Questa volta il miracolo salvezza non si è ripetuto. Dopo le due epiche rimonte del Messina di Raciti e un primo anno positivo con Modica al timone, l’ennesima disperata rincorsa non è andata a buon fine. Fermo restando che si era già rischiato tanto contro la Gelbison, che ai punti non avrebbe rubato nulla già due anni fa. Il playout si è confermato durissimo, proprio come accadde contro la Reggina con Lo Monaco presidente. In campo per 180’ un’altra squadra rispetto a quella ammirata nel girone di ritorno, che nel finale ha sfruttato le maggiori motivazioni rispetto agli avversari.

La squadra ha perso smalto, anche dal punto di vista fisico, con tanti elementi chiave come Buchel, Garofalo, Petrucci e Luciani che hanno abbassato il rendimento. Il messinese Crimi, che ha stoicamente incitato i compagni, non è riuscito a scuotere un gruppo di colpo impaurito. Il Foggia ha preparato meglio le due sfide, il Messina paga l’attendismo e la cautela mostrati nella gara di andata, quando peraltro sono stati effettuati pochi e tardivi cambi. De Sena non lascia il segno come Costantino ma ha avuto il merito di conquistare subito un rigore e magari avrebbe meritato più minuti.
Foggia, Lucchese, Triestina, Spal e Pro Vercelli hanno sfruttato il fattore campo al ritorno. Milan Futuro, Sestri Levante e Pro Patria, pur retrocedendo, avevano vinto l’andata in casa mentre il Caldiero Terme saluta la C dopo avere collezionato due pareggi con la quotata Triestina. Il Messina insomma è quello che si è giocato peggio il playout, anche se di fronte c’era un Foggia in crisi e adesso al centro di un’inchiesta giudiziaria proprio come l’Acr. Se Luciani avesse firmato la sua 15esima rete, confermandosi infallibile dal dischetto, la storia sarebbe probabilmente cambiata, anche perché quando il Messina ha osato, dopo tre tempi timidi, sono emerse le difficoltà del Foggia, che ha avuto anche il grande torto di non sfruttare le palle gol create nel primo tempo.

Significativo che il gol della retrocessione sia stato firmato proprio dagli ex Zunno ed Emmausso. Con un’estate lineare e senza il consueto immobilismo durato mesi si sarebbe potuto rinnovare il prestito dell’esterno dalla Cremonese, che invece ha girato Mamona, finito fuori lista a gennaio come Curtosi e Ndir. Il secondo aveva firmato un biennale ma ha legittimamente sfruttato la clausola rescissoria di fronte alla perenne incertezza vissuta in riva allo Stretto. Si potrebbe discutere la scelta di rinunciare a Simone Banchieri, anche perché i calciatori bocciati dall’ex tecnico della Vis Pesaro non hanno giocato neppure con il suo successore Antonio Gatto.
Che ha pagato l’assenza di un uomo chiave come Gyamfi, fra i trascinatori del gruppo. L’ennesima sessione invernale fiume, con il ds Domenico Roma che ha rivoltato come un calzino la rosa, operando ben sedici acquisti e tredici cessioni, questa volta non è bastata. I nodi prima o poi vengono al pettine e il Messina aveva esaurito ogni credito. Ma parlare soltanto di campo, scelte tattiche e prestazioni sarebbe riduttivo così come ingeneroso non tenere conto delle difficoltà di un gruppo di fatto senza società da quattro mesi, che avrebbe benissimo potuto tirare i remi in barca già prima delle miracolose rimonte di Cava e Giugliano.

La sciagurata cessione all’Aad Invest Group ha acuito problemi già noti. Tutto nasce dall’ennesima estate surreale, vissuta in perenne attesa di novità, tra acquirenti fantasma, un gruppo estero presentato come una realtà di spessore e poi incapace di onorare una sola pendenza economica. La retrocessione è figlia di otto anni di una gestione discutibile, adesso anche nel mirino della magistratura. Il presidente uscente Pietro Sciotto non hai mai fatto tesoro degli errori e anzi si è irrigidito di fronte alle legittime rimostranze dell’ambiente. Sfociate nella contestazione del tifo organizzato e in un girone di andata vissuto di fatto senza il pubblico che si è riavvicinato soltanto a gennaio.
Resta difficile da accettare che una cornice esaltante come quella del playout, con presenze ben oltre le 7mila ufficiali, faccia adesso da contraltare ad un futuro mestamente enigmatico. Da valutare i tempi dell’inchiesta che ha portato all’istanza di fallimento da parte della Procura. E sul tavolo restano le scadenze economiche. Per iscriversi in serie D bisognerà onorare tutte le pendenze pregresse, dai contributi del trimestre novembre 2024-gennaio 2025 alle mensilità che matureranno nelle prossime settimane. Tutt’altro che scontato. Dopo il declassamento il Messina non intravede ancora il fondo del burrone.





