Code sullo Stretto per imbarcarsi. Debutta Frecciarossa Torino-Reggio Calabria

traghettiPasseggeri in attesa di imbarcarsi sui traghetti per Messina a Villa San Giovanni (foto Ansa-Marco Costantino)

La riapertura alla circolazione fra le Regioni ha originato mercoledì mattina lunghissime file di auto a Messina in prossimità del porto, per l’imbarco. Code davanti agli imbarcaderi della compagnia Caronte & Tourist già per la prima corsa delle 4.40 e per quella successiva delle 7.20. Il maggior flusso di passeggeri sullo Stretto, anche in arrivo dalla Calabria, coincide con la nuova ordinanza del presidente Nello Musumeci, che ha anticipato l’allineamento con le disposizioni del decreto, abolendo l’autocertificazione e l’obbligo di quarantena per chi raggiunge la Sicilia da altre regioni.

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Una fila di auto davanti agli imbarcaderi a Messina (foto Ansa -Gianluca Rossellini)

Restano, anche nell’ultima ordinanza regionale, le disposizioni per i cittadini riscontrati positivi al Covid-19 che hanno l’obbligo di comunicare le proprie condizioni di salute al medico di famiglia e al Dipartimento di prevenzione dell’Asp competente. Chi arriverà in Sicilia potrà inoltre scaricare la app “Sicilia sicura” e inserire, in maniera facoltativa, i dati personali sul proprio stato di salute, sugli spostamenti ed eventuali casi di Covid-19 in famiglia. In caso di febbre, basterà una comunicazione e interverranno i sanitari sul territorio.

“Era ora! È un momento emozionante: torniamo al nostro paese”. A dirlo all’Ansa è un passeggero diretto a Messina, dalla stazione ferroviaria di Torino Porta nuova. Qui al binario 16 è in partenza il Frecciarossa per Reggio Calabria e nel primo giorno della ripresa degli spostamenti interregionali, la trepidazione dei viaggiatori è evidente. “Lontano dalla famiglia sono stati mesi bruttissimi e adesso sono contenta di poter partire”, aggiunge una donna. Il Frecciarossa 500 Torino-Reggio è infatti il nuovo collegamento introdotto, finalmente, da Trenitalia.

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Volti coperti da mascherine nelle stazioni, che ripristinano gli orari integrali (foto Ansa)

“Sto andando ad accompagnare mia sorella che è stata bloccata qui anche dal coronavirus – racconta un’altra donna -. Era venuta in Piemonte dalla Calabria, perché lì non riuscivano a diagnosticarle la sua malattia: la sanità non funziona come dovrebbe. A Torino, grazie ai medici dell’ospedale Mauriziano, è andato tutto bene, ma non è concepibile che la gente del Sud per farsi curare in un certo modo, debba andare al Nord. Cosi come non è concepibile che per un Frecciarossa a Lamezia Terme, ci sia voluta un’emergenza sanitaria”. Disuguaglianze, anche al tempo del Covid.

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