Nicchi: “Il settore arbitrale è campione del mondo. La Goal Line Technology? Costa tanto”

Nicchi durante la conferenza stampa

Ha effettuato un’ampia panoramica sul mondo arbitrale italiano, soffermandosi sui temi di maggiore attualità. Il presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, Marcello Nicchi, alla prima visita istituzionale a Messina dal giorno del suo insediamento ai vertici dell’AIA, è stato al centro dell’evento organizzato dalla sezione “Salvatore Rizzo” alla Camera di Commercio ed introdotto dal giornalista Pietro Di Paola, al termine del quale si è svolta la riunione riservata agli Associati ed ai loro familiari. Presenti Rosario D’Anna, componente del Comitato Nazionale dell’AIA, Giuseppe Raciti, presidente del Comitato Regionale Arbitri della Sicilia, e Armando Salvaggio, vice presidente Cra.

Marcello Nicchi durante la conferenza stampa

Marcello Nicchi durante la conferenza stampa

Capitolo Goal Line Technology, adottata già dalla Premier League e  fresca di via libera in Bundesliga. Il ricorso al mezzo tecnologico anche nel calcio, sulla scorta di quanto avviene già in altri sport, è oggi ritenuto da più parti un passaggio fondamentale. Dopo i fatti di Milan-Udinese l’amministratore delegato rossonero, Adriano Galliani, ha dichiarato battaglia per l’introduzione della tecnologia in campo. Gli hanno fatto eco il presidente del Bari, Gianluca Paparesta e soprattutto il presidente federale, Carlo Tavecchio, che nel prossimo Consiglio la proporrà per la prossima stagione. Su questo aspetto Nicchi resta fermo sulla sua posizione, respingendo le osservazioni di Cesari (il quale aveva affermato che nel 2013/2014 ci sono stati 368 casi da moviola e gli arbitri ne hanno sbagliati 138) e lancia un interrogativo: “Chi è preposto a modificare le regole è l’International Board. Gli arbitri italiani applicano semplicemente il regolamento. Anzi, siamo stati spesso in prima fila per certe sperimentazioni, penso ad esempio al doppio arbitro o alla segnalazione del recupero, alcune poste poi in essere ed altre magari accantonate. Gli arbitri di area sono stati utilizzati per primi proprio in Italia e successivamente sono stati introdotti dalla Uefa col supporto di Collina. Stanno funzionando molto bene, perché sono chiamati ad esprimersi non soltanto sul gol-non gol, ma anche su altri episodi. Affermo, peraltro, che non hanno mai sbagliato una valutazione circa al fatto se il pallone fosse realmente entrato in porta o meno. La Goal Line Technology, approvata dall’International Board e successivamente introdotta di Inghilterra, costa tanto. Come si può non essere favorevoli ? Chi vuole, dunque, la inserisca pure. Ma in questo preciso momento è giusto operare questo genere di introduzione oppure sarebbe meglio spendere i soldi per altro, dopo i tagli del Coni alla Figc, tenuto conto delle necessità del mondo del calcio ?”.

Dopo la finale dei Mondiali diretta in Brasile, tra Germania e Argentina, Rizzoli descrisse subito in un’intervista le sue sensazioni e spiegò alcune decisioni assunte nel corso del match. Utopistico che possa avvenire anche in Italia per cancallare i veleni ? “Per costruire qualcosa di positivo dovremmo essere in due. A nessun arbitro che lo abbia richiesto è stato mai vietato di rilasciare un’intervista, ma parlare a caldo, alla fine delle partite, lo ritengo pericoloso, in quanto c’è ancora l’adrenalina. Sarei maggiormente favorevole affinché ciò avvenisse nei giorni successivi. Ci vuole però la disponibilità da parte di tutti, perché nei dibattiti seguenti alle gare di campionato in Italia spesso e volentieri si giustificano le sconfitte addossando le colpe agli arbitri. Si fanno troppe interviste su toni polemici”.

Nicola Rizzoli, ha diretto la finale dei Mondiali 2014

Nicola Rizzoli, ha diretto la finale dei Mondiali 2014

Il presidente Figc regionale, Sandro Morgana, ha recentemente denunciato i rischi dell’arbitraggio in Sicilia relativamente alle serie minori. Su questo e in generale sul movimento dilettantistico Nicchi spiega: “C’è stata una grande crescita nelle categorie minori. Abbiamo dei ragazzi molto preparati che studiano per diventare arbitri. Alle spalle vi è un lavoro di una decina d’anni e chi dirige le gare fa dei sacrifici enormi, anche per raggiungere il campo di gioco. Arrivare a picchiare gli arbitri era quasi diventato la normalità, ma adesso non è più accettabile. La violenza nel calcio è un cancro da debellare. Nella passata stagione sono stati ben 375 gli arbitri finiti al pronto soccorso. Ne abbiamo parlato col Ministero dell’Interno e, attraverso le nuove delibere del Consiglio Federale, chiederemo il Daspo per i responsabili e che l’Aia possa costituirsi parte civile. Potremmo persino arrivare a decidere di non inviare più gli arbitri a certe squadre, se i fatti dovessero ripetersi”.

“Gli esempi sbagliati – chiosa Nicchi – vengono sempre dall’alto e dunque dalle categorie superiori, ma a pagare i problemi è poi il mondo dilettantistico. L’Italia oggi è una nazione allo sfascio, servono cultura e dialogo in tutti gli ambiti. Gli arbitri possono commettere anche errori grossolani, ma ciò avviene come può capitare pure ai giocatori in campo, sebbene questi non vengano sottolineati allo stesso modo. Ci vuole maggiore collaborazione tra tutte le componenti. Preferisco non far nomi di calciatori italiani, ma ce ne sono tanti che reputo dei seri professionisti che rispettano il lavoro degli arbitri. In tal senso, dunque, porto gli esempi a livello internazionale di Ronaldo e Neuer”.

Il presidente AIA

Il presidente AIA

Infine il bilancio generale del presidente dell’Aia: “La divisione tra A e B ? L’hanno voluta le leghe, noi ne abbiamo semplicemente preso atto. Per me ci sono comunque dei fattori positivi e ciò non impedisce lo scambio di arbitri tra le due diverse categorie. Anche la Sicilia è tornata ai vertici dopo qualche anno, con i palermitani Abisso e Saia che stanno facendo molto bene tra i cadetti. In generale contiamo ad oggi 6.800 iscritti ai corsi arbitrali. Il settore oggi in Italia è campione del mondo e non ha mai vissuto un momento importante come questo”.

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