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ACR Messina, il mistero del marchio si infittisce. Spunta fuori una seconda registrazione

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Vi avevamo dato notizia dell’esistenza dell’esistenza presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi di un marchio “verbale”, di cui è titolare la “Lo Monaco Real Estate S.r.l.”, con le diciture “Associazioni Calcio Riunite Messina” e “A.C.R. Messina”.

logo ACR Messina
Anche il marchio “figurativo” dell’ACR Messina risulta di proprietà di una società di Lo Monaco

In realtà, da fonti vicine all’ex presidente dell’ACR Messina, apprendiamo che i marchi registrati dalla società che fa capo alla famiglia Lo Monaco sono due. In data 7 ottobre 2013, congiuntamente al marchio “verbale”, è stata depositata anche un’ulteriore richiesta di registrazione di un marchio “figurativo” raffigurante il logo ufficiale della società.
La descrizione, depositata presso l’UIBM è assai eloquente: “Il logo è rappresentato da uno scudo con il bordo color oro e grigio scuro, al suo interno in alto a sinistra vi è posta la scritta “A. C. R.” , in alto a destra uno scudo con la croce gialla e lo sfondo rosso, al di sotto di essi vi sono poste due strisce orizzontali di colore giallo rosso, in basso vi è posta la scritta “Messina” di color oro e in basso tra le due “ss” vi è posto un “pallone” dello stesso colore con la scritta “1900” tutto su uno sfondo bianco”.

L’esistenza di un secondo marchio, di cui risulta proprietaria sempre la società della famiglia Lo Monaco, complica ulteriormente l’eventualità che la nuova proprietà possa tornare in possesso dello storico scudo crociato che da sempre ha rappresentato la massima espressione calcistica della nostra città.

Accorinti, Stracuzzi e Gugliotta
Stracuzzi e Gugliotta hanno mostrato in conferenza stampa un marchio del quale resta però proprietario il precedente presidente

Anche perchè, in tal caso, dovrebbero essere stipulati due diversi contratti di cessione o, in alternativa, di licenza di utilizzo di entrambi i marchi, pena l’impossibilità, per la nuova compagine sociale, di potersi fregiare tanto della denominazione (che, paradossalmente, coincide con la ragione sociale della società “ACR Messina Srl”), quanto dello stemma.

Il marchio ACR Messina è un problema solo a metà. Lo stemma non appartiene a Lo Monaco

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Tiene ancora banco la vicenda legata all’utilizzo del marchio “A.C.R. Messina” da parte della nuova compagine sociale capitanata da Natale Stracuzzi. La  dicitura “Associazioni Calcio Riunite Messina”, in abbreviazione “A.C.R. Messina”, secondo quanto si evince interrogando il database dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi appartiene, come è noto, alla “Lo Monaco Real Estate S.r.l“, società con sede a Saponara, che fa capo all’ormai ex presidente del Messina.

Senza un accordo, come il comodato d'uso che Lo Monaco avrebbe già proposto a Stracuzzi, la nuova proprietà non potrebbe sfoggiare marchio e denominazione ''ACR''
Lo stemma dell’ACR Messina non è di proprietà di Lo Monaco, che ha registrato invece le diciture “A.C.R. Messina” e “Associazioni Calcio Riunite Messina”

Il marchio, che è il segno distintivo di un’azienda e normalmente fa parte del suo patrimonio, lo scorso 7 agosto non fu oggetto di cessione da parte di Pietro Lo Monaco alla cordata che rilevò la totalità delle quote sociali dell’ACR Messina per il semplice fatto che non apparteneva (caso alquanto strano) alla società ceduta ma ad un soggetto terzo (la “Lo Monaco Real Estate S.r.l” appunto). Per far sì che la nuova proprietà venisse in possesso del marchio corrispondente alla propria denominazione sociale sarebbe stato necessario, in quel frangente, procedere alla stipula di un ulteriore atto di cessione. Cosa che, ad oggi, non è mai avvenuta.

