Un figlio d’arte a Messina. Cauet Werner si è raccontato in una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport. Il difensore brasiliano – il papà è Julio Cesar, ex portiere dell’Inter del Triplete e della Nazionale verdeoro, oggi suo procuratore, la mamma Susana, modella – dal suo sbarco in riva allo Stretto ha collezionato sin qui tre presenze in giallorosso, giocando da titolare nell’ultima gara al “Franco Scoglio” contro il Sambiase. “Sono tornato in Italia dopo 10 anni. Questo Paese ha cambiato la vita della mia famiglia. Qui mio padre Julio è diventato un campione, adesso tocca a me” ha detto alla rosea il classe 2002.

La chiamata del Messina, a gennaio, accolta con entusiasmo, lo ha portato ufficialmente nel calcio italiano. “Finora non avevo mai giocato qui. Ho fatto tante esperienze in giro per il mondo: Portogallo, Spagna nelle giovanili del Rayo Vallecano, in Brasile con il Barra. Sono tornato per continuare il viaggio di papà. Per me è come aver avverato un sogno. Il Messina? Conoscevo il vice presidente Morris Pagniello, ci siamo incrociati durante l’avventura in Spagna. Mi ha parlato del progetto della nuova proprietà e dell’obiettivo salvezza da raggiungere nel girone I di Serie D. Questo club ha una storia eccezionale, papà Julio ci ha giocato spesso da avversario negli anni in Serie A”. Una carriera ancora da scrivere e tanti sogni nel cassetto da provare a realizzare. Il primo dei quali è condurre i peloritani alla permanenza nella categoria: “Per il momento sono concentrato sul Messina. Voglio dimostrare di essere pronto e aiutare la squadra. Un giorno mi piacerebbe arrivare in Serie A, chissà”.

Rispetto al padre, però, ha scelto tutt’altro ruolo da ricoprire in campo: “Preferisco giocare in difesa, ho visto papà soffrire troppo tra i pali. Ho sempre voluto stare in mezzo al campo: correre, dribblare, tirare. Sono un terzino sinistro, ho giocato pure esterno alto e a volte trequartista. Ho più qualità di mio padre con il pallone tra i piedi (ride, ndr)”.
Di quell’Inter nella quale militava Julio Cesar da autentico pilastro e dei campioni passati in nerazzurro conserva nel cuore tanti aneddoti: “Dopo ogni allenamento alla Pinetina prendevo il pallone e calciavo in porta. All’inizio papà mi lasciava fare gol, quando sono cresciuto ha iniziato a tuffarsi e parare. Riuscire a superarlo era quasi impossibile. Ibra sembrava un gigante, Sneijder faceva il tifo per me, Mourinho passava a darmi il cinque”.

Il ricordo più bello di Cauet Werner è legato, nemmeno a dirlo, al coronamento del Triplete sotto la gestione Moratti nel 2010: “Per la finale di Champions League contro il Bayern Monaco papà aveva prenotato un volo privato con ottanta persone arrivate dal Brasile per seguire la partita al “Santiago Bernabeu“. Era sicuro che avrebbero vinto. Subito dopo la festa in campo siamo corsi in aeroporto. Per non farsi riconoscere indossò una maschera, era molto buffo. Tornammo tutti a Milano, i festeggiamenti durarono giorni. Sono stati senza dubbio i momenti più belli della mia vita”. Il giorno dell’addio al calcio di papà Julio, invece, il più complicato in assoluto da affrontare: “Ricordo le lacrime a dirotto, pure quelle dei tifosi presenti allo stadio. Fu una scelta sofferta. Anche i campioni vivono momenti difficili”.





