Il trasferimento del titolo del Sant’Agata a Messina, l’analisi dell’ennesima turbolenta estate del calcio giallorosso e alcuni interessanti aneddoti. A parlarne ai nostri microfoni è l’ex difensore Beppe Accardi, con una lunga militanza tra Ravenna, Alessandria (con cui ha vinto un torneo di serie C2 nel 1990-91) e Reggiana (promozione in A l’anno dopo), per oltre 400 gare in carriera, un centinaio tra i cadetti. Oggi un procuratore navigato, che ha peraltro traghettato alcuni assistiti nella città dello Stretto.

L’anno scorso Accardi avrebbe dovuto affiancare come consulente di mercato l’imprenditore argentino Maximiliano Sosa, ma gli impegni da agente non glielo consentirono: “Sosa è una persona per bene, un imprenditore serio e affidabile. Un grande lavoratore, che non racconta frottole. È retrocesso e questo nessuno lo può cancellare, pagando però lo scotto del primo anno in Italia. Ha pesato soprattutto il ritiro in extremis dell’Akragas, se non avesse perso quei sei punti conquistati sul campo si sarebbe salvato comunque”.

L’operazione di trasferimento del titolo è stata accolta tra le perplessità dalla piazza e soprattutto dal tifo organizzato ma Accardi si sbilancia: “I messinesi possono stare tranquilli. Sosa ha disponibilità economica, anche se nessuno vuole buttare i suoi soldi. Ha giocato a calcio e adesso vuole fare bene il presidente. Ha passione e l’esperienza di un anno in Italia. Avrà capito che deve mettersi di fianco gente importante, può essere l’inizio di una bella storia. Messina ha bisogno di questo per ripartire. Dopo la delusione di Sant’Agata è lodevole che voglia riprovarci anziché gettare tutto alle ortiche”.

I biancazzurri hanno salutato la categoria nonostante un budget in linea con le precedenti stagioni, anche se il saldo delle ultime spettanze sta arrivando soltanto negli ultimi giorni. Troppo esigui gli incassi: appena 30mila euro annui al botteghino, anche nel corso della gestione precedente, che non a caso gettò la spugna nell’estate 2024. Ma cosa non ha funzionato? “La serie D non è mai facile. Poi nel pallone tutto può essere interpretato come bianco o nero. Anche Pietro Lo Monaco ha mangiato e masticato calcio ma a Messina ha dovuto farsi da parte. Il ripescaggio? Per me è difficile, indipendentemente dall’iscrizione dell’Acr. Secondo me è anche meglio ripartire dall’Eccellenza per ricostruire con calma”.

Sosa fonderà il “1947 Messina Asd”, ripetendo un’operazione che non portò fortuna al Città di Messina prima e al Fc Messina dopo. “I cambi di denominazione ci sono stati dappertutto, anche a Palermo – sottolinea Accardi –. Alla fine conta fare risultati, è la legge del calcio. Sosa oggi sarà più preparato e attento. Quando metti i soldi devi essere tu a gestire direttamente. A Sant’Agata forse ci sono state troppe teste… Può anche pescare meglio in Argentina. L’anno scorso Dario Carlos Aurellio non poteva essere tesserato come primo allenatore ma io lo avrei inserito comunque come secondo nello staff tecnico. Anche a Messina avete avuto Raciti e Cinelli insieme…”.

Accardi ricorda infine alcuni dei suoi tesserati transitati dallo Stretto: “A Messina ho avuto negli anni sia l’attaccante Corrado Grabbi, che nel 2002 firmò i gol salvezza del Fc in serie B contro Modena e Crotone, il difensore Rocco D’Aiello, che nel 2014 fu tra i grandi protagonisti della promozione dell’Acr in Prima Divisione, con undici vittorie in quattordici partite, e l’attaccante Agostino Mascari, che nel 2017/2018 esplose con Giacomo Modica in panchina, realizzando ben dieci gol nel suo primo anno di serie D da under”.

Di certo, con un Acr pluri-penalizzato, il nuovo Messina 1947 o la Messana, il calcio cittadino dovrà ripartire per la quarta volta dal basso, forse addirittura dall’Eccellenza: “Non è soltanto Messina, ormai accade ovunque. Il dramma è che quando hai situazioni societarie del genere prima o poi lo paghi. Pietro Sciotto è un imprenditore eccellente nel suo campo ma personalmente non ho mai capito perché è entrato davvero nel calcio”.





