Sgombriamo subito il campo da un falso mito. Nella moderna (e speciosa) lotta tra “risultatisti” e “giochisti”, Pasquale Ferrara sceglie intelligentemente di stare nel mezzo. Proprio lui, tecnico estroso quanto esperto, dipinto erroneamente per anni come un integralista della tattica e della preparazione atletica. Le sue squadre non sono mai state belle per il piacere di esserlo ma perché il gioco deve essere lo strumento per arrivare a ciò per cui si viene ricordati nel calcio: la vittoria. Pensi a Ferrara e ti viene subito in mente il campionato di Eccellenza, categoria che conosce come il salotto di casa ma che nell’ultima stagione non lo ha visto protagonista, dopo la promozione sfiorata a Modica.

Dopo un anno sabbatico lontano dalle panchine ma non dal calcio, Ferrara è pronto a tornare ma prima dice la sua sul campionato appena concluso: “Non sono stupito dalla vittoria del Modica, già l’anno precedente con me si vedeva che c’erano dei valori importanti, si trattava soltanto di aspettare l’annata giusta in cui magari la partita che prima andava male ti gira bene e indirizza la stagione. Hanno inanellato un bel filotto non dando possibilità agli altri di reggere il passo. La sorpresa in positivo è stata l’Avola, perché è arrivata a vincere i playoff in maniera incredibile, magari anche rocambolesca e questo vuol dire che quando il Dio del calcio decide che deve andare in un certo modo non c’è niente che gli possa fare cambiare idea. Mi ha deluso il Vittoria, che da anni investe creando anche squadre importanti, a cui però manca sempre qualcosa per compiere il salto di qualità. La Messana era partita bene, credevo che potesse giocarsela e invece qualcosa non è andato nel verso giusto anche dal punto di vista dirigenziale e lì è crollato tutto”.

Ferrara racconta come quest’anno senza panchina gli abbia permesso di migliorare alcuni aspetti: “Un anno fa era praticamente fatta con il Licata però ho avuto un importante impegno lavorativo e quindi per una volta ho preferito mettere davanti l’aspetto privato a quello calcistico. In questi mesi non sono stato con le mani in mano, ho seguito dei corsi di aggiornamento a Coverciano e incontrato il mio amico Alberto Bollini, che sta facendo grandi cose con la Nazionale Under 20. Ci siamo confrontati soprattutto sulla gestione psicologica dei giovani calciatori, fattore molto importante ancora più di quello tecnico e tattico. Purtroppo i social hanno reso tutto più difficile, si vedono troppi ragazzi a cui interessa più l’apparenza della sostanza e lo si vede già nei settori giovanili, dove l’allenatore deve innanzitutto impartire valori come la disciplina e il rispetto ancora prima di spiegare come si stoppa un pallone. Quando sei in campionati come Eccellenza o serie D nello spogliatoio puoi avere anche giocatori più maturi che spiegano determinate cose ai più piccoli ma in una squadra composta interamente da ragazzi non è possibile. Su 40mila ragazzi che iniziano a giocare soltanto uno arriva in serie A, questo dato deve fare riflettere”.

Dopo un anno ai box, Ferrara è pronto a tornare in panchina: “Ho avuto offerte da squadre di entrambi i gironi d’Eccellenza, chi mi ha conosciuto veramente sa quanta dedizione metto nel fare l’allenatore. Per me il gioco non è il fine, perché viene tutto deciso dal risultato e dalle prestazioni dei singoli giocatori, ma uno strumento per arrivare al risultato. Credo nel sacrificio e nel merito ma non deve diventare una guerra di religione. Non sono d’accordo con chi dice che preferisce le proprie idee perché in una stagione capita il momento no e la bravura di un allenatore emerge anche nella capacità di portare a casa la vittoria per 1-0, facendo qualche cambio conservativo. Ho il mio carattere con pregi e difetti ma nessuno può dire che non sia un professionista, perciò cerco serietà nei progetti che mi vengono sottoposti. Nella mia carriera ho avuto la fortuna di allenare settori giovanili importanti, dove sono passati giocatori arrivati in serie B, e ho tanti campionati di Eccellenza sulle spalle. Credo di avere fatto bene ovunque, lasciando buoni ricordi e in alcuni casi ho anche capovolto i pronostici, come tre anni fa quando con l’Igea Virtus ho vinto il campionato ai danni del Siracusa, che era considerato da tutti il grande favorito”.





