Messina, il professionismo è di nuovo a rischio. Il sindaco Basile non parlerà

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Il sindaco di Messina Federico Basile, contattato dalla nostra Redazione, preferisce non rilasciare dichiarazioni sul delicato momento attraversato dall’Acr, che rischia una penalizzazione in classifica e senza una reale svolta societaria addirittura il baratro del quarto fallimento dal 1993, il terzo dal 2008 ad oggi.

Sciotto
La famiglia Sciotto dal notaio Silviero Magno per cedere il Messina (foto Messinanelpallone)

Da Palazzo Zanca filtra “stupore” per quanto sta avvenendo, dopo l’arrivo di un nuovo allenatore e il rifacimento pressochè totale dell’organico nel corso del mercato invernale. Nessun contatto tra il primo cittadino e la nuova proprietà, l’Aad Invest Group, né con il socio di minoranza Pietro Sciotto, che ha ceduto il controllo del club, garantendo a più riprese sulla bontà dei suoi successori. Ma Doudou Cissè non ha onorato neppure la prima scadenza economica in Lega, confermando i mille dubbi già alimentati dalla sua breve e fallimentare avventura in Belgio.

Del prestito da 75 milioni di euro di cui si parlò al Comune soltanto lo scorso 31 gennaio non sembra esserci traccia. Il “problema amministrativo” che sarebbe legato proprio alla scomparsa del Deinze viene indicato come causa scatenante della crisi. Ma se questi fondi non possono essere sbloccati né è possibile individuarne di alternativi è chiaro che il progetto d’investimenti rischia di morire sul nascere.

Aad Invest Group
Doudou Cisse, fondatore dell’Aad Invest Group, ad un evento di calcio indoor

Emerge ancora che il Comune si attiverà “nell’interesse della città” ma come detto in questa fase non arriveranno dichiarazioni ufficiali del primo cittadino. Probabilmente perché si preferisce soppesare ogni parola, in un momento già drammatico. Dopo l’illusoria parentesi in serie A e le rinunce al titolo professionistico prima da parte della famiglia Franza e poi di Proto – subentrato a Stracuzzi – anche gli otto anni di gestione Sciotto potrebbero sfociare nel più amaro degli epiloghi, se i suoi successori non troveranno una soluzione adeguata.

La società di calcio resta un’impresa privata ma in questi anni era lecito attendersi un maggiore impegno da parte dell’Amministrazione, che è riuscita soltanto a superare l’equivoco legato alla gestione del manto erboso, finalmente in condizioni ottimali.

Dieng e Basile
Wally Dieng e Federico Basile (foto Paolo Furrer)

Ma sul tavolo restano mille questioni: non è mai stato pianificato un affidamento pluriennale dello stadio “Franco Scoglio”, dopo il fallimento dell’annunciato “bando europeo” a cui partecipò soltanto Rocco Arena. Come finì quella parentesi è noto a tutti e proprio ieri la Lega Nazionale Dilettanti ha escluso dal campionato di serie D l’Albenga, da cui erano ripartiti vari ex dirigenti di quel Fc Messina. Santi Cosenza e soci hanno ceduto il club ligure già nel maggio 2024 ma l’estromissione non è stata evitata, i 21 punti conquistati sul campo saranno cancellati e sarà necessario rifare i calendari del girone A. Quello che in fondo si rischia nel girone C di serie C.

Tornando allo stadio, resta una chimera la copertura. Qualche anno fa la famiglia Franza donò proprio a Cateno De Luca il progetto varato ai tempi della serie A ma le dimissioni del primo cittadino proprio durante la distribuzione dei fondi Pnrr non hanno consentito di intercettare potenziali fondi. Che l’ex commissario Leonardo Santoro individuò soltanto per lo stadio “Giovanni Celeste” e il pattinodromo del Cep.

caldaia
La caldaia dello stadio Franco Scoglio (foto Paolo Furrer)

Da anni non si riesce ad attivare efficacemente neppure la vetusta caldaia dello stadio, con i conseguenti sprechi, i disagi, le multe e le pessime figure a livello nazionale. Adesso, seppure nel silenzio ufficiale, sarebbe auspicabile l’impegno ad individuare eventuali investitori alternativi. Per minimizzare la portata della penalizzazione e provare a salvare ancora la categoria con una squadra dal grande valore umano prima che professionale.

Il baratro è nuovamente dietro l’angolo. L’auspicio è che si possa perlomeno provare a remare per uscire dal guado. Anziché affondare inermi, in una città che offre sporadici e innegabili barlumi di reazione e speranza ma continua a perdere circa 2mila abitanti l’anno (si è passati da 260 a 220mila…) oltre che svariate attività imprenditoriali e commerciali. E il calcio che rischia di fallire per la quarta volta in 32 anni è in fondo un fedele specchio di una comunità che perde pezzi e senso di appartenza.

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