Il direttore generale Morris Pagniello è tornato finalmente a parlare dopo il play-out che è costato la retrocessione: “Dopo un lungo silenzio necessario per riflettere, torniamo in conferenza stampa davanti a voi. Né io né il presidente Justin Davis abbiamo probabilmente ancora compreso la grandezza di questo club e di ciò che rappresenta per la città. Siamo consapevoli che c’è molto lavoro da fare. Saremo qui per la squadra per i prossimi tre o cinque anni. Eccellenza o serie D, il progetto va avanti. Ci dispiace per quanto accaduto a Ragusa e delle decisioni assunte, di cui ci assumiamo le responsabilità”.

Il club si affida al tecnico Alfio Torrisi, che ha già vinto in D ed Eccellenza con Trapani e Aci Sant’Antonio, e al direttore sportivo Maurizio Pellegrino, reduce dalle esperienze con Catania e Reggina: “Pensiamo di avere scelto le persone giuste, i risultati dipenderanno dai calciatori che andranno in campo. Oggi i protagonisti sono il mister e il ds. Il progetto del futsal è molto importante, così come quello del calcio femminile: siamo sulla strada giusta. Grazie ai tifosi, perché ci sostengono anche nei momenti bui”.
Le difficoltà di Fasano, Nardò, Sangiuliano, Enna e Imolese lasciano vive le speranze di ripescaggio: “Ci avevamo sperato, poi abbiamo ricevuto una doccia gelata per i pochi posti disponibili ma negli ultimi giorni si è riaperta la speranza della serie D. Il nostro progetto comunque non è cambiato né il budget, in Eccellenza avremmo la stessa rosa che avevamo programmato per tentare di vincere anche in D”.

Pagniello ha anche recitato il mea culpa, facendo probabilmente riferimento a un mercato in cui gli acquisti ispirati da lui, da Kaprof e Werner a Papallo, non hanno brillato, e soprattutto all’allontanamento di Pippo Romano e Giovanni Martello, a cui venne preferito Feola: “Ho imparato tanto in questi sei mesi, in una piazza grande ed esigente. Se si potesse tornare indietro avrei voluto queste persone al mio fianco dall’inizio. Se avessimo lasciato il mister o il direttore precedenti non sapremmo comunque come sarebbe andata. Ma ho imparato che è meglio lasciare lavorare persone del territorio, che conoscono meglio il campionato”.





