Il 10 giugno è una data chiave per il futuro del Messina. Si terrà infatti martedì mattina l’attesa udienza (chiusa al pubblico) sullo stato patrimoniale dell’Acr, dopo la richiesta della Procura, che ha ipotizzato il reato di truffa e messo sotto la lente d’ingrandimento i conti del club peloritano. Un intervento originato dai debiti contratti principalmente con l’Erario, circa un milione di euro, tra Iva, Inail e Inps.

Passività contratte soprattutto da febbraio in poi, da quando l’Aad Invest Group, subentrata nella proprietà ad inizio gennaio, non ha più onorato alcuna scadenza economica. L’inchiesta è curata dal procuratore capo Antonio D’Amato, dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio e dal sostituto Fabrizio Monaco. Le parti sono state convocate di fronte al giudice delegato, Daniele Carlo Madia, che in caso di decisione collegiale dovrebbe essere affiancato da almeno altri due magistrati.
Non si hanno notizie ormai da mesi del Ceo della fiduciaria lussemburghese Doudou Cisse mentre l’altro amministratore Alexandre Chateaux non si è mai visto in città. Secondo quanto è filtrato, dovrebbe presentarsi regolarmente in aula, accompagnato dal suo legale, il presidente (dimissionario) Stefano Alaimo, che era già stato ascoltato dai magistrati. Atteso anche il socio di minoranza Pietro Sciotto, che aveva amministrato il club nelle precedenti sette stagioni, fin dalla sua fondazione nell’estate 2017.

Madia dovrà esprimersi sull’eventuale dichiarazione di liquidazione giudiziale, il “vecchio” fallimento. Determinanti saranno la posizione della difesa e chi si occuperà della pronuncia. Se Sciotto e il suo legale presenteranno un’istanza di concordato preventivo, per il graduale abbattimento dei debiti, la competenza spetterà ad un giudice monocratico. La pronuncia non sarebbe immediata per la contestuale richiesta di rinvio.
Che sarebbe comunque breve, di una decina di giorni al massimo. E sarà concesso soltanto di fronte a novità rilevanti, come una proposta seria e concreta dell’attuale proprietà o di eventuali acquirenti interessati, che dovranno fornire adeguate garanzie di solvibilità ai magistrati. Soltanto l’iniezione di risorse fresche consentirebbe l’iscrizione al prossimo campionato di serie D e una continuità di gestione. Il -14 di penalizzazione sembra comunque allontanare un eventuale intervento esterno.

In caso di liquidazione giudiziale la decisione sarà collegiale e la camera di consiglio potrebbe iniziare già dopo l’audizione delle parti. Considerato il segreto istruttorio ha poco senso avventurarsi sulle possibili decisioni. Secondo quanto è filtrato, i tesserati non hanno ancora ricevuto alcun pagamento negli ultimi giorni, neppure in concomitanza con la scadenza del 6 giugno, entro cui andavano onorate le mensilità di marzo e aprile (stipendi e contributi), che si aggiungono alle quattro saldate soltanto parzialmente in precedenza, da novembre a febbraio.
Un pagamento ai tesserati non avrebbe comunque particolare efficacia, perché va rispettata la “par condicio creditorum”, senza privilegiare qualcuno a discapito degli altri. 17 anni fa, la notte prima dell’udienza che ne decretò il fallimento, venne indetta un’assemblea straordinaria del Fc Messina per sottoscrivere un aumento di capitale sociale. Il 20% della somma venne versato contestualmente per coprire parte dei debiti. Un tentativo in extremis che si rivelò però infruttuoso. Dal 2008 al 2025: il calcio cittadino torna in un’aula di Tribunale e rischia un poco edificante bis.





