Si è tenuta in mattinata nei locali di Palazzo Piacentini l’udienza relativa all’Acr Messina. Il club era rappresentato dagli avvocati Gianpiero Picciolo e Giuseppe Cicciari, in passato già vicino all’ex presidente Pietro Sciotto, che non si è presentato in Tribunale al pari del successore Stefano Alaimo. Ovviamente assenti anche gli amministratori Doudou Cisse e Alexandre Chateaux, ormai scomparsi dai radar da mesi.

I legali del club, convocati al pari dei rappresentanti della Procura, hanno chiesto di potere accedere ad uno strumento di “regolazione della crisi”. Il giudice delegato Daniele Carlo Madia si è riservato di decidere nei prossimi giorni, una decina al massimo. Nessuna istanza di rinvio quindi: la causa è andata semplicemente “in riserva”, in attesa della pronuncia del magistrato. In questa fase non vi sarà alcuna decisione collegiale e sul merito della richiesta si pronuncerà soltanto il giudice monocratico.
L’inchiesta, che ha ipotizzato il reato di truffa, è curata dal procuratore capo Antonio D’Amato, dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio e dal sostituto Fabrizio Monaco. La “regolazione della crisi” consentirebbe di stilare un piano di rientro dei debiti contratti con il Fisco. Passività pari ad almeno un milione di euro dopo le sei mensilità (da novembre 2024 ad aprile 2025) non saldate o versate soltanto parzialmente ai tesserati e che hanno originato l’intervento della Procura, pur in assenza di istanze di fallimento.

L’avvocato Cicciari, ai cronisti presenti fuori dal Tribunale dopo l’udienza a porte chiuse, ha ribadito che il Messina ha chiesto di accedere ad un “percorso controllato” che garantisca la continuità dell’attività aziendale. Lasciando così aperta la strada alla futura iscrizione in serie D, nonostante la spada di Damocle della penalizzazione di 14 punti, già inflitta proprio per i ritardi accumulati nei pagamenti. Si attende adesso la decisione di Madia.
L’obiettivo dei soci è accedere ad una composizione negoziata della crisi, considerato lo stato di sovraindebitamento mostrato dal club, che si dovrà però impegnare a risanare le passività, nel rispetto della par condicio creditorum. Si tratta di una figura, intermedia fra il concordato preventivo e la liquidazione giudiziale, introdotta dal nuovo codice della crisi e dell’insolvenza. Una soluzione che, se accettata, dovrebbe garantire maggiormente sia i dirigenti che i creditori (fornitori compresi), che vedrebbero soddisfatte almeno in parte le loro pretese.





