Meli: “Nei Dilettanti banditi che uccidono il calcio, assunti se portano sponsor”

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Senza peli sulla lingua, come sempre. Ettore Meli non si nasconde e parla a pochi giorni di distanza dal suo addio alla Vibonese, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa e denunciando dall’interno la credibilità (già precaria) del sistema calcio dilettantistico e giovanile. Fare il profeta il patria è cosa ardua ma Meli ci è riuscito perché da santagatese è stato il deus ex machina del Città di Sant’Agata che in tre anni ha ottenuto due quinti posti e un sesto, pur potendo contare su uno dei budget più bassi della categoria.

Sant'Agata
Per il Sant’Agata di Meli due quinti e un sesto posto (foto Calogero Librizzi)

Dopo una parentesi ad Acireale durata pochi giorni per via di qualche malinteso con la proprietà, è arrivata la chiamata della Vibonese, avventura intrapresa con Michele Facciolo, già vice di Giacomo Modica proprio a Vibo e suo ultimo allenatore a Sant’Agata. Il quinto posto e il piazzamento playoff sono stati il giusto premio per una squadra costruita con raziocinio, che nell’arco del campionato ha mostrato poca continuità di risultati ma raramente le prestazioni hanno deluso le aspettative.

Nonostante qualche mal di pancia evidenziato dal patron Pippo Caffo per le eccessive critiche non sembrava esserci aria di tempesta ma giovedì scorso un epilogo clamoroso. Il patron dell’Amaro del Capo ha lasciato il 60% delle quote al gruppo guidato da Fernando Cammarata, ex team manager dell’Acr Messina. Meli e Facciolo non rientrano nei piani della nuova proprietà ma il modus operandi non va proprio giù al dirigente, che si è ritrovato sul divano a metà luglio.

Sciotto e Caffo
Sciotto e Caffo, presidenti di Messina e Vibonese, nel marzo 2018

“I tempi e i modi in cui mi è stata comunicata la decisione non sono certamente usuali. Avevo la squadra pronta e due giorni prima il presidente Caffo mi aveva chiamato per chiedermi un parere su Provazza della Reggina. Chi gli è stato vicino sa benissimo che per via delle troppe e ingenerose critiche ricevute aveva più volte manifestato una certa stanchezza, ma da qui alla cessione della società e ad un ribaltone di questo tipo credo che ce ne passi. Se lo avessi saputo per tempo avrei dato maggiore credito ad alcune telefonate ricevute da parte di altre società che poi hanno scelto altre strade. Questo vale anche per mister Facciolo: credo che entrambi meritassimo più rispetto”. 

Nonostante tutto Meli ringrazia Caffo ma non risparmia qualche frecciata all’ambiente rossoblù: “Mi viene veramente difficile provare sentimenti negativi nei confronti di un uomo come Caffo, che nell’arco della stagione si è sempre comportato in maniera signorile e nel rispetto dei ruoli. Capisco la sua frustrazione: quando l’ambiente, nonostante i tuoi sforzi, continua a manifestarti il suo dissenso non è mai piacevole. Mi auguro, anzi ne sono certo, che con questo nuovo corso gli scontenti cronici possano gioire. A me rimane la soddisfazione dell’ennesima stagione in cui ho costruito una squadra arrivata poi davanti a società che disponevano di budget superiori”.

Riccardo Ferrara
Il portiere Riccardo Ferrara e il ds Ettore Meli a Sant’Agata

Meli però va oltre il singolo caso e denuncia cosa a suo avviso non va nel mondo dilettantistico: “Tutto nasce dalla crisi economica e imprenditoriale che vive il Paese, che a cascata si ripercuote su tanti altri settori, fra cui il calcio. Ho vissuto appieno l’epoca d’oro del calcio del comprensorio nebroideo, in cui i presidenti riuscivano a mantenere le società con le loro forze. Oggi non è più così. Di soldi ce ne sono sempre meno e i costi sono aumentati, perciò trovano terreno fertile banditi e predoni travestiti da dirigenti e procuratori che promettono ai presidenti introiti attraverso sponsorizzazioni. C’è chi porta soldi per farsi mettere in panchina la domenica e farsi chiamare “direttore” oppure per fare giocare nella stessa squadra tre o quattro dei propri assistiti con allenatore annesso, il tutto a discapito di dirigenti seri e preparati, che però non portano sponsor ma al contrario devono essere pagati in quanto dipendenti, com’è normale che sia”.

Sul futuro Meli non ha dubbi: “Non cerco una società ma un progetto serio. Non mi interessa la dimensione della piazza né mi spaventa mettermi in un gioco in un grande contesto. Ciò che ritengo fondamentale è lavorare in una realtà sana, che onori gli impegni con i calciatori e i dipendenti e in cui ci sia voglia di progettare e programmare un percorso a lungo termine”. 

Sant'Agata
Il direttore sportivo Ettore Meli e il tecnico Michele Facciolo

L’ormai ex ds di Sant’Agata e Vibonese mastica amaro ma indica anche una possibile soluzione: “Purtroppo nel calcio dilettantistico la meritocrazia non esiste perché questi personaggi se falliscono, facendo retrocedere una squadra, la stagione successiva riescono a trovare comunque una nuova sistemazione. Lo stesso vale per chi acquista una società: la portano sull’orlo del baratro per poi comprarne un’altra l’anno dopo. Non esistono regole perciò serve urgentemente una riforma dei campionati: non farla vuol dire condannare a morte il calcio italiano. Una volta i presidenti erano imprenditori figli del territorio, che attraverso il calcio ridavano qualcosa indietro alla realtà che li aveva fatti diventare qualcuno. Oggi ci sono avventurieri che invece di mettere soldi razziano le società, riducendole a scatole vuote, per poi scappare col malloppo”. 

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