Arcidiacono: “Messina è stata una seconda casa. Il Catania l’unico rimpianto”

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Messina gli resta nel cuore. Pietro Arcidiacono ha indossato la maglia biancoscudata per tre anni, firmando 21 reti e 7 assist in 64 gare complessive. La città dello Stretto è stata una tappa significativa della sua carriera: “Nell’estate 2018, dopo un bell’anno a Lentini, ero fuori rosa e per restare vicino casa decisi di scendere di categoria e fu un grande scelta. Un anno importante, in una grande piazza, in cui è nata mia figlia, che è messinese, e dove poi ho vinto il campionato nell’estate 2021. Dopo tre anni caratterizzati anche da momenti bruttissimi, in cui abbiamo dovuto mangiare di tutto, è stato un grande traguardo”. 

Sabatino e Arcidiacono
Sabatino e Arcidiacono celebrano una rete (foto Giovanni Chillemi)

Il 37enne catanese, che in carriera ha superato le 450 gare e le cento reti, segue adesso a distanza l’Acr: “Un occhio glielo dò sempre. De Caro è un amico con cui ci sentiamo. Il ds Evangelisti l’ho avuto dieci anni fa ad Andria. Sono stato anche capitano del Messina e lì mi sento a casa. Ogni estate ci torno per i concerti allo stadio. Deve salvarsi, perché la gente soffre da troppi anni mentre i calciatori sono di passaggio. Si è un po’ illusa con il recente ritorno in C ma vive sempre situazioni complicate”.

Domenica l’Acr a Favara sfiderà da ex Pietro Infantino, che è stato allenatore di Arcidiacono due volte: “L’ho avuto a Messina ma anche a Giarre. Un tecnico di categoria, che conosce bene la serie D. È esperto, mi sono trovato bene. Punta tanto sull’agonismo e sulle seconde palle. Bada al sodo, un calcio vecchio stampo che si vede spesso in D. Nel suo anno a Messina ho avuto anche Oberdan Biagioni, che mi scelse come capitano e mi tenne sempre in grande considerazione”. 

Arcidiacono
Arcidiacono in azione a Giulianova (foto Nino La Macchia)

La carriera di “Biccio” è stata caratterizzata da tante soddisfazioni: “Ho giocato nel Foggia di De Zerbi nel 2016, nell’Arezzo di Moscardelli che si giocò la promozione in B l’anno dopo, ho vinto anche a Cosenza e sono stato premiato come migliore esterno della Lega Pro con il Martina, realizzando 15 gol. Adesso mi godo l’ultima fase in campionati che non conoscevo ma sono belli”. 

Arcidiacono è infatti in Eccellenza nel Vittoria vice-capolista, che schiera tanti ex messinesi come Cocimano, Zappalà e Bossa: “Sono qui da un mese e mezzo, prima ero in Veneto. Conoscevo i ragazzi, ho giocato e vinto con loro l’anno scorso a Gela. Con Fabio Bossa siamo amici anche fuori dal campo. Siamo secondi e vogliamo rimanerci. Il primo posto è andato, il Modica lo ha meritato con una stagione incredibile”. 

Biagioni
Biagioni e Arcidiacono si scambiano il cinque (foto Nino La Macchia)

“Biccio” è abbonato alla post-season: “Faremo i playoff che ho giocato a Gela appunto ma anche ad Enna due anni fa, perdendo la finale. Siamo una piazza calda, chiudere secondi ci darebbe una grande mano. Gli spareggi sono sempre tosti ma in casa sarebbe un problema in più per gli altri. Nella fase interregionale troveremmo poi le squadre della Basilicata”.

Sui campionati ormai nel rush finale preferisce non sbilanciarsi: “Devo ammettere che io seguo sempre il mio campionato e un po’ meno gli altri, preferisco staccare dopo partite e allenamenti. In D credo che la Reggina alla fine potrebbe spuntarla. In C spero che salga il Catania ma il Benevento potrebbe avere qualcosa in più”. 

Arcidiacono
Arcidiacono ha firmato 21 reti con il Messina, di cui è stato capitano (foto Nino La Macchia)

È proprio la maglia rossazzurra l’unico vero cruccio: “Quando ci ho esordito contro e ho segnato con la Leonzio è stato un momento incredibile. Il mio rammarico più grande è non averci giocato. Ho avuto la possibilità di andarci nell’anno della C, con Pancaro allenatore e Ferrigno direttore sportivo. Fabrizio fu l’unico a farmi firmare: ero in partenza da Castellammare ma poi il presidente Pulvirenti fu costretto a lasciare e saltò tutto. In D non mi hanno preso invece e fu una grande delusione. L’avevo vinta a Cosenza e Messina, la conoscevo meglio di chi arrivava dalla C o dal Nord. Avrei accettato anche un minutaggio più ridotto”.

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