Messina, previsto un incontro sullo stadio. L’Acr cerca l’intesa con il Comune

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Si terrà nella mattinata di mercoledì un incontro fra il Comune e i vertici dell’Acr Messina, o meglio della Doadi Srls, a cui la proprietà ha affidato la gestione sportiva. Palazzo Zanca ha sollecitato lo stop alla prevendita, avviata dal club nonostante la mancata stipula di una convenzione. Il precedente nulla osta era stato rilasciato soltanto ai fini dell’iscrizione in serie D, nel luglio scorso.

Basile e Sciotto
Il sindaco Federico Basile e l’ex presidente Pietro Sciotto

A pesare un passivo di circa 200mila euro, mai onorato dalla società. Se la fumata sarà nera la gara tra Messina e Athletic Palermo, che aprirà il prossimo campionato di serie D, dovrebbe giocarsi in altra sede, probabilmente presso il “Fresina” di Sant’Agata, che quest’anno ospiterà le gare casalinghe della Rosmarino, che milita in Eccellenza, e alcune scuole calcio locali e domenica è disponibile, dopo avere ospitato per due settimane di fila il Milazzo, privo del “Salmeri” per la Coppa Italia.

L’Acr cerca ovviamente di scongiurare questo scenario e ha indirizzato una Pec al Comune, al Tribunale e alla Prefettura. Palazzo Zanca è invece in contatto con la Questura, per convocare la Commissione di Vigilanza e provare ad aprire eventualmente lo stadio se si raggiungerà un’intesa. Con la Doadi chiamata magari a garantire in proprio i futuri versamenti.

Sant'Agata
La Tribuna del “Fresina” di Sant’Agata (foto Calogero Librizzi)

Il paradosso è che la procedura fallimentare in corso limita il margine d’azione per il club, che anche in caso di sufficiente disponibilità di cassa non potrebbe direttamente onorare il passivo con l’Ente, per non violare la “par condicio creditorum”. Il Comune infatti non è un creditore privilegiato, come i tesserati, e vanta un semplice credito chirografario. Potrà fare valere le sue istanze da ottobre, se effettivamente il Tribunale approverà il piano di rientro al quale i consulenti di Stefano Alaimo e Pietro Sciotto lavorano ormai da mesi, con l’obiettivo di abbattere il passivo pregresso.

Peraltro anche l’entità del debito accumulato è contestata. Palazzo Zanca chiede circa 200mila euro, mentre il Messina sostiene di avere effettuato dei lavori di manutenzione all’interno dello stadio, che ridurrebbero sensibilmente l’entità del dovuto. Non a caso nell’elenco dei creditori in possesso della sezione Fallimentare e del commissario giudiziale la passività con il Comune risulta di poco superiore ai 50.000 euro.

Tribunale di Messina
Palazzo Piacentini, sede del Tribunale di Messina

Palazzo Zanca, al pari degli altri creditori, avrà la facoltà di opporsi all’approvazione del piano di rientro o comunque di presentare delle osservazioni e contestare l’entità delle somme da riconoscere, anche perché con il piano di rientro recupererebbe una percentuale e non l’intera somma. La vicenda potrebbe districarsi soltanto dopo l’udienza del 10 settembre, probabilmente determinante per il futuro societario e sportivo della società.

Già nelle prossime ore si proverà invece a risolvere almeno la grana stadio, che l’Acr spera di potere utilizzare regolarmente. Da oltre un decennio Messina si è abituata a simili querelle e il rischio porte chiuse si è concretizzato puntualmente, certificando la fine dell’ennesima estate calda e l’inizio di un autunno carico di dubbi da scogliere.

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