Il Messina riparte quasi da zero: Sciotto pigia ancora il tasto “reset”

Pietro SciottoIl presidente Pietro Sciotto agli Oscar del Calcio (foto Nino La Macchia)

Archiviati. Raffaele, Grasso e i componenti dello staff tecnico Trimarchi, Pirelli e Arasi allungano la lista di chi è rimasto alle dipendenze dell’ACR soltanto per breve tempo. Il massimo dirigente ha mostrato grande passionalità, spinto da un innegabile amore per il Messina. Ma a un anno di distanza dai tre ritiri di Rocca di Caprileone, Villaggio Palumbo e Torregrotta, sembra di rivivere lo stesso film.

Peppe Raffaele

Avventura in giallorosso già conclusa per Peppe Raffaele

Una squadra costruita a più mani, con una serie di direttori sportivi “ombra” e una miriade di giocatori aggregati, transitati in riva allo Stretto su consiglio dei procuratori o dei consulenti che li propongono agli uomini mercato giallorossi. L’ACR già ad aprile, se non ancora prima, sapeva che non avrebbe disputato i playoff. Da allora sono trascorsi cinque mesi e in questo lungo intervallo di tempo sono stati contattati decine tra allenatori, direttori sportivi e addetti ai lavori.

Nel mezzo anche l’ipotesi di una fusione con il Città di Messina, i cui dirigenti credevano di avere raggiunto un accordo che avrebbe consentito di unire le forze, salvo poi scoprire dalla stampa che Sciotto era già in conferenza senza averli avvertiti. Una grande scalata in classifica ha riportato un Messina costruito male e in ritardo (lo dicono le quattordici cessioni operate nel mercato di riparazione) dai bassifondi della graduatoria al sesto posto finale. Eppure è stato giudicato insoddisfacente il lavoro di mister Modica, adesso a Cava con almeno sette ex giallorossi, e Lamazza.

Giacomo Modica

Giacomo Modica allena la Cavese ripescata in C

Così come prima gli strali avevano colpito il ds Ferrigno, emigrato altrove dopo un mese, senza che il suo contratto venisse mai depositato (storia ricorrente…), o il tecnico Venuto, che probabilmente si è pentito di non avere mai formalizzato le dimissioni paventate a più riprese nel corso dell’estate.

Le aveva già prospettate anche Raffaele, che a differenza del suo predecessore ha ritenuto la misura colma di fronte al caso Padulano e ai problemi di natura organizzativa. La mancata formalizzazione dell’accordo con l’attaccante di Torre Annunziata, da dieci giorni in riva allo Stretto in attesa di un contratto, è stata addebitata soltanto a una scelta tecnica. Poche ore dopo la squadra era costretta a chiedere ospitalità altrove in virtù della momentanea inagibilità della foresteria del “Franco Scoglio”.

Sciotto e Infantino

Il presidente Pietro Sciotto e il nuovo allenatore Pietro Infantino

Sciotto, incassato il colpo, ha pigiato ancora una volta il tasto “reset” e fugato gli equivoci dei tanti dirigenti “in pectore”, al lavoro da mesi senza un annuncio ufficiale, scegliendo un profilo di grande spessore come quello del ds Adriano Polenta, per cui parla il curriculum, e un tecnico come Pietro Infantino, che conosce bene la piazza e ha ottenuto grandi risultati ad Acireale, in una situazione societaria complessa e caotica.

La tifoseria organizzata, che in questi dieci anni ha perdonato tutto alle proprietà di turno, irrigidendosi irrimediabilmente soltanto sull’ipotesi di Ciccio Cozza allenatore, sembra già appagata da altisonanti obiettivi di mercato. Il resto della città, frastornata dai continui cambi di scenari, dovrà essere conquistata a suon di risultati. Altrimenti resterà lontana dagli spalti, come è accaduto nell’ultimo anno, nonostante il gioco spumeggiante proposto da Rosafio e compagni.

Sciotto e De Luca

Il presidente Pietro Sciotto e Cateno De Luca (foto Nino La Macchia)

Sarà la volta buona? Il beneficio del dubbio resta. E perdonateci se per una volta siamo un po’ critici, o più che altro obiettivi. Non vogliamo intaccare le speranze di ripescaggio né puntare il dito contro il presidente. Gli abbiamo appena consegnato uno dei nostri 22 Oscar del Calcio, rimarcando il fatto che è stato l’unico a partecipare al bando del Comune (mentre ad Avellino e Bari c’era la fila di imprenditori) e a investire fondi in un periodo di crisi e in un territorio depresso. Un premio di incoraggiamento. Se fosse stato presidente a Roma, Milano o Napoli, gli sarebbe toccato anche un bel Tapiro di “Striscia”.

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