Il suo addio al Messina, per le divergenze con il Racing City Group, ha lasciato un vuoto incolmabile. Da lì in avanti niente è stato più come prima. L’ex direttore sportivo Giovanni Martello, intervenuto a “Contropiede” su Tcf, è tornare a parlare non nascondendo il suo dispiacere per la situazione attuale dei giallorossi, penultimi insieme alla Sancataldese e senza vittorie da sette giornate: “È sempre brutto parlare da fuori per dare giudizi o sentenze. Da quando sono andato via non ho mai rilasciato dichiarazioni, né fatto polemiche, volendo mantenere un profilo molto basso. Posso dire che sono molto amareggiato. Soltanto chi vive a Messina, anche per tre mesi, capisce l’importanza della piazza, il valore dei tifosi e della maglia”.

In estate, senza una reale preparazione, con una squadra allestita in poco tempo, partendo da -14, si era compiuto un autentico miracolo: “Ho cercato di costruire la rosa in base ad alcuni ingredienti, avendo una conoscenza molto profonda del girone I di Serie D per averlo fatto da 15 anni consecutivamente, insieme a Pippo Romano, che conosce il calcio molto bene. Ci siamo detti che per cercare di salvare il Messina bisognava allestire una squadra umile, operaia e compatta, che badasse al sodo. Era chiaro che avremmo perso in termini di qualità, ma quello che a noi premeva era avere una squadra solida, di ragazzi pronti al sacrificio e al sudore, pronti a buttarsi nel fuoco per questa maglia e per i tifosi, con dei valori umani importanti”.
Dallo strepitoso girone d’andata al crollo verticale nel ritorno, i numeri sono impietosi. “Oggi cercherei di dare serenità alla squadra, chiedendo ai ragazzi di fare le cose semplici, senza sperimentare nulla – spiega Martello –. Non vivo la quotidianità e non posso conoscere le dinamiche, ma penso sia un gruppo sano e unito. Questa squadra, costruita il 30 agosto, ha collezionato 29 punti, dimostrando il suo valore e perdendo soltanto tre partite contro Gela, Savoia e Nissa. Ha avuto, inoltre, la migliore difesa del campionato, con 11 gol subiti nel girone d’andata, di cui tre su rigore. Dopo questo cammino incredibile non può perdersi così, da un momento all’altro. Non so cosa sia successo nella testa dei ragazzi, ma quando i due genitori si separano nove volte su dieci i figli ne risentono, soltanto il figlio forte reagisce in maniera decisa”.

Le parole di Vincenzo Feola in riferimento alla precedente gestione, alla vigilia della gara poi persa contro la Gelbison, lo hanno però ferito. “Ci sono rimasto male dalla conferenza pre-gara di sabato. Il mister ha detto che il Messina è stato bruttino e fortunato. Se fare 29 punti con la migliore difesa del campionato significa essere essere brutti… Ci avrei messo la firma fino alla fine del campionato. Penso sia stato uno scivolone e non lo meritavamo né io né Romano ma soprattutto non lo meritavano i ragazzi. Parliamo di numeri importanti, conquistati ottenendo vittorie fondamentali, non penso si possa dire che siamo stati brutti e fortunati”.
Con il pesante fardello della penalizzazione e il club all’asta fallimentare nulla è stato lasciato al caso nella prima parte di stagione, specie dal punto di vista psicologico. Martello sottolinea un aspetto importantissimo: “Se avessimo perso due partite consecutive il Messina non si sarebbe più potuto risollevare. Tutte le componenti dello staff tecnico e dirigenziale sapevamo che era questione di vita o di morte. Ho sentito parlare di leggerezza e niente da perdere, quando eravamo tutti consapevoli che non si poteva sbagliare quasi nulla. Il mister Romano sa di calcio, dopo la sconfitta con il Savoia siamo andati a Ragusa, giocando molto coperti e ordinati, cercando di rischiare meno possibile. Finì 0-0, pensate se oggi il Ragusa avesse due punti in più e il Messina uno in meno. Facevamo tutto con le idee ben chiare. Se il Messina si salverà? La mia squadra al 100% ce la può fare, può addirittura tirarsi fuori dai play-out, ne sono fermamente convinto”.





