Operazione “Totem”, 23 arresti. Ai domiciliari Pietro Gugliotta, vice presidente dell’ACR

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La Squadra Mobile e i Carabinieri hanno eseguito nelle province di Messina, Catania, Enna, Mantova e Cagliari, un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip Monica Marino, su richiesta del Procuratore Guido Lo Forte e dei Sostituti Maria Pellegrino, Liliana Todaro e Fabrizio Monaco, nei confronti di 23 esponenti del clan di “Giostra”, ritenuti responsabili – a vario titolo – di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di valori, estorsione, detenzione illegale di armi, esercizio abusivo di attività di gioco o di scommessa, corse clandestine di cavalli e maltrattamento di animali e altro, aggravati dalle modalità mafiose.

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Lo stabilimento balneare “Al Pilone” al centro delle indagini

In 19 sono stati sottoposti alla custodia cautelare in carcere: Luigi Tibia, Calogero Carlo Smiraglia, Giuseppe Molonia, Paolo Aloisio, Teodoro Lisitano, Vincenzo Misa, Antonio Musolino, Massimo Bruno, Roberto Lecca, Eduardo Aldo Morgante, Luciano e Santi De Leo, Paolo Mercurio, Giuseppe Schepis, Francesco Gigliarano, Francesco Forestiere, Carmelo Salvo, Carmelo Rosario Raspante e Antonino Agatino Epaminonda. In tre agli arresti domiciliari: Maddalena Cuscinà, Antonino D’Arrigo e Pietro Gugliotta, dall’agosto 2015 vice presidente dell’ACR Messina. Obbligo di presentazione per Giovanni Bonanno.

Le indagini sono scattate nel 2012 e hanno smascherato l’esistenza di una ramificata struttura criminale, attiva nella gestione di attività imprenditoriali intestate a prestanome e nel settore delle scommesse illecite. L’inchiesta ha accertato come il sodalizio mafioso si avvalesse della complicità di un amministratore giudiziario, l’avvocato Giovanni Bonanno, per continuare a gestire di fatto – attraverso propri uomini di fiducia – due imprese già confiscate nel 2012 (lo stabilimento balneare “Al Pilone” e la società di distribuzione di videopoker e raccolta dei proventi del gioco “Eurogiochi”), nonché delle capacità manageriali di un professionista, Antonio D’Arrigo, a cui era affidata l’effettiva conduzione della discoteca “Il Glam” e di alcuni stabilimenti balneari (tra cui lo stesso “Al Pilone”), tutti riconducibili alla famiglia anche se intestati a soggetti insospettabili. Dalle indagini, inoltre, è emerso come alcuni appartenenti al sodalizio (Francesco Forestiere, Carmelo Salvo, Francesco Gigliarano, Agatino Epaminonda, Carmelo Raspante e Santi De Leo), servendosi di un network di imprese apparentemente legali ma sprovviste dei requisiti prescritti per operare nel mercato dei giochi on line, procedessero alla raccolta delle puntate e al pagamento in contanti delle vincite ai clienti, utilizzando server dislocati al di fuori dei confini nazionali.

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Nel mirino degli inquirenti la gestione del “Giardino delle Palme” di Mortelle

Nel medesimo ambito, l’organizzazione criminale provvedeva a investire nuovamente parte degli introiti nell’acquisto di videopoker, totem e slot-machine, che venivano a loro volta modificati mediante l’installazione di software illegali. Le investigazioni hanno anche fatto luce sulle modalità con cui Maddalena Cuscinà, moglie del boss Luigi Tibia, e altri due affiliati (Giuseppe Schepis e Luciano De Leo) si adoperavano per garantire il reimpiego dei proventi illeciti derivanti dal gioco d’azzardo e dalle scommesse clandestine, che venivano reinvestiti in alcune attività di ristorazione e di intrattenimento di cui i medesimi erano intestatari. Contestualmente, è stata data esecuzione a un decreto di sequestro preventivo del campo di calcetto “Casa Pia” sito in Via Placida, della società di ristorazione “Sapori del Mattino” di Via Manzoni, della “Tide srl”, che gestisce un lido balneare a Mortelle, di un fabbricato adibito a stalla sede della scuderia “Bellavista”, di un’Audi modello “Q7” e delle attrezzature collocate all’interno di 22 sale giochi/centri scommesse ubicati nel capoluogo peloritano (tra cui la “Biliardi Sport”, “Internet Point Mania” e la “BetyItaly”), riconducibili agli indagati, del valore complessivo di oltre 2 milioni di euro. Dunque, la famiglia mafiosa è stata in grado di diversificare le proprie attività criminali in diversi settori economici, tra i quali risultano la gestione di stabilimenti balneari, rosticcerie ed una vera e propria catena di punti internet per la raccolta e gestione di scommesse on line illecite.

