Il tecnico del Messina Vincenzo Feola ha presentato il delicato derby di Barcellona con l’Igea Virtus, che mette in palio punti determinanti per salvezza diretta e l’eventuale play-out da giocare in casa con il vantaggio del fattore campo: “Adesso serve tutto perché non c’è bisogno soltanto di cuore, voglia o piede caldo. Dobbiamo essere la solita squadra, che ha sempre dato tutto. Non potrò mai rimproverare niente ai ragazzi, sono straordinari per impegno e dedizione”.

Le prove offerte con Ragusa e Lamezia inducono all’ottimismo: “È una partita importante come le precedenti, conosciamo le difficoltà e il loro valore. Una gara da dentro fuori ed è un aspetto positivo: sono molto fiducioso perché ho visti ragazzi tranquilli, concentrati e consapevoli delle proprie forze e qualità. Lo hanno dimostrato domenica scorsa: potevamo perdere ma strameritavamo di vincere”.
L’Igea Virtus è la rivelazione del torneo: “Andiamo a giocare contro una grande squadra, che è stata sempre prima in classifica e senza i cinque punti di penalizzazione si sarebbe giocata il campionato fino all’ultima giornata insieme a Savoia, Nissa e Reggina. Non sono partiti per vincere, hanno fatto un lavoro straordinario ed è merito di chi ha allestito la squadra e di chi l’ha allenata, cioè del direttore, dell’allenatore e della società. Le nostre motivazioni sono molto superiori alle loro ma ciò non sminuisce il lavoro straordinario che ha fatto l’Igea. Non può giocarsi il campionato soltanto per un discorso burocratico, che l’ha estromessa”.

Out Pedicone e Maisano sulle corsie: “Dall’inizio non sono mai riuscito a dare continuità, tra infortuni, squalifiche e la scelta degli under c’è stato sempre qualche cambiamento. Tutti quanti vorrebbero giocare questa partita, sono pronti e le scelte le farò in funzione anche a come li ho visti in settimana. Non ho ancora deciso, ho diverse alternative, potremmo mettere in campo i migliori”.
Feola non vuole commentare proteste contro gli arbitri ed esposti contro il Messina: “Scagli la prima pietra chi è senza peccato… Meglio stare zitti perché altrimenti vengo sempre etichettato come quello che parla troppo. Sono da tanti anni nel calcio e conosco un po’ vita, morte e miracoli di tutti. In questo momento meno si parla, meglio è”.