Ma il punto non è questo. Piuttosto, il database dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi svela che il marchio “A.C.R. Messina”, depositato il 7 ottobre 2013 e registrato il 13 maggio 2014, è un semplice marchio di tipo “verbale”. Il marchio verbale consiste in una dicitura del tutto priva di caratteri personalizzati, colori, grafica e logo; si tratta quindi di una scritta senza alcuna componente grafica. Quando si deposita un marchio verbale vengono, pertanto, tutelate le parole e non il loro aspetto esteriore. Cosa ben diversa sarebbe stata se il marchio registrato fosse stato di tipo “figurativo”. In quel caso, oltre alla dicitura avremmo trovato anche una grafica personalizzata, dei colori e soprattutto un logo.

Ufficio Italiano Brevetti e Marchi
Ecco cosa sancisce l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi: il marchio “ACR Messina” è di proprietà della “Lo Monaco Real Estate srl” di Saponara

Ciò sta ad indicare che la “Lo Monaco Real Estate S.r.l.” non detiene la proprietà dello storico stemma dell’ACR Messina ma soltanto l’esclusiva dell’utilizzo su “articoli di abbigliamento, scarpe, cappelleria” e per fini di “educazione, formazione, divertimento, attività sportive e culturali” (si legge nella visura dell’UIBM, ndc) delle semplici scritte “Associazioni Calcio Riunite Messina” e “A.C.R. Messina“.

Pertanto l’utilizzo dello storico stemma dell’ACR Messina è libero e non deve essere soggetto ad alcuna autorizzazione né può essere oggetto di contratti di cessione o comodato d’uso (prospettati proprio dalla precedente proprietà a chi è subentrato nella gestione del club). A patto, comunque, che le scritte appartenenti al marchio “verbale” di proprietà della società della famiglia Lo Monaco non appaiano all’interno dello stemma. Ma che se ne farà mai, la “Lo Monaco Real Estate S.r.l.”, società operante nel settore immobiliare, dello stemma di cui risulta proprietaria?

Messina, si attende la sentenza. Ecco cosa accadrà nelle prossime settimane

E’ ormai questione di ore. Con tutta probabilità, nella giornata di martedì 18 agosto (o al massimo mercoledì 19) il Tribunale federale emetterà le sentenze di primo grado del processo denominato “Dirty soccer” destinate a stravolgere l’organico del prossimo torneo di Lega Pro. Per l’Acr Messina sono ore di fervida ma fiduciosa attesa, stante le pesantissime richieste del Procuratore federale Stefano Palazzi che, qualora venissero accolte dal collegio giudicante, riscriverebbero, di fatto, la classifica dell’ultimo campionato consentendo al sodalizio del neo-presidente Stracuzzi la riammissione a pieno titolo al prossimo torneo di Lega Pro.

La sala stampa dalla quale i giornalisti seguono le varie fasi del processo sul calcioscommesse
La sala stampa dalla quale i giornalisti seguono le varie fasi del processo sul calcioscommesse

Si tratterà però, è bene precisarlo, di una sentenza non definitiva. Anche perchè la Giustizia sportiva, così come quella ordinaria, prevede complessivamente tre gradi di giudizio. In ambito Figc, l’organo di appello avverso le decisioni del Tribunale federale, dopo la recente riforma del 2014, è la “Corte federale d’appello” che ha sede a Roma ed è presieduta da Gerardo Mastrandrea. Ad esaminare i ricorsi avverso le imminenti sentenze del Tribunale federale sarà, tuttavia, la seconda delle cinque sezioni di cui è composto l’organo giudicante, la cui presidenza è affidata a Piero Sandulli. I ricorsi, secondo quanto afferma il Codice della Giustizia sportiva, devono essere presentati alla segreteria della Corte entro quindici giorni dalla pubblicazione della sentenza impugnata. Successivamente, alle parti in causa verrà notificata la data di fissazione dell’udienza. Ma, nella fattispecie, si tratta di una tempistica destinata ad essere notevolmente abbreviata, stante la necessità della Lega di definire gli organici, provvedere alla pubblicazione dei calendari e dare finalmente avvio ai prossimi campionati.

