Dopo 17 anni la storia del Messina Calcio potrebbe esaurirsi di nuovo in un’aula di tribunale. Nel 2008 toccò al Fc, il 10 giugno è il turno dell’Acr. Nel frattempo però il nuovo codice della crisi d’impresa ha introdotto alcune novità.

Accorpati in un unico testo tutti i sistemi alternativi alla crisi, è stato sostituito il vecchio termine “fallimento” con una formula neutra e sulla carta più tenue, la “liquidazione giudiziale”. Sono state introdotte le “misure d’allerta”, che dovrebbero scattare quando la situazione della società interessata non è ancora del tutto compromessa ed è possibile immaginare un finanziamento bancario.
Un intervento preventivo finalizzato a salvaguardare il valore aziendale. Misure che in realtà non stanno avendo grande diffusione e che nel caso dell’Acr servono a poco. La situazione appare infatti compromessa dagli scarsi investimenti, che nel corso del 2025 si sono praticamente azzerati, dopo l’avvento dell’Aad Invest Group.

Il 28 novembre 2008 il Tribunale certificò lo stato d’insolvenza del Fc Messina e diede il via all’esercizio provvisorio, con il curatore fallimentare – all’epoca era Domenico Cataldo – che si sostituì all’amministratore per garantire la continuità d’impresa, ottenendo poi la salvezza sul campo. La procedura fallimentare viaggiò spedita per garantire la conclusione del campionato senza perdere il titolo sportivo di serie D, categoria in cui si era auto-retrocesso il club dei Franza dopo la rinuncia alla B.
A stagione quasi conclusa, a marzo 2009, venne completata la cessione del ramo d’azienda sportivo del fallito Fc in un’apposita asta. Una perizia ne stimò il valore (il club era pur sempre reduce da quattro stagioni vissute tra serie A e B) e dopo un bando di gara fu aggiudicato al “nuovo” Acr creato da Arturo Di Mascio e Alfredo Di Lullo, che in realtà non garantirono un futuro florido al Messina.

A quell’asta parteciparono anche Giuseppe Criniti e Pietro Caminiti, che si avvicendarono alla guida dell’Igea Virtus, ereditata da Immacolato Bonina e poi destinata a scomparire. Oggi, a 35 giorni dal termine per l’iscrizione in serie D, appare utopistico immaginare un percorso simile. I tempi sono ristretti e la presenza di 14 punti di penalizzazione sembra scoraggiare ulteriormente eventuali investitori.
La verifica delle passività di bilancio potrebbe quindi precedere l’avvio della liquidazione giudiziale. La pronuncia sul destino dell’Acr Messina arriverà già il 10 giugno? Difficile prevederlo. Gli attuali soci potrebbero chiedere un rinvio presentando l’istanza per un concordato preventivo, che dovrebbe essere deliberato dal cda del club. Si tratta di uno strumento pensato per abbattere i debiti con Fisco, fornitori e calciatori.

Non avrebbe invece particolare efficacia un saldo parziale ad alcuni tesserati, perché va rispettata la “par condicio creditorum”, senza privilegiare qualcuno a discapito degli altri. Sul tema giova ricordare che 17 anni fa, la notte prima dell’udienza che ne decretò il fallimento, venne indetta un’assemblea straordinaria del Fc Messina per sottoscrivere un aumento di capitale sociale. Il 20% della somma venne versato contestualmente per coprire in parte i debiti. Un tentativo in extremis, che si rivelò però infruttuoso.
Considerato il segreto istruttorio ha poco senso avventurarsi sulle possibili pronunce. Poi molto dipenderà da chi si occuperà della sentenza. In caso di concordato preventivo la competenza spetterà ad un giudice monocratico, il che renderebbe ancora più improbabile una pronuncia immediata (sarebbe contestuale peraltro la richiesta di rinvio). In caso di liquidazione giudiziale invece la decisione sarà collegiale: in tal caso la camera di consiglio potrebbe iniziare subito e la decisione arrivare già una volta conclusa.





