L’ultimo playout vinto dal Messina nel 2023 contro la Gelbison porta anche la firma di Ezio Raciti. L’ex tecnico giallorosso ha analizzato da attento osservatore l’ennesimo campionato tormentato in casa giallorossa, proiettandosi alla decisiva sfida di sabato a Foggia: “L’annata è nata male, speriamo possa essere raddrizzata proprio alla fine. I ragazzi sono stati encomiabili in questa situazione. C’è chi la sta gestendo nel modo migliore possibile, in altri contesti sarebbero già crollati. C’è un grande gruppo, che non merita di retrocedere né di scomparire dal professionismo”.

Dopo lo 0-0 maturato tra le mura amiche, i peloritani dovranno andare a caccia dell’impresa allo “Zaccheria” per mantenere la categoria. Il primo atto in campo non è stato esaltante come sugli spalti: “La gara di andata è stata bloccata dalla tensione e dalla posta in palio altissima, i margini di errore erano davvero minimi. È uno spareggio che si gioca su 180 minuti e si può rischiare di più soltanto nell’ultima mezzora. Per me è stato anche un segnale di maturità: andare allo sbaraglio nella prima partita poteva compromettere tutto”.
Raciti, che ottenne due salvezze miracolose alla guida del Messina, fa riferimento al recente turno dei playoff, in cui quattro squadre su cinque hanno centrato la qualificazione nonostante lo svantaggio del fattore campo al ritorno, mentre il Catania è stato condannato proprio dal passo falso casalingo dell’andata: “Con il Pescara ha preso gol a cinque minuti dalla fine e poi non è bastato vincere al ritorno per passare il turno. Con il senno di poi poteva rischiare meno all’andata e giocarsela meglio al ritorno. L’equilibrio regnava sovrano, il Catania non doveva perdere in casa”.

Allo “Zaccheria” servirà un Messina concreto come quello ammirato nel finale della stagione regolare, già capace di imporsi sul terreno dei rossoneri grazie ad una doppietta di Luciani: “Ha il potenziale per fare risultato a Foggia, ci ha vinto qualche settimana fa e deve provare a rifarlo. Rispetto al campionato in Puglia hanno corretto qualcosa e si giocano tanto anche se la situazione societaria è simile al Messina. Bisogna fare risultato in campo e aspettare poi gli eventi”.
Questa volta non ci potrà essere l’aiuto della gente, che due anni fa fu decisivo per ribaltare la sconfitta sul campo della Gelbison. Dalla beffarda rete di Tumminello ad Agropoli all’1-0 di Ragusa al ritorno, nei minuti conclusivi di un playout intensissimo, che valse la salvezza al Messina: “Il pubblico ha risposto alla grande, presenziando anche agli allenamenti oltre che in partita. La sua parte l’ha sempre fatta e ci saranno anche tanti tifosi che la vedranno al maxi-schermo allo stadio. All’epoca, contro la Gelbison, in trasferta non concretizzammo due o tre occasioni e loro ci punirono sfruttando l’unica vera opportunità. All’andata subimmo gol al novantesimo, ma la ribaltammo grazie al ritorno in casa. Questa volta è diverso”.

Se deve indicare un simbolo del Messina di oggi, Raciti sceglie proprio un messinese doc: “Credo che l’anima di questa squadra sia Marco Crimi, per senso di appartenenza, carisma ed esperienza è fondamentale. Un po’ come lo furono Peppe Rizzo e Antonino Ragusa, che firmò il gol salvezza al ritorno. Crimi è anche lui messinese, ha tanta volontà e qualità. È un grande calciatore ma anche il leader di questo gruppo”.
In Puglia, dove la capienza è di 11mila spettatori, sono attese circa settemila presenze ma l’ex tecnico dell’Acr non crede che il fattore ambientale possa essere davvero determinante: “A Foggia ci sarà un ambiente caldo ma in campo questo conta meno. Il Messina non schiera ragazzini di primo pelo anche perché non si sta più facendo minutaggio e c’è anche il Var per eventuali episodi dubbi. La tensione iniziale si dovrebbe sciogliere e poi le due squadre potranno giocarsi il tutto per tutto. Sono ottimista: il Messina ha la condizione fisica e spero anche quella mentale per ottenere la salvezza”.