sede Figc Roma
Le bandiere che sventolano all’ingresso della sede della Figc 

Il pronunciamento della Corte federale non avverrà, comunque, prima dell’ultima settimana del mese di agosto. I calendari di Lega Pro, la cui pubblicazione è prevista per il prossimo 27 agosto a Firenze potrebbero, a questo punto, presentare delle “X” al posto delle denominazioni di quelle società la cui condanna, per quella data, non sarà ancora divenuta definitiva. L’ultimo grado di giudizio, che ha competenza avverso tutte le decisioni emesse dagli organi di giustizia federale, è il “Collegio di Garanzia dello sport” del Coni. Ad esso, le società interessate potranno ricorrere contro le sentenze della Corte federale d’appello entro il termine di trenta giorni dalla pubblicazione della decisione impugnata nonchè delle relative motivazioni. Si tratta, anche in questo caso, di termini assai poco significativi, anche perchè sarà necessario che la seconda sezione del Collegio, che ha competenza in materia disciplinare, qualora interpellata si pronunci prima del 6 settembre, data di inizio del prossimo torneo di Lega Pro, più volte giudicata indifferibile dal Commissario Tommaso Miele.

Tommaso Miele, presidente della Lega Pro
Tommaso Miele, Commissario della Lega Pro

E’ bene sottolineare che, come affermato dal novellato Codice di Giustizia sportiva, “il ricorso è ammesso esclusivamente per violazione di norme di diritto, nonché per omessa o insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia che abbia formato oggetto di disputa tra le parti”. Fattispecie che difficilmente si verificherà, rendendo certamente inammissibili gli eventuali ricorsi che verranno presentati. Un motivo in più per affermare che per l’Acr Messina la Lega Pro sia davvero dietro l’angolo.

Messina, ecco il bilancio 2014. Debiti per 1,5 milioni, Lo Monaco ne ha ripianato un terzo

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È finalmente disponibile, presso la Camera di Commercio, il bilancio dell’ACR Messina relativo all’esercizio chiuso il 31 dicembre 2014. Il documento, la cui pratica di deposito era stata istruita telematicamente lo scorso 8 luglio, era stato “sospeso”, come è noto, dall’organo camerale, per la mancanza della relazione del revisore unico, la dimissionaria Isabella Gravina.

Il nuovo revisore è Davide Arena. Sostituisce la dimissionaria Isabella Gravina
Il nuovo revisore è Davide Arena. Sostituisce la dimissionaria Isabella Gravina

Dall’analisi dei documenti allegati al bilancio d’esercizio si apprende, intanto, anche il nominativo del nuovo revisore, la cui identità è stata per lungo tempo avvolta nel mistero. Si tratta di un professionista catanese, il dott. Davide Arena, il quale, pur sottolineando “di aver ricevuto ed accettato l’incarico di revisore legale in data 11.06.2015 e di basare, dunque, la sua relazione “sulla documentazione messa a disposizione dagli amministratori e dal consulente contabile della società e non da una partecipazione diretta sulla gestione durante l’anno di riferimento” ha, comunque, prodotto il documento mancante che certifica la conformità del bilancio ai fatti aziendali. Tant’è, che non appena integrato il fascicolo con la sua relazione, la Camera di commercio di Messina ha prontamente evaso la pratica di deposito e reso il bilancio disponibile al pubblico.

Dal bilancio appena pubblicato emerge che i debiti dell'ACR Messina al 31/12/2014 sono pari a 1.548.249 €
Dal bilancio appena pubblicato emerge che i debiti dell’ACR Messina al 31/12/2014 sono pari a 1.548.249 €

