Nicola Salerno partì dalla sua Matera. All’inizio contattava i calciatori tramite telefoni fissi e telegrammi, in un calcio in cui si parlava ancora della briscola tra Sandro Pertini ed Enzo Bearzot. L’esperienza alla direzione del Fc Messina indirizzò la carriera del dirigente lucano. Le formazioni che tra il 1997 e il 2002 lanciarono la biancoscudata dalla serie D alla B le ha costruite proprio lui, che nel marzo 2017 ricordò ai nostri microfoni le imprese di un quinquennio magico.

“Abbiamo raggiunto prestissimo l’obiettivo che sognavamo. Quella di Messina è stata un’esperienza esaltante, sebbene sembrava difficile potesse esserlo ad ogni grossa negatività che abbiamo incontrato. La finale play-off persa a Lecce, contro il Benevento, il rigore sbagliato ad Avellino all’8’ e cancellato vincendo con il Catania, ci hanno messo a dura prova, ma quanto è stato bello poter tagliare il traguardo dopo tutte queste sofferenze. L’ultimo ostacolo sono stati quaranta giorni di fatica ma quel Messina non si sarebbe mai fermato. Anche in B abbiamo fatto bene, seppure un girone di ritorno deficitario ci abbia dato qualche affanno di troppo. Insomma, abbiamo compiuto la nostra missione ed è stato proprio su quel punto, all’apice, che ho lasciato Messina, ma qui mi fermo e preferisco non parlarne”.
Nell’estate 2002 la famiglia Franza rilevò infatti la società dalle mani di Emanuele Aliotta, il presidente più amato: “La sua è stata un’epopea. Si perde il conto di quei campionati vinti e così, su due piedi, non ricordo nemmeno se prima del mio arrivo il suo Messina avesse trionfato in Eccellenza prima che arrivassi io. Aliotta è riuscito a fare quello che nessuno riesce a fare nel mondo del calcio e in più si è fatto amare, è passato alla storia come una persona stimatissima”. E tornando a quel passato, Salerno ricordò anche Sasà Marra ed Enrico Buonocore, che proprio in quel 2017 erano tornati a Messina ma sulla panchina: “Questi due uomini hanno dato ginocchia, caviglie, sangue, agonismo per il Messina. Neppure il loro ritorno non esaltante può scalfire l’immagine di due icone, due calciatori storicamente amati dai tifosi”.





