È stato il deus ex machina del Messina capace di ottenere tre promozioni in un lustro, tra i principali artefici di anni entusiasmanti, rimasti incastonati nella storia del calcio peloritano. La mentalità di Nicola Salerno sta tutta in quel “amabbinciri” con cui era solito spronare la squadra ogni domenica, perché soltanto la ricerca spasmodica della vittoria ti può condurre a successi stabili e non certo frutto del caso. Più che un direttore sportivo, tra il 1997 e il 2002 ha portato il Messina dai campi polverosi dell’allora Campionato Nazionale Dilettanti fino alla salvezza in Serie B.

Una cavalcata memorabile, iniziata proprio nell’anno del ritorno tra i professionisti, quando con i vari Emanuele Manitta e Leo Criaco si sono gettate le basi per le squadre del futuro. Con la promozione in C2 arrivano giocatori del livello di Vittorio Torino, Michele Scaringella (a campionato in corso), Gigi Corino, Sasà Marra e Alessandro Bertoni, anche se la seconda promozione di fila sfumò nella sconfitta nello spareggio di Lecce contro il Benevento. Messina torna ad essere una piazza ambita anche da giocatori di categoria superiore, come testimonia l’arrivo di Antonio Obbedio dalla Lucchese, squadra che militava nel campionato di C1.
La ciliegina sulla torta, però, si chiama Enrico Buonocore, giocatore tutto estro e talento che Salerno va a pescare addirittura tra i cadetti, alla Ternana, quando il campionato ormai era già incanalato verso un trionfo dei giallorossi che staccarono il pass per la C1 con diverse giornate d’anticipo. In una categoria superiore, contro squadre blasonate, il Messina sorprende tutti giocandosi la promozione con il quotato Palermo, anche grazie ai gol di Denis Godeas, che Salerno, intanto, ha prelevato dall’Udinese, mentre a campionato in corso ecco arrivare Sasà Sullo dal Pescara. Sarà proprio il centrocampista campano a calciare il rigore decisivo contro il Catania nella finale playoff del 17 giugno 2001 che spalanca ai giallorossi le porte della serie B, nel giorno della tragedia di Tonino Currò, un mese dopo la cocente delusione di Avellino.

Tra i cadetti quel Messina dimostra di saperci stare, ma la salvezza verrà conquistata soltanto all’ultima giornata a Crotone. Cinque anni lunghi ed entusiasmanti, tanto da poter dire che senza Nicola Salerno non ci sarebbe stato quel Messina, ma probabilmente senza quel Messina non ci sarebbe stato il Nicola Salerno capace di legarsi, nel corso della sua carriera, a presidenti del calibro di Cellino e Pozzo, che lo hanno contattato per realtà come Cagliari, Brescia e Watford.
Nel maggio 2020, Salerno ricordò ai nostri microfoni la sua straordinaria avventura messinese: “Ho trascorso cinque anni splendidi, coronati da grandi risultati. Abbiamo ottenuto tre promozioni, arrivando dai Dilettanti alla serie B, perdendo soltanto un campionato in uno spareggio davvero incredibile contro il Benevento a Lecce. A distanza di tanti anni dico che forse è stato un bene perderlo, perché ci ha dato la forza per affrontare il futuro e capire certi errori. L’anno dopo vincemmo il torneo con grande anticipo, pur dovendo fare i conti con una grande squadra come il Foggia, ma abbiamo dimostrato di essere superiori per tutta la stagione. Subito dopo siamo andati in B grazie a un cammino entusiasmante. In quel campionato non partivamo certo da favoriti ma abbiamo dimostrato di essere all’altezza”.

Poi il probante test di un torneo cadetto impreziosito da tantissime avversarie blasonate: “L’anno dopo, in B, è arrivata una salvezza sofferta ma è normale. Abbiamo affrontato un campionato molto competitivo in cui c’erano fior di squadre come Napoli, Reggina, Cagliari, Sampdoria, Genoa, Bari ed Empoli. Poi in quell’estate, con l’avvento dei Franza, la nuova proprietà ha fatto le sue valutazioni e ha ritenuto giusto cambiare dopo cinque anni così intensi. L’importante è che abbiamo riportato entusiasmo e Messina nel calcio che conta, ricordo il “Celeste” stracolmo di persone anche in C2. Ho avuto la fortuna di allestire gruppi importanti, fatti di giocatori forti ma ancor prima da uomini veri. Noi non puntavamo a stravolgere la rosa o a fare investimenti pazzi, io mi muovevo cercando di completare anno dopo anno la rosa in quei settori che credevo meritassero attenzione”.
Salerno ricordò ovviamente il compianto presidente Emanuele Aliotta: “Un signore a tutto tondo, una persona di rare doti umane che ci è sempre stata vicino, umanamente e professionalmente. Ogni giorno, alle 8:30 di mattina, andavo a trovarlo in negozio. Avevamo un rapporto speciale, fatto di collaborazione ma soprattutto fiducia. Posso dire, con estrema sincerità, di aver goduto della sua stima. Non ha mai posto il veto su questo o quell’acquisto o sulla gestione dei giocatori, sapeva rispettare i ruoli e soprattutto trasmettere fiducia ai dirigenti. Lui non è stato il presidente, ma il padre di quel Messina fatto di grandi persone e lui era la prima di queste”.