Una attenta lettura dei dati contenuti nel prospetto di bilancio, conferma sostanzialmente i “rumors” di questi ultimi mesi che ipotizzavano un incremento della massa debitoria gravante sulla società. I debiti al 31 dicembre 2014, infatti, superano di poco il milione e mezzo di euro (erano poco più di un milione al 31 dicembre 2013, ndc) di cui circa 600mila sono quelli di natura tributaria e previdenziale, come peraltro confermato a più riprese dai consulenti che hanno assistito tanto la vecchia proprietà che la cordata capitanata da Stracuzzi. Circa 500mila euro, invece, i debiti della società verso il socio unico Pietro Lo Monaco per finanziamenti effettuati da quest’ultimo nel corso del 2014, mentre la rimanente parte del passivo fa riferimento a generici debiti verso fornitori la cui identità non viene specificata nemmeno scorrendo le 27 pagine della “nota integrativa”, documento che, per legge, è allegato al bilancio d’esercizio allo scopo di dettagliare la natura delle singole poste in esso contenute.

I documenti contabili certificano un disavanzo che nel 2014 si è attestato sui 745.140 €
I documenti contabili certificano un disavanzo che nel 2014 si è attestato sui 745.140 €

In diminuzione, invece, risultano i crediti passati da 900mila euro del 2013 a poco più di 600mila. Anche qui, non è possibile risalire all’identità dei “clienti” dell’Acr Messina verso cui sussistono crediti, dato che non ne viene fatta esplicita menzione. Il dato, che evidenzia la trasformazione in liquidità di circa un terzo di quanto vantato, è comunque una nota lieta per le casse sociali. Nonostante questa importante iniezione di liquidità, tuttavia, il risultato dell’esercizio 2014 si è chiuso con un disavanzo di circa 750mila euro. Un passivo piuttosto pesante, originato da un aumento esponenziale dei costi di gestione (spiccano soprattutto quelli per i tesserati e per il personale alle dipendenze della società, triplicati rispetto al precedente esercizio) mentre i ricavi si sono mantenuti pressochè invariati, e ciò nonostante il salto di categoria.

Ammontano a 496.998 € i debiti del Messina nei confronti del socio unico che ha effettuato finanziamenti. Tuttavia Lo Monaco ha poi rinunciato espressamente a queste somme
Ammontano a 496.998 € i debiti del Messina nei confronti del socio unico che ha effettuato finanziamenti. Tuttavia Lo Monaco ha poi rinunciato espressamente a queste somme

Per arginare il pesante disavanzo, si legge nel verbale con il quale lo scorso 1 luglio l’assemblea dei soci ha approvato il bilancio 2014, il socio unico Pietro Lo Monaco ha espressamente “rinunciato alla restituzione dei finanziamenti effettuati alla società” e si è impegnato ad effettuare “nuovi versamenti in conto copertura della perdita”.  Tradotto in soldoni, significa che l’ormai ex presidente, rinunciando al denaro immesso nelle casse sociali, ha conseguentemente abbattuto la mole debitoria di circa 500mila euro impegnandosi, altresì, ad effettuare ulteriori rimesse di tasca propria a copertura del disavanzo originatosi nel corso del 2014. Ed il fatto che, nel frattempo, Lo Monaco abbia effettivamente messo mani al portafoglio è confermato anche in un passaggio della relazione del nuovo revisore unico, il dott. Davide Arena, il quale scrive testualmente che “anche nel 2015 il socio unico ha effettuato ulteriori versamenti che verranno postati al fondo riserva copertura perdite”.

Ecco il verbale d'assemblea in cui Lo Monaco ''rinuncia alla restituzione dei finanziamenti infruttiferi''
Ecco il verbale d’assemblea in cui Lo Monaco ”rinuncia alla restituzione dei finanziamenti infruttiferi”

Dati ufficiali alla mano, appare, dunque, verosimile che la mole debitoria ereditata dalla nuova proprietà sia effettivamente vicina ai 732mila euro indicati dalla parte venditrice, su nostra espressa richiesta. Con la speranza che, nel frattempo, qualche altro creditore non bussi alla porta di Stracuzzi e soci per battere cassa e, soprattutto che la “manleva” con la quale la parte acquirente ha (giustamente) inteso tutelarsi sia assistita da idonee garanzie fideiussorie.

Per visionare i documenti contabili allegati a grandezza naturale è sufficiente cliccare sulle singole foto corredate al nostro articolo di approfondimento.