Messina, che stangata: Ferrigno inibito fino a marzo, club multato di 10.000 euro

GM4_0044L’A.C.R. MESSINA è stato multato di 10.000 euro dal Giudice sportivo della Lega Pro dopo la gara con il Melfi diretta da Marinelli di Tivoli “perchè persone non identificate ma riconducibili alla società entravano più volte nel recinto di gioco utilizzando un cancello che permetteva l’ingresso dagli spalti, rimasto aperto ed incustodito; una di dette persone entrava sul terreno di gioco per esultare con i calciatori in occasione della segnatura di una rete, e partecipava alle proteste verso l’arbitro, unendosi ai dirigenti e calciatori della propria squadra; perchè propri sostenitori durante la gara intonavano cori offensivi verso l’arbitro e lanciavano verso lo stesso un accendino, senza colpire; per mancata assistenza alla terna arbitrale al termine della gara e per mancanza di acqua calda alle docce dello spogliatoio degli ufficiali di gara”.

Inibito a svolgere ogni attività in seno alla Figc a ricoprire cariche federali e a rappresentare la società nell’ambito federale a tutto il 31 marzo 2014 il ds Fabrizio Ferigno che era stato espulso nel corso del primo tempo dell’ultima sfida “per comportamento offensivo verso l’arbitro durante il primo tempo di gara; allontanato rivolgeva all’arbitro reiterate frasi offensive e minacciose e rallentava l’uscita dal terreno di gioco, costringendo l’arbitro ad una breve sospensione della gara; al termine del 1. tempo di gara rientrando negli spogliatoi rivolgeva all’arbitro ulteriori frasi offensive”. Due turni anche al vice allenatore Antonello Altamura “per comportamento offensivo e minaccioso verso un calciatore della squadra avversaria nell’intervallo della gara”. Tra i giocatori due giornate a Simonetti espulso “per atto di violenza verso un avversario senza avere la possibilità di giocare il pallone”. Una a Ignoffo e Corona. In diffida Cucinotta, giunto al terzo cartellino giallo stagionale. Per la Casertana, prossima avversaria dei giallorossi, stop di una giornata per Conti, Correa e Cruciani.

 

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