La sua zampata poteva valere il colpo grosso nel derby dello Stretto. Il pareggio di Palumbo ad un soffio dal 90′ non cancella la grande prestazione sfoderata dal Messina al “Granillo”. Giuseppe Tedesco, ospite della trasmissione “Contropiede”, in onda su Tcf, ha raccontato le emozioni della sfida di domenica che lo ha visto protagonista: “Sapevamo di affrontare una squadra forte, costruita per vincere il campionato, che giocava con la spinta del proprio pubblico. Secondo qualcuno saremmo dovuti essere la vittima sacrificale e così non è stato. Era la partita che dovevamo fare e ci è riuscita benissimo, peccato per la parte finale. L’avevamo preparata in questa maniera, ci dovevamo difendere in blocco basso a cinque mentre in fase di pressione alta diventava un 4-4-2. Con l’Enna era stato sbagliato l’approccio, se c’è la testa funzionano anche le gambe. Si è verificato un incidente di percorso molto grave, inoltre il risultato è stato eclatante, inutile nasconderlo. In vista del derby con la Reggina c’era invece un unico obiettivo, dare una soddisfazione alla città”.

All’esordio in panchina di mister Feola il centravanti ha sbloccato il risultato nel primo tempo, sugli sviluppi di un corner, regalandosi la terza gioia personale con la maglia del Messina. Già alla vigilia l’ex del Nardò aveva sensazioni molto positive: “Me lo sentivo da sabato mattina. Avevo detto a Paolo Pirri che avrei fatto gol e sarei andato a prenderlo per andare a festeggiare sotto il settore ospiti, pur chiuso ai tifosi. Alla fine il nostro team manager è venuto lui da me”.
In occasione dell’1-1 i giallorossi hanno invece protestato sia per la rimessa laterale concessa agli amaranto che per lo stacco di Palumbo, andato a segno appoggiandosi su Saverino. “A Paternò – sottolinea Tedesco – mi è stato annullato un gol per una cosa minore, anzi non avevo proprio toccato l’avversario. L’arbitro per me era condizionato da tutto l’ambiente, in campo non ci potevi proprio parlare. Il nervosismo all’inizio con Adejo? Io per carattere divento calcisticamente ignorante, ma la dichiarazione di sabato del mister Torrisi non mi è andata giù, così come a tutti i miei compagni. In quei frangenti eravamo in sette-otto, da squadra vera. Ho avuto la fortuna di giocare partite importanti nella mia carriera e automaticamente ho lavorato sulla psicologia: se facciamo le vittime e subiamo allora è finita”.

Rosicchiato un punto alle rivali, a quattro lunghezze dalla Vibonese e dalla salvezza diretta, il Messina spera di evitare la coda dei playout: “Prima della gara contro la Vibonese abbiamo altre tre partite da giocare. Può succedere di tutto, restano dieci giornate, siamo al rush finale. Dobbiamo guardare avanti e non dietro, ma bisogna anche essere realisti e valutare entrambe le cose. Col Sambiase abbiamo bisogno dei tre punti, poi parleremo del CastrumFavara. Occorre ripartire dall’atteggiamento di Reggio, non possiamo permetterci di abbassare la tensione, come hanno fatto i ragazzi nella prima parte di stagione fino a dicembre. Dovremo alzare l’attenzione negli allenamenti in settimana, le ultime partite sono le più importanti. Ogni gara è difficile, lo ha dimostrato la sconfitta della Sancataldese a Paternò. Giocare lì è complicato per via del campo stretto, quella volta abbiamo faticato, ma se li avessimo affrontati in casa le differenze nei valori tecnici sarebbero emerse di più”.





