Nessuna comunicazione da parte dell’Acr Messina in merito ai pagamenti che andavano effettuati entro oggi. Il riferimento è ai tre mesi di stipendi maturati dai tesserati, tra febbraio e aprile, al pari delle sei mensilità relative a contributi previdenziali e fiscali. Improbabile una fumata bianca dell’ultima ora, per un club che continua ad inanellare inadempienze e rischia seriamente di perdere anche la serie D dopo avere salutato sul campo la Lega Pro.

La data cardine è adesso martedì 10 giugno, quando i vertici dell’Aad Invest Group dovrebbero presentarsi in un’aula del Tribunale di Messina, anche se sul punto è lecito dubitare. Il Ceo della fiduciaria lussemburghese Doudou Cisse è scomparso da oltre quattro mesi, l’altro amministratore Alexandre Chateaux non si è mai visto in città, a differenza del presidente (dimissionario) Stefano Alaimo, unico ad essere ascoltato.
L’inchiesta è curata dal procuratore capo Antonio D’Amato, dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio e dal sostituto Fabrizio Monaco. In aula potrebbe esserci soltanto il socio di minoranza Pietro Sciotto, insieme al suo legale. I magistrati dovranno esprimersi sull’eventuale dichiarazione di liquidazione giudiziale. Un rinvio, che sarebbe comunque breve, di una decina di giorni al massimo, sarà valutato in presenza di un’istanza di concordato preventivo, che dovrebbe essere deliberata dal consiglio di amministrazione del club e finanziata dal presidente uscente.

Oppure sarà concesso soltanto di fronte a novità rilevanti. Come una proposta seria e concreta dell’attuale proprietà o di eventuali acquirenti o imprenditori interessati, che in quella sede dovrebbero però fornire adeguate garanzie di solvibilità ai magistrati. Soltanto l’iniezione di risorse fresche consentirebbe l’iscrizione al campionato e una continuità di gestione, evitando la liquidazione, ovvero il vecchio fallimento. Considerato il -14 di penalizzazione già certo sembra però utopistico un intervento esterno.
I debiti accumulati, di circa un milione di euro, sono stati contratti principalmente con l’Erario, tra Iva, Inail e Inps. Da qui l’inevitabile intervento della Procura. Passività contratte da febbraio in poi, da quando l’Aad non ha più onorato alcuna scadenza economica. In precedenza invece il Messina aveva versato, nell’arco di un anno e mezzo, oltre 350mila euro, la metà dei 700mila rateizzati nell’ambito del decreto “Salva-calcio”, beneficio concesso ai club in sofferenza durante l’epoca del Coronavirus, in cui la chiusura degli stadi comportò l’abbattimento degli introiti da botteghino, acuendo la crisi delle società sportive.





