regola legata all’età media sarebbe stata ignorata ma nei primi tre mesi di campionato lo staff tecnico ha regolarmente optato per l’esclusione di qualche elemento più esperto, preferendogli un under, in modo da non rinunciare ai sostanziosi contributi riconosciuti dalla Lega Pro.

Una panoramica della Curva Sud (foto Paolo Furrer)

Una panoramica della Curva Sud (foto Paolo Furrer)

E così Ignoffo, schierato tra i potenziali titolari nell’ultima partitella del giovedì a Santa Margherita, è stato relegato in panchina per far posto a De Bode (classe 1991) e Caldore (’93). Nulla da eccepire sulla legittimità della scelta, dal momento che formazioni come Melfi, Poggibonsi ed Aprilia (soltanto per citarne alcune) hanno proposto spesso undici ancora più giovani. Di certo una maggiore chiarezza ed onestà in merito avrebbe risparmiato un po’ d’imbarazzo a Catalano, che appare costretto a fare i conti con la calcolatrice oltre che con lo stato di forma e le caratteristiche dei suoi uomini. Colpisce poi il calo di rendimento di elementi chiave come Guadalupi, fino a qualche mese fa trascinatore assoluto del Cosenza ed adesso forse sacrificato in una posizione meno congeniale a quella di trequartista che in qualche intervista ha ammesso di preferire. Se è vero che all’appello mancano svariati punti dilapidati in corso d’opera, è altrettanto evidente che la mancanza di vittorie (l’unica affermazione casalinga in campionato risale all’ormai lontano 15 settembre) ha minato anche la tranquillità del gruppo.

Corona anticipa un avversario (foto Paolo Furrer)

Corona anticipa un avversario (foto Paolo Furrer)

E non a caso anche contro la Vigor Lamezia il Messina ha chiuso la gara in inferiorità numerica: un dato che sta diventando rilevante se si considera che si tratta del sesto cartellino rosso complessivo, il quinto nelle ultime nove giornate. A gennaio verrà anche stilato un bilancio del mercato estivo, le cui enormi aspettative sono state vanificate da incidenti di percorso, come infortuni e squalifiche, ma anche dal ritardo di preparazione di alcuni elementi, che hanno probabilmente pagato anche i continui cambi della sede degli allenamenti. Di certo c’è ancora tempo per recuperare e nessun obiettivo è precluso a priori, dal momento che i sei punti che separano il Messina dall’ottavo posto potrebbero essere azzerati nell’arco di qualche settimana con un convinto cambio di marcia. Sono necessarie però una decisa reazione ed una presa d’atto che qualcosa non ha funzionato fino in fondo. L’esonero di Catalano, che come spesso accade in questi casi paga anche colpe non sue, è stata la prima conseguenza.

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