Matteo Laganà: “Bello giocare a Capo con mio fratello. In famiglia tutti cestisti”

Matteo LaganàMatteo Laganà

Il giocatore reggino, classe 2000, si appresta a vivere la sua quarta stagione consecutiva in Sicilia: “Un posto ideale per crescere e una scelta condivisa con la mia famiglia”. Sodini lo ha eletto faro della squadra: “Lo ringrazio molto, tutto l’ambiente mi dà grande fiducia”. Sul futuro: “Spero di giocare nuovamente con Marco. Ha disputato un campionato pazzesco”.

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Matteo Laganà e coach Sodini

L’investitura autorevole e ufficiale è arrivata sin dagli albori di una stagione ancora alle prese con tante incertezze. Il coach Marco Sodini senza mezzi termini ha detto che da Matteo Laganà si attende un futuro da Nazionale, se non da Eurolega. Parole che fanno piacere e responsabilizzano il prodotto reggino, che nel 2017 è arrivato in Sicilia forte di un contratto quadriennale, che dimostra la fiducia cieca che la società paladina riserva nel forte giocatore classe 2000.

Un sentimento che Matteo avverte addosso già da diverso tempo: “A Capo d’Orlando sto benissimo. Dal presidente al coach tutti mi gratificano e mi trasmettono sempre sensazioni positive. Cerco di ricambiare sul campo questa loro vicinanza e ho ringraziato personalmente coach Sodini”.

Marco e Matteo Laganà

I fratelli Marco e Matteo Laganà

Alle spalle un anno non particolarmente fortunato. La stagione lo ha visto a lungo ai margini per colpa di un brutto infortunio. Una volta rientrato, è arrivata la sospensione definitiva ma l’atleta calabrese guarda comunque agli aspetti positivi. “In avvio non siamo partiti male, eravamo 2-2 come borsino dopo quattro gare. Poi dopo Rieti è arrivata la brutta partita di Napoli, dove mi sono seriamente infortunato la spalla. La degenza è stata molto lunga e dopo i consulti con i sanitari ho deciso di operarmi anche per preservare il mio futuro in questo sport. Mi spiace aver dovuto lasciare la squadra sguarnita in cabina di regia per oltre due mesi. Inoltre in avvio anche Kinsey e Bellan hanno dato forfait aggiungendo defezioni al roster. Credo che questo finale inatteso almeno ci ha evitato di impelagarci in una bagarre nella lotta salvezza che per i nostri valori non meritavamo. Infatti con le aggiunte di Keller e Elmore ci siamo rialzati contro Napoli e sicuramente avremmo evitato i playout nella fase ad orologio”.

Matteo Laganà

Matteo Laganà

Nel corso della stagione in canotta Orlandina è arrivato come addizione determinante suo fratello Marco, sette anni più grande. Questo per Matteo ha rappresentato un ulteriore stimolo al superamento delle difficoltà dovute al guaio fisico: “Da sempre con lui ho un rapporto speciale e sono felice che abbia dimostrato sul campo di aver superato anche lui l’infortunio fisico avuto in passato. Spero che il prossimo anno resti qui, perché non è male giocare nella stessa squadra con tuo fratello. Ha condotto il gruppo con prestazioni eccelse (19 punti, 6 rimbalzi e 4 assist per gara, ndc), confermando il suo valore. L’unica amarezza è non aver potuto quasi mai giocare al suo fianco. Dal mio rientro infatti si contano soltanto 13 minuti insieme nella gara vinta con Biella, in un clima surreale per via delle porte chiuse. Non me lo sognavo così quel momento”.

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Matteo Laganà in maglia Urania Milano

Sul ruolo che predilige il millenial orlandino fa chiarezza: “Per mia natura amo molto tirare da fuori, ma crescendo ho preso consapevolezza che, complice la mia statura, devo affinare sempre più il ruolo di playmaker. Per stare ad alto livello è importante ritagliarmi spazio in questo ruolo perché da guardia il fisico è preponderante. In più mi piace molto dare i giusti ritmi ed equilibri alla squadra in fase di costruzione del gioco”. 

L’arrivo in biancazzurro risale al 2017, quando ha esordito in massima serie: “Avevo in piedi un discorso con Varese ma sono felice di aver scelto Capo d’Orlando perché mi cercava un club importante che da subito mi ha fatto entrare nel vivo del progetto. Il primo anno è stato un mix tra il bello di aver esordito in serie A e in Champions League e il brutto della retrocessione. Mi sono allenato al fianco di grandi giocatori, dispiace in primis per l’ambiente ma credo che in A2 abbiamo subito dimostrato di poter recitare a buonissimi livelli”.

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Matteo Laganà in maglia Armani Milano

In carriera vanta anche una doppia esperienza a Milano tra il magico mondo dell’Olimpia e il tesseramento in serie B con l’Urania. Un’esperienza significativa: “Giocavo con l’Armani nell’Under 18. Poche volte ho avuto l’opportunità di andare in panchina con la serie A. Non dimentico il 10 gennaio, il giorno del mio compleanno che è coinciso con un derby contro Cantù in cui giocava mio fratello Marco. È stato bellissimo davanti ai nostri genitori. A 16 anni fu un’avventura importante, la prima che mi ha fatto crescere e maturare lontano da casa”.

In Nazionale lui e suo fratello hanno centrato grandi traguardi: “Sottolineo il grande successo di Marco che nel 2013 da capitano ha vinto in Estonia gli Europei nella categoria Under 16. Io vanto il terzo posto al “mondialito” di Mannheim con l’Under 18. Quest’anno avrei dovuto giocare con l’Under 20 ma tutto è slittato per via della pandemia e quindi il mio percorso con le selezioni giovanili azzurre termina qui. Spero che possa riaprirsi con la Nazionale maggiore”.

Italia Under 18

L’Italia Under 18 di Laganà celebra la medaglia di Bronzo

Papà Lucio è sempre stato il suo più fedele allenatore, dispensatore di consigli oltre che grande giocatore: “Mi ha sempre spalleggiato, è un allenatore aggiunto. Mi fa capire le cose che realmente contano. Ha giocato in massima serie e a fine carriera anche a Capo d’Orlando. Per capire la tempra che aveva mi ricordo il suo canestro decisivo, pur avendo la spalla lussata, in un derby contro Patti, che è valso la promozione in serie B”.

La famiglia Laganà vive di basket. Tanti gli impegni per i genitori e i tre figli: “A casa nostra tutti hanno giocato. Siamo impegnati come istruttori perché a Reggio Calabria abbiamo una società, la Lumaka, che nasce dalle nostre iniziali (Lucio e Luca, Marco e Matteo, Katia), attraverso la quale gestiamo un bellissimo impianto, il PalaLumaka appunto, ricevuto attraverso un bando dall’Amministrazione. Ospita tutto il settore giovanile fino alla serie C”.

Laganà

La famiglia Laganà al completo (foto Lumaka)

Infine da un giocatore di soli 20 anni che vanta già tanta esperienza alle spalle ed è tra i patrimoni del basket italiano del futuro una considerazione sull’utilizzo dei giovani. Impiegato nell’ultima stagione per quasi trenta minuti per gara, è ai vertici della speciale classifica: “L’ormai ex ds Giuseppe Sindoni ha fornito un dato incontrovertibile, ovvero che in A2 soltanto 13 giocatori nati dal 2000 in poi giocano almeno dodici minuti. Non dico che dobbiamo giocare per forza, perché il campo bisogna sempre meritarselo, però bisogna anche dare fiducia ai giovani, se vogliamo creare generazioni future di atleti che possano dire la loro”.

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