Messina, Barbera ha tirato il freno a mano. Candido: “Distanza incolmabile”

Maglia sponsorizzata da Caffè BarberaIl marchio "Caffè Barbera" è già comparso sulle maglie del Messina nella stagione 2015/2016

È stato annunciato a più riprese, ma mai confermato. L’atteso incontro, previsto nella giornata di venerdì, tra il gruppo Barbera e i soci dell’ACR Messina, alla fine non si terrà. A confermarlo il legale dell’imprenditore del caffè Bonaventura Candido: “La distanza tra le parti è incolmabile e a questo punto abbiamo ritenuto inutile perdere altro tempo. Non c’era neppure una convocazione ufficiale, che attendevamo da sabato. Non ci sarà alcun incontro e a questo punto non ne programmeremo altri neppure in seguito”.

Barbera, Proto e Candido

Francesco Barbera, Franco Proto e l’avvocato Bonaventura Candido

La società ha replicato di avere regolarmente inviato una convocazione, attraverso posta elettronica certificata, anche se in tarda serata. Una comunicazione arrivata fuori tempo massimo, al termine di una giornata frenetica, nella quale lo stesso Candido è stato destinatario di una lettera minatoria, rinvenuta in una busta chiusa insieme a un proiettile. Un’intimidazione che non sarebbe comunque collegata al calcio, anche se questa è l’attività che negli ultimi giorni ha avuto grande rilevanza mediatica.

L’intesa non era affatto vicina, dal momento che dovevano essere limate consistenti divergenze. Negli ultimi giorni eppure era arrivato qualche timido segnale di apertura dall’imprenditore che ha messo in piedi il tentativo d’acquisto. O meglio, di partecipazione al capitale sociale, da innalzare sensibilmente dopo la riduzione arrivata nel corso della precedente gestione. Inizialmente era stato fissato un paletto, di un milione di euro, in merito al passivo che i potenziali subentranti erano disposti ad accollarsi. Una quota dovuta alla somma dell’esposizione debitoria rateizzata con l’Agenzia delle Entrate e del “rosso” ereditato dai predecessori.

Stracuzzi e soci in posa subito dopo la firma

Stracuzzi e soci in posa subito dopo la firma. Il club venne acquistato da Lo Monaco lo scorso 7 agosto

È proprio la mancata trasmissione dei documenti contabili, che già rappresentò il “leitmotiv” dell’estenuante trattativa tra Lo Monaco e Stracuzzi dell’ultima estate, il principale ostacolo che ha scoraggiato Barbera. L’amministratore delegato della nota azienda di torrefazione del caffè aveva sollecitato a più riprese la presentazione del bilancio consuntivo al dicembre 2015, del previsionale al prossimo 30 giugno e il dettaglio dei decreti ingiuntivi e delle procedure dovute a debiti fuori bilancio piovuti sul club nel corso dell’ultimo anno. In pratica, i soggetti che hanno proposto l’aumento di capitale non avrebbero mai acquistato il Messina “a scatola chiusa”, come fecero di fatto Stracuzzi, GugliottaOliveri e Micali, affiancati nell’occasione dagli avvocati Leonardo Termini e Giovanni Giacoppo. Il paradosso è che a oggi si conosce ufficialmente soltanto il bilancio, pubblico, che fa riferimento al 31 dicembre 2014, nel quale i debiti erano lievitati a un milione e mezzo di euro. Un’esposizione che Barbera si sarebbe accollato, soltanto a patto che fosse stata abbattuta almeno in parte.

Manfredi, Di Napoli e Argurio

Manfredi e Argurio erano due capisaldi del progetto di Barbera, che a questo punto sembra definitivamente scartato

Ad affiancarlo vi sarebbero stati l’imprenditore catanese Franco Proto e il messinese Antonio Rescifina, già presidente della Federazione Italiana Pallacanestro siciliana. Le altre quote da 12,5% sarebbero andate a una “newco”, costituita per l’occasione da professionisti messinesi (che non sono però mai usciti allo scoperto), e a una società veneziana, collegata allo stesso Proto. I restanti 200.000 €, nelle intenzioni di Barbera, dovevano invece essere reperiti attraverso l’azionariato popolare. Per incentivare i tifosi, a chi avesse partecipato con una sottoscrizione superiore ai 500 €, sarebbe andato un abbonamento omaggio in Tribuna B.

Barbera si era detto disponibile a rilevare perfino il 100% delle quote, se mai la controparte avesse voluto lasciare, in cambio del riconoscimento di una “royalty”, ovvero una buonuscita economica. Vi era comunque il disaccordo sul ritorno del ds Christian Argurio e del dg Lello Manfredi, recenti dimissionari, i cui profili appaiono ovviamente alternativi a quelli di filtrati nei giorni scorsi, come Vittorio Cozzella.

Commenta su Facebook

commenti