Bob Dylan, il Premio Nobel che fa discutere e riflettere

Bob Dylan

Gli accademici svedesi hanno voluto premiare con il maggior premio letterario internazionale, Bob Dylan, il famoso menestrello di Duluth, più volte tra la rosa dei candidati.

Quest’anno tra i favoriti vi erano personalità che hanno influenzato notevolmente la scena letteraria internazionale, tra i quali spiccano Don de Lillo, il maggiore scrittore postmoderno americano, autore di autentici capolavori tra i quali Americana e The Falling Man, Haruki Murakami, l’inventore del romanzo del XXI secolo, e Philip Roth, scrittore prolifico che ha deliziato la scena moderna con lavori come Everyman, La macchia umana, e Pastorale Americana, lavoro con cui ha vinto il pulitzer nel 1997. Con questa autorevole concorrenza, ci si domanda se meritasse Dylan il Nobel per la letteratura? Può un cantante, per quanto talentuoso e raffinato, elevarsi al ruolo di letterato e poeta? A parere dello scrivente sì.

Partendo dall’assunto che il Nobel per la letteratura è stato dato nel corso degli anni anche a non letterati come Bertrand Russel, Dario Fo e Svetlana Alexievich, potemmo chiudere qua il discorso dicendo che Bob Dylan è tra le figure atipiche a cui è stato conferito questo premio. Ma vogliamo spingere la nostra analisi più in profondità.

Bob Dylan nobel 2016 per la letteratura

Bob Dylan nobel 2016 per la letteratura

Come già sottolineato dalla portavoce degli accademici, la tradizione orale,  nell’antichità, ha dato vita  a capolavori assoluti della letteratura come l’Iliade e l’Odissea. Durante il medioevo, in contesti connotati da un basso grado di alfabetizzazione, la tradizione orale ha rappresentato l’unica e autentica forma di letteratura in grado di penetrare le masse. Friederich Nietzsche si rifaceva spesso , nei suoi scritti, alla tradizione dei trovatori europei, che narravano le gesta cavalleresche ed eroiche della nobiltà feudale; non è la scomparsa di una tradizione orale in grado di narrare, rinarrare, ed interpretare fedelmente lo spirito dei tempi, lo zeitgeist, una perdita della società moderna? Non è il romanzo contemporaneo fossilizzato ed appiattito, escluse rare eccezioni, su questioni squisitamente interessanti per gli addetti ai lavori? È  mai riuscita un opera d’arte ad essere incisiva, a creare un’epica collettiva come i grandi poemi antichi? Con canzoni come the Lonesome death of hattie carrol, A hard rain’s gonna fall, Desolation row, e tutte le altre presenti nei suoi più grandi album tra i quali citiamo, per amore della sintesi, Highway 61 rivisited e Blond on blonde ci è riuscito.

È vero che, come ha scritto autorevolmente Alessandro Carrera, il più grande Dylanologo Italiano,  la forza poetica di Bob Dylan si esprime nella fusione tra le sue visioni dei suoi testi e l’energia del suo sound “leggero, selvaggio e metallico”, come  lo ha descritto lui stesso in un’ intervista a Playboy del 1976, ma è anche vero che la maggior parte di quel sound è al servizio delle sue visioni.

Si può apprezzare la forza poetica di Vision of Johanna, autonomamente dalla sua carica  elettrica, anche se non si riuscirà ad avere la stessa energia che si riceve dall’ascolto della melodia, si può apprezzare Higway 61 revisited per il suo ritmo da commedia dell’arte, con battute che sembrano essere scritte per un dialogo teatrale, anche senza godere del suono della sirena dell’inizio della canzone. È Bob Dylan un’enigma ? Sì! I suoi numerosi cambiamenti,  lo spiritualismo gnostico di Highway 61 revisited, il mondo frammentato incapace di essere ricondotto ad unità e le figure elusive di donna – opera d’arte di Blond on blonde, le canzoni beat di Bringing it all back home, la poesia scritturale di Josh Wesley Harding, la donna angelo di Blood on tracks, (suddendly she turned around and she was standing there/ with silver bracelet in her wrists and flowers in her hair) dove cita tra i suoi ispiratori per quell’album il nostro Petrarca (and she opened up a book of poem and handed it to me, written by an italian poet from the thirtheen century), la donna mistica di DESIRE, dove esplora la realtà tra lussuria e dolore, il paganesimo dionisiaco disperato di street legal, l’incontro  fecondo con Cristo negli anni ’80,  gli anni di slow train coming e del meno riuscito Saved, fino al suo ultimo capolavoro, l’esistenzialista Time out of mind, pieno di riflessioni amare sull’amore, rendono Bob Dylan una figura unica nel panorama artistico internazionale.

Bob Dylan Nobel 2016

Bob Dylan Nobel 2016

Senza l’energia datami da canzoni come I want you, Vision of Johanna, e Sad Eyed Lady of the lownlands la nostra giovinezza sarebbe stata diversa, meno gioiosa, meno intensa, meno vera.

Verità: ecco la parola chiave! Se compito del poeta è quello di dire la verità allora l’integrità artistica di Bob Dylan gli ha permesso di dirla per oltre 40 anni con considerevole successo, dalla canzone simbolo del movimento pacifista Blowin’ in the wind, passando per i tempi che sono in continuo cambiamento, alle campane della libertà che battevano, o alle back pages, fino alle recenti considerazioni sullo scarso potere d’acquisto del proletariato in Working man blues.

Se c’è una cosa che Bob Dylan ha fatto, è stata dire la verità. Ha detto la verità sulla segregazione razziale negli stati uniti negli anni ‘60, ha detto la verità sulla deriva ideologica del movimento pacifista, ha detto la verità non seguendo la psichedelia negli anni ’70, ha detto la verità nel suo tuffo nelle droghe e nella passione erotica, ha confessato la realtà aderendo a Cristo, in  controtendenza rispetto alla moda dei tempi, negli edonisti anni ’80. Verità e amore, misura di ogni grande opera d’arte secondo Benedetto XVI, sono state delle bussole morali per Bob Dylan, che ha vissuto la sua vita come se fosse un’opera d’arte; dalla marcia per la pace al fianco di Martin Luther King nel giorno del famoso discorso “I have a dream”, passando per la svolta elettrica che alienò i suoi numerosi fans della musica folk, fino al concerto per la pace, al fianco di altri grandi artisti, per San Giovanni Paolo II,  quando il papa polacco predicò usando le parole di Blowin’ in the wind. Non solamente il Nobel va a Bob Dylan, ma anche la nostra gratitudine e riconoscenza, per aver composto melodie e per aver vissuto intensamente come solo un grande artista sa fare.

Articolo realizzato da Fortunato Carrozza

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