Le indagini hanno consentito di portare alla luce una pericolosa e strutturata organizzazione criminale, radicata in quel quartiere ma con forti cointeressenze con altri gruppi criminali della città, diretta, organizzata e promossa da Luigi Tibia, nipote del boss detenuto Luigi Galli, il quale ha stabilito le strategie da seguire, impartito disposizioni agli altri associati, pianificato e partecipato alle attività illecite. Tibia, nel corso delle indagini, manifestava l’intenzione di acquisire la gestione del lido-piscina insistente nella struttura turistico – balneare “Giardino delle Palme” di Mortelle, per la stagione estiva 2014, posta in liquidazione coatta. Ottenendo l’appoggio del concorrente esterno Pietro Gugliotta, commissario liquidatore della società cooperativa di navigazione a r.l. Garibaldi”, in liquidazione coatta amministrativa, proprietaria di due lidi balneari esistenti presso la struttura alberghiera Grand Hotel Lido – Giardino delle Palme, Tibia ha fatto in modo di ottenerla in affidamento, estromettendo altri imprenditori aspiranti nelle procedure di affidamento, turbando lo svolgimento della gara. Ottenuta la concessione, la gestirà tramite la società Tide srl, per la stagione estiva.

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La gestione di stabilimenti balneari avrebbe consentito al clan di diversificare i suoi interessi

Di particolare interesse, si evidenzia la figura dell’imprenditore Calogero Carlo Smiraglia, il quale, come hanno dimostrato le indagini, ha messo a disposizione dell’associazione mafiosa guidata da Tibia, le proprie attività e risorse economiche, anche al fine di consentire il reimpiego di somme di denaro di provenienza delittuosa, compiendo acquisti di beni per attività gestite da Tibia tramite interposta persona, rendendosi disponibile ad assumere il personale segnalato ricevendone protezione da pretese estorsive e rapine, intervenendo in suo favore per l’apertura di conti correnti presso istituti di credito, prestandosi ad effettuare liberatorie, concernenti assegni rilasciati da uno degli indagati, finanziando le scommesse relative alle corse clandestine dei cavalli, prendendo parte ad incontri nei quali si discuteva di occultamento di armi nella disponibilità del clan, partecipando ad iniziative di natura estorsiva attraverso le quali il clan assumeva il controllo di attività economiche delle quali egli beneficiava. Inoltre, sul piano probatorio è stato possibile stabilire un diretto rapporto, sinora mai acquisito processualmente, tra l’organizzazione delle corse di cavalli clandestine e la raccolta delle scommesse da parte dell’organizzazione criminale di Giostra. Invero, Tibia e i suoi associati sono altresì ritenuti responsabili di aver organizzato ed effettuato, in concorso tra loro, più corse clandestine di cavalli sulla pubblica via, con relative scommesse illecite, senza la necessaria autorizzazione dell’Autorità, nonché sottoponendo gli equini a fatiche non sopportabili per le loro caratteristiche, con l’aggravante di aver commesso i fatti, in correlazione all’organizzazione ed alla gestione di scommesse clandestine ed avvalendosi del metodo mafioso. Gli odierni indagati, prendendo contatti con i gruppi sfidanti, stabilendo le modalità delle competizioni nonché i luoghi in cui disputarle ed il denaro da scommettere, promuovevano ed organizzavano competizioni non autorizzate tra animali, potenzialmente idonee a metterne in pericolo l’integrità fisica, a causa della somministrazione incontrollata e per finalità non terapeutiche di trattamenti farmacologici e dell’utilizzo di percorsi impropri (strade pubbliche asfaltate, caratterizzate dalla rigidità della superficie e dall’interferenza con il traffico veicolare), nonché per la contestuale presenza, a ridottissima distanza, di un elevato numero di auto e motoveicoli.

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Le indagini di Polizia e Carabinieri sono scattate nel 2012

Sulla base di indagini è stato possibile accertare l’operatività di questa articolata organizzazione criminale anche nel settore del gioco e delle scommesse, con la gestione di diverse sale giochi, punti internet, circoli ricreativi, ove venivano installate attrezzature per il gioco e le scommesse on line, operando su siti con estensione .com, inibiti dall’AAMS, in assenza di alcuna concessione e autorizzazione. Nel corso delle indagini, è stato arrestato Massimo Bruno in quanto deteneva, per conto di Tibia e di altri associati, tre fucili da caccia, dei quali uno con le canne tagliate, nonché numeroso munizionamento, sottoposti a sequestro. Nel corso delle indagini è emerso un metodo criminale tipicamente mafioso poggiato sulla violenza e sulla crudeltà, evidenziato anche attraverso un episodio avvenuto, in data 25.08.2014, all’interno del Lido “Park”, in località Mortelle di Messina. In particolare, Luciano De Leo e Tibia percuotevano, cagionando lesioni personali ad un giovane, ritenuto autore di alcuni furti e, per tali ragioni, meritevole di una esemplare punizione. Inoltre, il giovane, è stato letteralmente sequestrato, in quanto privato della libertà personale e costretto a rimanere per una settimana presso il Lido Park, con la minaccia implicita, che ove avesse disubbidito a tale ordine, sarebbe stato nuovamente percosso.

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