Messina, fumata nerissima. Mancano 149mila euro: saltano ancora i pagamenti

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Nonostante una proroga, con la “deadline” inizialmente fissata per la tarda mattinata posticipata fino alle 16:30, su richiesta dei promotori del tentativo di salvataggio del club, alla fine il notaio Bernardo Maiorana ha alzato bandiera bianca. E con lui un’intera tifoseria, che ha vissuto altri giorni di vana attesa. Secondo quanto è stato possibile ricostruire, il tentativo avviato dall’Amministrazione Comunale ha consentito di raccogliere in tutto 163mila euro, che saranno restituiti a chi aveva aderito all’appello.

Stefano Alaimo
Stefano Alaimo nello studio del notaio Maiorana (foto Simone Milioti)

Manca poco meno della metà della cifra complessiva, ovvero 149mila euro. È una sconfitta di tutti: dalle Istituzioni all’imprenditoria. In due mesi, dal 16 febbraio al 16 aprile, Messina, una città di circa 220mila abitanti che spesso si professa con tanta retorica come la 13esima d’Italia, non è riuscita a raccogliere una somma importante ma comunque residuale se paragonata ai budget milionari di club come Avellino, Catania o Benevento.

Innumerevoli gli errori commessi dalla famiglia Sciotto, che dopo otto anni di tormentata gestione ha ceduto il club ad una realtà totalmente inconsistente come l’Aad Invest Group, incapace di immettere liquidità in cassa dopo le tante promesse illustrate a Palazzo Zanca a fine gennaio. A questo punto anche le ultime sfide con Foggia e Juventus Next Gen perdono significato e pathos. Si proverà fino alla fine a difendere sul campo la C ma in estate sarà tutto ancora più complicato. Per un’Acr sempre più indebitato diventa utopistica anche l’iscrizione al prossimo campionato, vincolata al saldo di tutti gli arretrati.

Finocchiaro, Basile e Roma
Finocchiaro, Basile e Roma (foto Paolo Furrer)

La sintesi è che a Messina non ci sono le premesse per fare davvero calcio professionistico. Con il concreto rischio della quarta ripartenza da zero in 32 anni. Numeri inequivocabili, che certificano il fallimento di una comunità. Un flop che coinvolge tutti, dall’Amministrazione, che si è mossa forse tardivamente, ad un’imprenditoria ormai tradizionalmente sorda. Fino alla stampa, che spesso è sembrata illudersi di fronte agli scenari tratteggiati da intermediari e (presunti) finanziatori. Che alla prova dei fatti, e dei bonifici, sono nuovamente evaporati. Condannando il Messina e i suoi incrollabili appassionati ad un’altra cocente delusione. Il futuro adesso fa davvero paura.

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