Portanova: “Messina il mio primo amore calcistico, è stata la tappa più importante”

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Il triennio a Messina e le impagabili emozioni vissute in giallorosso. Daniele Portanova si è raccontato in una lunga intervista a DoppioPasso Podcast. L’ex difensore, tra le altre anche di Napoli, Siena, Bologna e Genoa, ha spiegato come l’approdo in riva allo Stretto (correva l’anno 2000) abbia rappresentato l’ideale trampolino di lancio, dopo le esperienze con Fermana e Avellino: “Ero un ragazzo giovane, la mia carriera era salita sul tetto del mondo per poi scendere totalmente. Dopo Avellino vivevo una situazione mentale non al top e vedevo il sogno allontanarsi sempre di più. Dentro la mia testa ero ancora forte, avevo già fatto 150 partite. Il mio procuratore mi aveva prospettato l’Alzano, a Bergamo, io sarei andato da tutte le parti pur di giocare. L’accordo era quasi fatto, fino a quando mi disse che si era inserito il Messina. Ricordo di essere andato al bar e sfogliando il giornale ho letto che il Messina aveva vinto il campionato di C2, venendo promosso in C1, giocando davanti a 20.000 spettatori. Ho deciso di andare lì solo per i tifosi, avevo bisogno di avvertire il calore della gente”.

Daniele Portanova
Daniele Portanova ai tempi del Messina

La promozione ai playoff raggiunta nella storica finale ai danni del Catania, dopo aver perso il campionato al fotofinish nel testa a testa con il Palermo e poi due campionati tra i cadetti, fino al 2002/03, per il difensore romano, con 90 presenze e 5 reti all’attivo da autentico pilastro della retroguardia. “A Messina è iniziata veramente la mia carriera, sia a livello mentale che fisico, è stata la tappa più importante per il proseguo della carriera. Una piazza nella quale mi sono sentito giocatore perché c’era una grossa responsabilità. Quando abbiamo ottenuto la promozione (dalla C1 alla B, ndr) sono stato il giocatore con più presenze nella stagione. E poi il “Celeste” di quegli anni, faccio fatica a spiegarlo agli altri. Con quello stadio pieno ho provato la stessa sensazione soltanto a Napoli con 80.000 persone. Nei tre anni al “Celeste” non si perdeva mai in casa, entrando in campo si stava già 2-0 per noi, era impossibile non vincere con quell’atmosfera e con quei tifosi”.

Coppola, Portanova e Di Livio (foto Alessandro Denaro)

Tra tutti i compagni avuti, con tanti nomi celebri, si illumina soprattutto quando ripensa al numero 10 di quel Messina: “Il più forte di tutti era Enrico Buonocore, un fenomeno, tanto che era soprannominato Diego Armando Buonocore. Gli ho visto fare certe cose… Ho avuto la fortuna di allenarmi insieme a lui, quando voleva farlo (ride, ndr), perché non aveva preso da Maradona soltanto il piede sinistro. Quando si allenava, però, era una cosa incredibile. Si metteva a calciare dal limite dell’area, diceva che per dieci volte l’avrebbe messa sotto l’incrocio ed era così”.

Spesso presente in città, impegnato qualche mese fa nella partita evento per la festa dei 125 anni del Messina, Portanova sottolinea l’affetto verso i tifosi e svela qualche segreto di quella squadra che fece sognare tutti: “Messina per me è una seconda casa. Ancora oggi mi dicono che eravamo un grande gruppo, ma non era proprio vero. Ci menavamo, durante l’allenamento non ci potevamo vedere l’uno con l’altro, però la nostra era una squadra vincente. Tutti quanti ragionavamo in maniera diversa a livello comportamentale e di gestione, ma la domenica si era uniti per un solo obiettivo comune, quello di portare il Messina più in alto possibile. Penso di essere rimasto nella storia e nel cuore dei tifosi, lo si avverte quotidianamente. Quando giro per la città a volte sono io a fermare i tifosi. Se l’amore è rimasto da parte mia verso di loro e viceversa significa che qualcosa hai dato. Messina è stato il mio primo vero amore calcistico, la tappa più importante della mia carriera”.

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