Per Nibali è stato davvero un peccato olimpico. Ma Vincenzo potrebbe riprovarci

Vincenzo NibaliUn primo piano di Vincenzo Nibali

Quella maledetta scivolata ha rappresentato la distruzione e la fine di un sogno. Vincenzo Nibali è tornato da Rio De Janeiro con le ossa rotte. E non ci riferiamo solo alla clavicola a cui è stato immediatamente operato all’ospedale di Brescia al suo rientro in Italia. Parliamo soprattutto della delusione di essersi visto sfuggire di mano un traguardo che sembrava sempre più vicino e sempre più alla portata.

Vincenzo Nibali

Lo ”squalo dello Stretto” in azione in Brasile

L’Italia può puntare in alto. Gli uomini per aiutare il siciliano non mancano e poche nazioni sono attrezzate come la nostra”, aveva dichiarato il collega Giacomo Nizzolo in un’intervista itinerante sulla stagione ciclistica 2016 rilasciata a Bwin.it, ma il destino ha voluto scrivere un film dal finale amaro. Il siciliano e tutta la Nazionale Italiana avevano condotto una gara a dir poco perfetta dal punto di vista tattico. Il messinese era lì a giocarsi la medaglia d’oro o comunque il podio olimpico, obiettivo della sua stagione. Ma questo è lo sport. O meglio, questa è la vita. In un semplice attimo tutto può essere distrutto e tutti i sacrifici che hai fatto diventano inutili. E si rimane con un pugno di mosche in mano.

Tiravo come un matto. Gli inseguitori erano lì a soli venti secondi. Sulle discese ho costruito le mie vittorie e la mia carriera. Per questo motivo non sono arrabbiato. Rio ultima chance olimpica? È vero che ho 32 anni, ma mai dire mai. Si dice così no?”, ha commentato con grande saggezza lo stesso Vincenzo Nibali ai microfoni del Corriere.it subito dopo l’operazione.

Vincenzo Nibali

Vincenzo Nibali in ospedale a Brescia

La delusione è inevitabile ma ancora una volta emergono la determinazione, la caparbietà e la voglia di ripartire e ricominciare. Una caduta non può cancellare tutto. Lo “Squalo” di Messina saprà ancora tirare fuori gli artigli. La sua stagione resta esaltante. Basti pensare alla sua stupenda vittoria al Giro d’Italia. Una maglia rosa strappata con i denti, quando ormai nessuno ci credeva più. Ma il campione è così. Ti entusiasma, ti stupisce e ti zittisce. Perché, prima della rimonta, qualcuno aveva iniziato a storcere il naso e a criticare. Vincenzo ha risposto anche a loro, dimostrando, ancora una volta, tutto il suo valore, la sua classe e il suo talento.

Nella sua bacheca c’è davvero di tutto. Dai grandi giri alle classiche. Un corridore polivalente e in grado di adattarsi a tutte le corse e a tutte le condizioni. A voler cercare il pelo nell’uovo si può dire che manca il grande alloro, ossia il trionfo mondiale o olimpico. Qui però la sfortuna si è messa di traverso. E non ci riferiamo solo a quanto accaduto a Rio de Janeiro, ma anche alla caduta del mondiale di Firenze nel 2013. È una sorta di conto aperto e di battaglia infinita. Siamo sicuri che Nibali non si arrenderà fino a che non l’avrà vinta. Ed è forse in questo modo che bisogna leggere quel suo “mai dire mai”. D’altronde quattro anni, alla fine, non sono poi così tanti.

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