Primo impegno casalingo del 2026 per il Barcellona Basket. Coach Maurizio Bartocci sottolineare l’importanza del girone di ritorno in un torneo equilibrato, che delineerà gli obiettivi che ogni contendente potrà ottenere: “Le difficoltà aumentano sensibilmente perché le squadre hanno un obiettivo chiaro rispetto all’inizio: chi lotta per salvarsi, chi per entrare nei play-off e chi per la promozione. Ogni gara diventa una battaglia, limitiamoci a pensare esclusivamente a Castellaneta. Poi guarderemo ai prossimi impegni. Dobbiamo affidarci alla difesa perché l’attacco può fare divertire ma è la difesa che ti deve sorreggere, limitare la squadra avversaria aumenta esponenzialmente le nostre possibilità di vittoria”.

In tanti anni di carriera le situazioni contingenti possono cambiare ma alcune regole fondamentali non passano mai di moda: “Per un allenatore avere principi certi in cui credere è fondamentale, oltre alla consapevolezza del materiale umano che si ha a disposizione. Il gruppo deve coesistere con le idee di basket che si professano e successivamente chi lo guida deve fare coesistere le proprie idee con gli uomini e farli crescere nel corso dei mesi. Le variabili per il cambio di un allenatore possono essere molteplici, se hai tempo puoi intervenire per tempo. Adattarsi a una nuova realtà impone di comprendere i problemi e dove intervenire, per lavorarci sopra e aiutare i giocatori”.
Per il tecnico campano nelle numerose esperienze avute in carriera nella propria terra il ricordo più bello ed emozionante resta lo scudetto ottenuto a Caserta: “Questo lavoro ti consente di conoscere tante realtà e protagonisti diversi. Di base c’è grande passione, diventa tutto un piacere. Conservo gelosamente il ricordo di Caserta nell’anno dello scudetto, in cui fui assistente in massima serie di coach Franco Marcelletti. Era il primo anno dalla separazione con il mito Oscar, la squadra poggiava sul settore giovanile con sette giocatori del luogo, l’ottavo “straniero” era Dell’Agnello che aveva diciotto anni. Era un gruppo di gente locale con grande attaccamento al posto e alla maglia, sentimenti che oggi forse si sono un po’ persi”.





