Emergono ulteriori dettagli sulle richieste avanzate dalla Procura della Repubblica presieduta da Antonio D’Amato. La liquidazione giudiziale dell’Acr Messina, se dichiarata, avrebbe conseguenze per gli attuali soci, Aad Invest Group, che detiene l’80% delle quote, e Pietro Sciotto, che ha mantenuto il 20%. L’ex presidente ha peraltro amministrato il club per oltre sette anni, prima della cessione alla fiduciaria lussemburghese, formalizzata a inizio gennaio.

La camera di consiglio non è stata ancora sciolta perché, in linea con quanto previsto dal nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, la dichiarazione di fallimento rappresenta sempre l’extrema ratio, che si cerca in tutti i modi di evitare. Lo dimostra la pronuncia dell’8 agosto scorso, quando vennero concessi altri due mesi di tempo per redigere un concordato preventivo o un piano di ristrutturazione del debito, che i consulenti dell’Acr dovrebbero presentare entro il prossimo 10 ottobre.
Il sostituto procuratore Fabrizio Monaco ha però chiesto di potere integrare nel fascicolo alcune contestazioni che non fanno riferimento all’ambito sportivo e sarebbero state mosse al nuovo direttore generale Giuseppe Peditto. Secondo quanto filtra da Palazzo Piacentini, nel mirino della Procura non c’è però la gestione dell’Acr Messina, recentemente affidata alla Doadi Srls, ma un’altra procedura concorsuale, che risalirebbe a un periodo compreso tra il 2020 e il 2022.

Il diretto interessato, contattato dalla nostra Redazione, afferma di non essere a conoscenza di alcuna procedura in corso e lo stesso viene confermato dal suo legale Roberto Di Pietro, a cui non è stato notificato alcun procedimento. Se ne saprà di più nelle prossime settimane. Peditto si dichiara invece “sereno e fiducioso” in vista della pronuncia del Tribunale. Tornando all’Acr Messina, la parola passa adesso al collegio presieduto da Ugo Scavuzzo, affiancato dal giudice relatore Daniele Carlo Madia e dalla collega Maria Carmela D’Angelo.
I tre magistrati stanno valutando la richiesta di liquidazione, che – se accolta – dovrà essere chiaramente motivata. Se la fumata sarà nera, per il club ci sarebbe probabilmente un’unica via d’uscita: l’autorizzazione dell’esercizio provvisorio dell’impresa, che garantirebbe la continuità aziendale e sportiva, e la nomina di un curatore fallimentare. In pratica lo stesso percorso del Fc Messina edizione 2008/09. In quel caso la famiglia Franza aveva rinunciato alla serie B, iscrivendo il club in D.

Nel marzo 2009 un’asta fallimentare diede vita a un “nuovo” Acr Messina, targato Di Lullo-Di Mascio, nato dal ramo sportivo del Fc, che non ereditò le passività accumulate dal precedente club. Una soluzione che consentì di evitare la cancellazione dai ranghi federali. Nelle prossime ore sarà chiaro se la storia si ripeterà o se le istanze degli avvocati Gianpiero Picciolo e Giuseppe Cicciari saranno accolte e l’Acr avrà un altro di mese di tempo per definire i dettagli del piano di rientro dai debiti pregressi mentre la Doadi e il dg Peditto continuerebbero a gestire l’ambito sportivo, come è già accaduto nel corso delle ultime, vivaci, settimane, in cui sono stati messi sotto contratto ben 27 nuovi tesserati.





