Se il “Franco Scoglio”, allora “San Filippo”, è il teatro dell’indimenticabile debutto in A e presto lo vedrà sedere su quella panchina per la prima volta da allenatore, Alessandro Parisi resta visceralmente legato allo stadio “Giovanni Celeste”. Nel giugno 2024 ha ricordato per noi il Messina-Como della storica promozione in massima serie. Una gara che rischiò di saltare per un problema fisico. “Non mi allenavo da una settimana. Ero in dubbio dopo uno stiramento. Avevo detto al mister che non ce la facevo. Mutti mi disse di andare tranquillo, che ci sarei riuscito anche con una gamba sola. Ho giocato lo stesso e il 3-0 è stato il coronamento di un’annata fantastica. Poi tra tante cose è stato anche l’ultimo gol del Celeste. Un onore entrare nella storia, era un museo per noi quello stadio”.

Dal campo alla panchina. Il primo corso Uefa-B lo ha frequentato nel 2018 nei locali della sede della Figc, proprio in via Oreto, a un passo dal “suo” stadio che lo vide straordinario protagonista realizzando 14 reti. “Sono un aspirante allenatore. Mi è sempre piaciuto, già crescendo sul campo, trasmettere ai ragazzi qualcosa per metterli nelle condizioni di fare bene, partendo dal rapporto umano. Ho sempre voluto allenare i giovani, ho una grande passione”.
Il premio di miglior tecnico tra le società dilettantistiche partecipanti al Torneo Internazionale 14ACB di Cairo Montenotte con la Fair Play Messina il primo punto di partenza: “Qualche primo risultato sta arrivando anche se non si finisce mai di imparare. Ogni singolo premio e vittoria è una soddisfazione che ti porta a migliorare ogni giorno”. Un riconoscimento che ha preceduto la tappa successiva, il corso Uefa-A.

Nel maggio 2018 commentò per noi una delle quattro ripartenze dalla serie D che hanno caratterizzato la storia recente: “Ripensando a quanto avveniva anni fa la differenza è netta a Messina. Erano momenti diversi, in cui il calcio trascinava una città intera e la sua gente, un movimento in cui ciascuno si rapportava. Questo fa tanta rabbia perché ci sono le potenzialità ma si è tornati indietro di tanto. Speriamo ci sia la buona volontà di ognuno di noi nel ricostruire qualcosa che riporti a quei momenti”.
Nell’aprile 2020, durante il Covid, Parisi rivolse un appello all’imprenditoria e alle Istituzioni, rimasto inascoltato: “Bisogna tornare ai livelli di tanti anni fa e mi auguro che chi di dovere possa muoversi per riportare in alto una piazza così importante, dove io ho vissuto sicuramente gli anni più belli della mia carriera da calciatore. Mi sembra ovvio che l’Amministrazione locale debba avere un ruolo primario in questa storia, mettendo nelle condizioni giuste chi ha seriamente voglia di investire a Messina. Abbiamo bisogno di progetti a lungo termine che possano risollevare l’intera città, ma se queste mancheranno, purtroppo, non sarà facile tornare tra i professionisti e provare a ripartire”.

Punizioni, rigori, tiri da lontano, di potenza e precisione, Parisi diventò l’incubo dei portieri avversari. Dei 14 gol realizzati quale fu il più bello? “Ricordo la punizione di Cagliari, ma anche il gol in casa all’Atalanta e aggiungo poi quello in A contro il Siena. Tre gesti di cui anche io sono rimasto colpito. Mi stupisco ancora oggi a rivederli”.
Prodezze che valsero il soprannome di “Roberto Carlos dello Stretto”, tanto belle da valere il paragone col fenomeno brasiliano, top della corsia mancina. Quando nacque esattamente? “Fu coniato dalla gente, dalla tifoseria. Iniziai a segnare su punizione, mostrando caratteristiche che mi avvicinavano a quel mostro sacro, un fenomeno. Lo hanno tirato fuori ed era uno stimolo in più per fare meglio”. Ricordi dolci, attenuati dall’attualità. Il Messina del Racing City Group, anche se manca ancora l’ufficialità, ripartirà adesso dal suo grande passato e da Alessandro Parisi.





