Non si è conclusa come aveva immaginato quando a gennaio decise di tornare a casa per vestire quella maglia, che aveva a lungo inseguito, con l’obiettivo di contribuire alla salvezza in Serie C del Messina. Nel caos societario, con una squadra abbandonata a sé stessa da una proprietà fantasma, tra la penalizzazione, gli stipendi non pagati e le mille difficoltà quotidiane, Marco Crimi è stato in quei mesi un punto di riferimento fondamentale per il gruppo. Da messinese doc la retrocessione è stato per lui un boccone amarissimo da digerire. Su Instagram il centrocampista ha scritto un toccante post per salutare la piazza. Ad attenderlo c’è il Team Altamura di Devis Mangia, l’allenatore con cui raggiunse in azzurro la finale all’Europeo Under 21 del 2013.

Si congeda dopo 16 presenze e un gol, indimenticabile, al Giugliano, valso all’ultimo respiro una clamorosa vittoria in rimonta in terra campana: “È arrivato il momento di salutare il mio Messina. Lo faccio con gratitudine e con rispetto, perché per me questa non è mai stata una semplice squadra. Messina è casa mia, è la città dove sono nato, dove ho tirato i primi calci a un pallone. Ho sognato fin da bambino di indossare questa maglia e poterlo fare davvero, da professionista, con tutta la responsabilità e l’orgoglio che questo comporta, è stato uno dei momenti più belli e intensi della mia carriera”.

Crimi, che ha conquistato il premio dedicato a Reno De Benedetto, come miglior giocatore della stagione, si rivolge infine a chi ha condiviso con lui questa esperienza e ai tifosi peloritani: “Ringrazio di cuore – prosegue Crimi – chi ha condiviso questo percorso con me: i miei compagni, gli staff tecnici, i direttori, tutti i collaboratori e la mia famiglia, ma soprattutto voi tifosi. Siete stati l’anima vera di questa squadra. Sempre presenti, sempre fieri, con il cuore giallorosso nonostante tutto. Questa città ha una storia che nessuno può cancellare e un amore che nessuna caduta potrà mai spegnere. Continuerò ad essere dalla vostra parte, per sempre forza Messina!”.





